Disturbi da dipendenza e correlati all’uso di sostanze: l’approccio della medicina generale

Francesca Fabiani Tropeano medico di medicina generale, Firenze - Corso Formazione Specifica in Medicina Generale - Regione Toscana, triennio 2012-2015. Autrice della tesi.

G.Scelfo Relatore

G.Burgio Medico di medicina generale, coordinatore 
CFSMG classe anni 2012-15

Francesca Fabiani TropeanoAl fine di indagare il ruolo attuale del medico di medicina generale (MMG) nell’ambito dei disturbi da dipendenza e correlati all’uso di sostanze, dal mese di dicembre 2014 al mese di aprile 2015 sono stati inviati dei questionari online compilabili in forma anonima. Per quanto le problematiche legate alla privacy abbiano condizionato e limitato l’invio, il numero complessivo dei colleghi partecipanti è stato di 222: 86 borsisti del CFSMG (Corso Formazione Specifica Medicina Generale), 35 medici di medicina generale non convenzionati, 101 medici di medicina generale con convenzione. L’indagine è stata svolta analizzando alcuni aspetti del ruolo del medico di medicina generale: la sua formazione, la sua esperienza, il rapporto medico-paziente, l’eventuale collaborazione fra la Medicina Generale ed i Ser.T ed infine è stato chiesto di rispondere ad alcune domande specifiche per saggiare la conoscenza sul tema trattato.

1) La formazione medica relativamente ai disturbi correlati all’uso di sostanze, è stata indagata partendo dalla propria autovalutazione, considerata da sufficiente a ottima da circa il 60% dei partecipanti e frutto essenzialmente dell’esperienza lavorativa o dello studio personale. Nonostante ciò l’80% dei medici valuta opportuna una migliore formazione, in particolare i colleghi più giovani. Eventuale materiale cartaceo oppure online dispensato dai Ser.T e rivolto ai medici potrebbe essere un primo metodo di divulgazione da applicare sul territorio, ma il mezzo di formazione ritenuto più opportuno sembrerebbe la formazione continua che purtroppo ha attualmente scarso rilievo nella programmazione ECM aziendale. Ovviamente, il CFSMG rimane centrale per l’inquadramento e la gestione dei disturbi correlati ad uso di sostanze essendo ad oggi il percorso comune per tutti coloro che desiderano esercitare la professione di medico di medicina generale. Ben l’85% dei borsisti hanno infatti ritenuto opportuno un’eventuale approfondimento della tematica durante le ore di didattica, il cui programma purtroppo non è ancora uniforme nella scuola toscana.

Figura 1

Figura 2

2) Per quanto riguarda l’esperienza effettiva della Medicina Generale, il primo dato che emerge è l’elevata percentuale (>80%) di medici che ha sospettato un uso patologico di sostanze psicotrope o si è relazionata con pazienti con diagnosi di dipendenza. Tale evidenza conferma il ruolo di primo livello che il medico di medicina generale può avere nell’identificazione e nella diagnosi precoce dei disturbi da sostanza e successivamente in un’eventuale gestione cronica con i servizi territoriali esistenti. La sua quotidiana presenza nello studio medico di riferimento, il rapporto continuativo e fiduciario con il paziente e la conoscenza della sua realtà socio-familiare pongono difatti il medico di medicina generale in una posizione preferenziale rispetto ad altre figure sanitarie. La sostanza principalmente “incriminata” è stata l’alcol, seguita da cocaina ed eroina, cannabinoidi ed infine farmaci psicoattivi. Da sottolineare come solo un medico sul totale dei partecipanti abbia citato la nicotina come sostanza psicoattiva. Questo può essere un “errore” di non valutazione, essendo il tabacco la droga legale più utilizzata in Italia (con un totale di 10,9 milioni di fumatori, circa il 20% della popolazione) il cui uso è oramai un fenomeno culturale non discriminato, al contrario di altre sostanze.

