I servizi informatici a supporto della cura: le app medicali

Erasmo Bitetti Pediatra. Direttivo Provinciale FIMMG Matera.

Pubblichiamo un Estratto dalla Relazione del dr. Erasmo Bitetti al Workshop “Quale organizzazione: Etica dell’organizzazione in Sanità” 3a CONFERENZA NAZIONALE DELLA PROFESSIONE MEDICA E ODONTOIATRICA RIMINI 19-21 maggio 2016

Erasmo BitettiNessuna delle scoperte dell’uomo esprime compiutamente quello che da esse ne è derivato come sviluppo: questo vale anche per l’informatica, i cui sviluppi nei vari campi applicativi non possono che derivare da una creatività e progettualità niente affatto scontate. La nascita dei PC non avrebbe prodotto i cambiamenti che oggi abbiamo sotto gli occhi se non fosse accaduto un altro evento decisivo: in Italia 30 anni fa si realizzò il primo collegamento alla rete Internet che metteva le basi di una connessione globale. (Figura 1)

Il Prof. Enrico Coiera del Centre for Health Informatics della Macquarie University di Sidney descrive così lo stato attuale della sanità digitale: - Chi lavora nell’ambito della e-health vive in due universi contraddittori. Il primo universo è quello del nostro eccitante futuro nella salute digitale. Questo luccicante paradiso carico di gadget vede la tecnologia in armonia con il sistema sanitario, che è diventato flessibile, personale ed efficiente. Le malattie soccombono sotto l’assalto furioso dei big data e di miracolosi orologi intelligenti. Governo, industria, medici e cittadini si tengono per mano intorno al falò dell’innovazione. Il secondo universo è ... il mondo preoccupante in cui i medici cercano di limitare i danni, costretti a utilizzare sistemi informatici chiaramente mal funzionanti. Le cartelle cliniche elettroniche assorbono tutto il tempo a disposizione dei professionisti e non si adattano alla pratica clinica. I dati della nostra salute personale passano di mano in mano su chiavette illegali, fino a quando finiscono nelle grinfie di ricettatori senza scrupoli. Entrambi questi universi sono reali.

Figura 1

Figura 2

Tra le risorse digitali utilizzabili a fini di diagnosi e cura un posto di assoluto rilievo occupano le app per la salute, software applicativi progettati per dispositivi mobili (smartphone, tablet e smartwatch), il cui numero supera ormai le 150.000, con circa 5000 app localizzate in lingua italiana. Questa enorme diffusione è dovuta a quattro ragioni principali: la facilità con cui vengono installate ed aggiornate; la connettività “nativa” con cui interagiscono in rete e con altre app sullo stesso dispositivo; l’estrema modularità; la continuità della connessione, in qualsiasi luogo e momento.

Le app per la salute rientrano nel più ampio settore del mobile Health “pratica medica e di salute pubblica supportata da dispositivi mobili, dispositivi per il monitoraggio dei pazienti, dispositivi di assistenza personale (PDA) ed altri strumenti wireless” (OMS). (Figura 2)

La tecnologia delle app dà nuovo impulso al Point-of-Care Testing (POCT), cioè esami medici sul (o in prossimità del) posto di cura del paziente. Il POCT aumenta la probabilità che il paziente, il medico e il team di assistenza dispongano dei risultati degli esami quasi contemporaneamente all’atto della misurazione.

È così possibile l’adozione in tempo reale di decisioni sulla gestione clinica del caso, migliorandone sicuramente l’esito clinico, e potenzialmente minimizzando le risorse impegnate.

La tecnologia dei dispositivi indossabili (wearable technology), che rende disponibili sistemi di sensori e relative unità di acquisizione, di condizionamento e trasmissione dei segnali, per il monitoraggio a medio o lungo termine di diversi parametri di interesse clinico, trae ovviamente vantaggio sia dalla tecnologia lab-on-chip, sia da quella delle app. Ne risulta una tecnologia estremamente poco invasiva, che può rendere il monitoraggio continuo e i dati immediatamente fruibili qualora richiesto.

