Infermieristica e Medicina di Genere. Indagine conoscitiva sul fabbisogno formativo

Benedetta Cutolo, Dottoressa in Infermieristica a Firenze dal 4 Dicembre 2015. Polo Universitario di Pistoia. Dall’ultimo anno del corso di laurea si è occupata di temi inerenti la Salute e Medicina di Genere collaborando con il Centro di Coordinamento di Pistoia e partecipando ai corsi di formazione organizzati all’interno dell’ex ASL3 pistoiese. Motivo per il quale ha scelto insieme al tutor universitario di dedicare la tesi ad una ricerca sull’argomento.

M. Fedi, Professore di Scienze Infermieristiche, Generali e Cliniche, presso Scuola di Scienze della Salute Umana- Università degli Studi di Firenze - Polo Universitario di Pistoia
E.Girardi, Dirigente Medico Coordinatore donazioni e trapianti dell’Azienda Toscana Centro Pistoia
S.Iapichino, Psichiatra, Coordinatore Organizzativo del Centro di Salute e Medicina di Genere di Pistoia

Benedetta CutoloL’Organizzazione Mondiale della Sanità ha introdotto il concetto di Medicina di Genere negli anni ‘80 e negli anni 2000 la inserisce nell’Equity Act in cui viene ribadito il principio di equità di donne e uomini nell’accesso alle cure ma anche la ricerca di adeguatezza e appropriatezza terapeutica secondo il genere.
L’Institute of Medicine (2001) distingue il concetto di genere (modo di una persona di vedersi come maschio e femmina rispetto al proprio ruolo sociale) da quello di sesso (relativo alle funzioni riproduttive e differenze biologiche).
Nascere biologicamente maschi o femmine non significa essere considerati “automaticamente” uomini o donne.
Differenze nei generi si manifestano infatti nei comportamenti (stili di vita e dipendenze), nello stato di salute (incidenza di molteplici comuni patologie, croniche o infettive, mortalità), nelle modalità di accesso ai servizi sanitari (prevenzione, ricovero, uso di farmaci) e nelle forme di violenza di genere (fenomeno da studiare). Non è possibile quindi considerare l’uomo come modello assoluto per la ricerca medica e per la pratica clinica né si possono attribuire alle donne dati e risultati ottenuti da studi in cui il campione è esclusivamente maschile, ma si rendono necessarie ricerche che tengano conto delle differenze di genere per garantire un’adeguata appropriatezza terapeutica.
In questa ottica la Medicina di Genere si configura come “la scienza che studia l’influenza del sesso (accezione biologica) e del genere (accezione sociale) sulla fisiologia, fisiopatologia e clinica delle malattie per giungere a decisioni terapeutiche basate sull’evidenza sia nell’uomo che nella donna”.
Lo scopo della nostra ricerca era di indagare il bisogno formativo in materia di Salute e Medicina di Genere del personale Infermieristico e degli studenti del Corso di Laurea in Infermieristica di Pistoia.
Il progetto si proponeva i seguenti obiettivi:

Figura 1

Per perseguire questi obiettivi è stato creato un questionario self-made, anonimo, costituito da tre sezioni in cui il Quesito Narrativo alla base era il seguente:

È possibile rilevare, attraverso un’indagine osservazionale conoscitiva condotta su un campione di infermieri e di studenti del Corso di Laurea in Infermieristica, il fabbisogno educativo e formativo in merito all’Infermieristica e Medicina di Genere?

Di seguito è riportato “l’Action Plan” dell’indagine:

Figura 2

Non sono stati posti criteri di esclusione per età o altre variabili per ottenere una rilevazione più ampia.
Lo strumento utilizzato per la rilevazione dei dati è un questionario self - made, scala likert modificata, articolato in tre sezioni (dati anagrafici, conoscenza dell’argomento, aspettativa di formazione) e comprensivo di 8 Item:
1. Ha mai sentito parlare di Medicina di Genere?
2. Sa di cosa si occupa l’Infermieristica e Medicina di Genere?
3. Pensa sia importante conoscere la differenza dei generi nella pratica assistenziale?
4. Nella pratica clinica pensa sia importante un approccio diverso a seconda del genere?
5. Una corretta applicazione dell’Infermieristica e Medicina di Genere possono incidere sulla sostenibilità economica del SSN?
6. È importane che l’infermiere sia formato in materia di Infermieristica e Medicina di Genere e differenza dei generi?
7. Ha mai partecipato a percorsi formativi o ad eventi informativi organizzati nella sua Azienda Sanitaria, Sede Universitaria in materia di Infermieristica e Medicina di Genere?
8. Ritiene che la sua Professione necessiti di corsi o eventi per acquisire maggiori conoscenze in tale materia?
Nelle Tabelle che seguono sono riportati i Risultati per ogni item proposto:

 

Figura 3

 

Figura 4

Figura 5

Figura 6


La ricerca ha evidenziato insufficienti conoscenze di base sulle tematiche inerenti la Salute e Medicina di Genere e la necessità di implementare percorsi formativi specifici.
Ecco le principali criticità segnalate dagli intervistati:
• insufficienti conoscenze della materia e degli ambiti applicativi sia delle cure che dell’assistenza;
• la frequenza ad eventi di formazione risulta disomogenea. Gli infermieri nel corso del 2015 hanno avuto l’opportunità di iscriversi facoltativamente ad eventi sulla Medicina di Genere; ai 6 eventi formativi organizzati a Pistoia hanno partecipato 316 professionisti (poco più del 10% dei dipendenti dell’Azienda). Questo aspetto è in contrasto con il bisogno di approfondire l’argomento rilevato dallo studio, e questo farebbe supporre che non sia stata efficace la modalità di informazione/comunicazione degli eventi adottata (evento messo in evidenza su home page aziendale). Per gli studenti non è stato possibile individuare, invece, nei programmi formativi degli anni precedenti eventi su tale argomento;
• non è ancora sviluppata la consapevolezza che per una appropriata pratica clinico-assistenziale e il perseguimento dell’obiettivo delle cure per equità dei generi è necessario formare sia lo Studente che il Professionista in Infermieristica su temi di Salute e Medicina di Genere: a tal proposito può essere efficace una strategia di implementazione di programmi educativi e formativi appositamente dedicati con un coinvolgimento multi - professionale.
Punto di forza emerso dalla ricerca è la possibilità di ridurre i costi del SSN (riduzione dei tempi di degenza, riduzione della ri-ospedalizzazione, ecc.) se viene perseguita una pratica clinico-assistenziale basata sulla differenza dei generi, a garanzia del principio di equità di accesso alle cure.
I risultati ottenuti, pur con i limiti dell’utilizzo di uno strumento self-made e circoscritti ad una sola categoria professionale, mettono in luce la necessità di pensare ad un progetto di formazione specifico in Infermieristica e Medicina di Genere che coinvolga sia le aziende sanitarie che l’Università e rappresentano uno stimolo a proporre l’indagine anche ad altri profili professionali in una cornice più ampia di quella di zona. 

 

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In Evidenza

Si informano i lettori di Toscana Medica che sarà di prossima pubblicazione un forum dal titolo “LA FRAGILITA’ OSSEA: UN PROBLEMA CHE POSSIAMO AFFRONTARE MEGLIO”. Si ringrazia la

lilly

per il proprio contributo non condizionante.

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