3) Nella terza parte del questionario è stato indagato il rapporto medico-paziente in cui l’anamnesi viene ad essere la prima occasione di dialogo. Secondo i dati ricavati più dell’80% dei medici indaga l’uso di sostanze psicoattive durante il colloquio con il paziente, ma solo in un 20% lo fa al primo incontro. La maggior parte degli intervistati approfondisce la questione in caso di sospetto fondato e/o dopo aver instaurato un rapporto di fiducia, ma anche in occasione di certificazioni anamnestiche. Tuttavia, un 20% di medici non affronta l’argomento. Il timore di offendere è il motivo riportato dal 50% di essi, seguito dalla mancanza di tempo e dalla presenza di terza persona. Allo stesso tempo, l’80% dei medici sostiene che i pazienti abbiano difficoltà a far emergere un uso patologico di sostanze ed il colloquio sembrerebbe limitato in primis dalla stigmatizzazione/riprovazione sociale dell’argomento, che lo rende imbarazzante, ma anche dal timore (di eventuali giudizi/pregiudizi o forse conseguenze).

4) Analizzando la quarta parte del questionario, emerge la necessità di maggiore collaborazione con i Ser.T, espressa da ben il 97% dei partecipanti. Il ruolo del medico di medicina generale non si dovrebbe infatti limitare al semplice invio al Servizio di zona, ma dovrebbe essere parte di un percorso condiviso nella gestione di un paziente spesso cronico. Il Ser.T dunque dovrebbe essere un servizio specialistico a cui richiedere, ad esempio, consulenze in caso di complicanze, polipatologia e necessità di prescrizione di farmaci psicoattivi. Purtroppo l’attuale collaborazione è così limitata che il 45% degli intervistati non sa descriverne l’esatta funzione, senza conoscere realmente il ruolo di questo servizio e le possibilità di prevenzione, cura e riabilitazione che può fornire ad eventuali pazienti.

5) Con la quinta ed ultima parte dell’indagine, abbiamo cercato di mettere alla prova le conoscenze dei partecipanti, utilizzando due domande “tecniche” e due che potremmo definire “di attualità” (Figure 1-4). Dalla prima all’ultima le percentuali di risposte corrette sono passate dal 75% al 35%. La più alta percentuale di risposte corrette è stata data per l’utilizzo della Transferrina Desialata come esame diagnostico nel sospetto di abuso cronico di alcol, sostanza che per il suo ampio uso voluttuario è ben conosciuta e studiata. Passando alla durata della positività del test urinario per il THC le percentuali di conoscenza si sono ridotte al 47,7%, per giungere al 41% nel definire cosa siano le Smart Drugs. Ma è stata la domanda sull’uso di sostanze da parte dei giovanissimi italiani (15-19 anni) ad avere avuto il minor numero di risposte corrette (Figura 4).

 Figura 3 e 4

In conclusione, tenendo conto dell’approccio olistico e globale della Medicina Generale, essa assume un ruolo di rilievo anche nell’ambito dei disturbi correlati all’uso di sostanze, ponendosi come primo livello nell’intercettare e seguire tali problematiche. Tuttavia per poter svolgere il proprio ruolo all’interno di una mondo altamente dinamico in cui le modalità di uso e consumo mutano secondo le esigenze e le generazioni, la formazione e l’aggiornamento sono elementi essenziali per lo svolgimento consapevole e responsabile della professione medica. Inoltre, nell’ottica di cure integrate e centrate sulla persona, il medico di medicina generale in primis deve essere ben orientato sui servizi offerti dal proprio territorio per poter gestire il paziente in collaborazione con le strutture specialistiche all’interno di un équipe multiprofessionale.

 

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Si informano i lettori di Toscana Medica che sarà di prossima pubblicazione un forum dal titolo “LA FRAGILITA’ OSSEA: UN PROBLEMA CHE POSSIAMO AFFRONTARE MEGLIO”. Si ringrazia la

lilly

per il proprio contributo non condizionante.

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