Il 70% delle app per la salute è rivolto al settore del benessere del consumatore (app per il mantenimento della forma fisica - fitness app -; app per il controllo degli stili di vita, es. fumo, diete; diary app; reminder app; app per accesso ai servizi sanitari es. CUP online, Qurami- teleticket per evitare le file).

Figura 3

Figura 4

Il 30% delle app per la salute è dedicato al mercato professionale: si tratta di vere e proprie app medicali o app per la cura. Le possiamo così suddividere:

1)  App per la gestione di patologie specifiche, collegate a dispositivi esterni (o integrati in essi) quali glucometri, bracciali per la misurazione della pressione arteriosa.

2)  App per l’autodiagnosi, es. per la misurazione della vista, dell’udito.

3)  App per il calcolo del rischio (malattie cardiovascolari, melanoma).

4)  Reference app funzionali alla diagnosi e cura (esempi: l’app “La borsa del medico” realizzata dalla SIT Società italiana di telemedicina, l’app “Algoritmi AMD” Associazione medici diabetologi per la terapia personalizzata del diabete mellito, le app per la gestione dei farmaci).

5)  App funzionali ad applicazioni di telemedicina.

Tra i più recenti progetti di ricerca biomedica nel settore dei dispositivi mobili si segnalano uno in campo pneumologico (esecuzione di una spirometria attraverso l’utilizzo di un semplice smartphone) ed il Progetto Radar Cns (utilizzo di dispositivi indossabili per la prevenzione ed il trattamento di depressione, sclerosi multipla ed epilessia).

Come fare ad orientarsi tra le migliaia di app per la salute?

Esistono dei portali specializzati per i consumatori (My health apps) ed altri per la classe medica (iMedicalApps, Medicap Collection, Mobimed). (Figura 3)

Negli indirizzi applicativi dell’art. 78 del Codice deontologico (tecnologie informatiche) si legge che “Il medico contrasta ogni uso distorto e illusorio delle tecnologie di informazione e comunicazione di dati clinici sul versante commerciale, dell’informazione ai cittadini e della pubblicità sanitaria.. e si pone sempre come garante della correttezza, scientificità e deontologia dell’uso dello strumento informatico”. Spetta quindi al medico, non solo conoscere gli strumenti informatici al servizio della salute, ma anche indirizzare i pazienti al loro uso corretto: nella provincia di Trento il progetto Trec di FSE già prevede la possibilità di “prescrivere un app” ai pazienti, in particolare per migliorare il monitoraggio domiciliare della pressione arteriosa. In Europa tutte le app mediche realizzate per finalità di diagnosi, cura e prevenzione sono equiparate a veri e propri dispositivi medici e come tali sottoposte a specifica regolamentazione. Non mancano importanti criticità in merito alla certificazione di qualità, alla privacy e ad aspetti bioetici (modifica delle relazioni medico/paziente). (Figura 4)

Figura 5

 

Figura 6La mHealth è una tappa evolutiva fondamentale nello sviluppo dell’informatica e potrebbe contribuire alla trasformazione della sanità, aumentandone qualità ed efficienza, spostando la cura dagli ospedali al territorio, favorendo un ruolo più attivo dei pazienti (empowerment), diventando il volano per la telemedicina. (Figura 5) Nonostante rimangono ostacoli anche di natura culturale allo sviluppo della sanità elettronica 
(Figura 6) si iniziano ad intravedere dei segnali positivi: una commissione governativa si occuperà di censire e rendere pubbliche tutte le esperienze di telemedicina, validare le migliori, attribuire loro un valore economico per la successiva inclusione nei LEA. Si va così nella direzione auspicata dal prof. Coiera, quella di una Evidence-based-health-informatics (EBHI), un passaggio importante perché la sanità digitale non sia più un miraggio ma inizi ad essere realtà. 

 

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