Una nuova medicina è possibile?

Gianfranco Porcile

Gianfranco Porcile, laureato in Medicina e Chirurgia, specialista in Oncologia, Ematologia Clinica e di Laboratorio, Allergologia ed Immunologia Clinica. È stato medico ricercatore presso l’Istituto Nazionale per la Ricerca sul Cancro di Genova e successivamente Direttore della SC di Oncologia degli ospedali di Alba e Bra (ASL Cuneo 2). Referente regionale Liguria di ISDE Italia.

 

Melissa Frulloni

Melissa Frulloni, laureata in Scienze Politiche, Comunicazione Media e Giornalismo, è caporedattrice della testata giornalistica locale Casentino2000. Lavora nel settore della comunicazione e dell’informazione, curando inchieste giornalistiche e video interviste. Collabora con ISDE, Associazione Medici per l’Ambiente nella gestione dell’ufficio stampa, del sito web e dei canali social dell’associazione.

Una nuova medicina è possibile? Crediamo di sì e, soprattutto, un nuovo paradigma della disciplina è auspicabile e necessario. A imporre un cambio di rotta in materia ci sono le tante emergenze ambientali che stanno mettendo a rischio la sopravvivenza del nostro pianeta e i troppi disturbi alla salute umana che da queste derivano. Anche Papa Francesco, con la sua enciclica “Laudato si”, ha parlato di “Ecologia integrata”, esponendo in chiave teologica ed escatologica tutte le acquisizioni scientifiche in materia di problematiche ambientali planetarie e di salute globale. Oltre a questo si aggiunge una profonda e diffusa crisi del welfare che, in tutto il mondo occidentale, costringe a scelte urgenti di appropriatezza e sobrietà.
Le spese sociali, di previdenza sociale e sanitarie sono state ridotte o tagliate dalla spending review ed è per questo che pensiamo che sia necessario intraprendere una nuova strada in medicina.
In particolare le Medical Humanities devono avere un ruolo pari alla Medicina dell’alta tecnologia e occorre riconoscere che, se il medico è l’esperto delle malattie, il paziente ha un pari ruolo in quanto esperto della “sua“ persona.

La centralità della figura del paziente lascia spazio al rapporto curante/curato e, in questa nuova medicina, questa relazione diventa una forma assistenziale senza accanimento, senza la continua ricerca delle prestazioni diagnostiche e terapeutiche. Diventano centrali parole come “resilienza”, appropriatezza, sobrietà, equità, rispetto, sostenibilità ambientale ed economica.
Occorre riconoscere che il paziente è prima di tutto un cittadino e partendo da questa premessa il rapporto medico/assistito deve evolvere da una relazione lineare persona/persona ad uno complesso medico/équipe-malato (utente)/famiglia. Per fare ciò è necessaria un’operazione di down-shifting tesa a ridimensionare le aspettative dei pazienti allo scopo di evitare inutili viaggi della speranza e delusioni cocenti che pregiudicano irrimediabilmente il rapporto del cittadino con il Servizio Sanitario Nazionale, alimentando la litania della “malasanità”.
Il consumismo sanitario, la ipermedicalizzazione, la tecnologia fine a se stessa, la medicina difensiva hanno portato ad un aumento di prestazioni cui non è corrisposto un aumento di salute. Quello che serve è la ricerca della salute e non della sanità; puntare ad una “medicina povera nell’era dell’alta tecnologia”. L’accanimento diagnostico e terapeutico uniti ad un atteggiamento troppo interventista conducono ad errori e spesso sono fonte di sprechi e di tossicità senza vantaggio per il paziente. Per questo è nata in tutto il mondo la campagna Choosing wisely e in Italia il progetto “Fare di più non significa fare meglio” sotto il patrocinio di Slow Medicine.
Un altro aspetto centrale della medicina al tempo della crisi del welfare è la promozione della salute. Ormai è chiaro a tutti che ambiente e salute sono indissolubilmente legati e sono numerosi i dati che testimoniano l’importanza della relazione tra fattori ambientali e sociali e i danni alla salute. Basta pensare all’inquinamento dell’aria (in particolare alle polveri sottili); alle radiazioni nucleari, ionizzanti, elettromagnetiche; ai virus oncogeni; a tutti quei territori che presentano un ambiente inquinato da insediamenti come discariche, inceneritori di rifiuti solidi urbani, attività industriali, insediamenti portuali, ecc.; e ancora, all’inquinamento acustico; alle malattie allergiche, respiratorie e non. Tutti esempi che dimostrano che la nostra salute non è solo legata a cosa mangiamo, se siamo fumatori, se siamo sportivi oppure no. Non sono solo gli stili di vita che contribuiscono al nostro benessere, a farci stare in forma e sani, ma anche l’ambiente in cui viviamo.
La sostenibilità ambientale diventa fondamentale e sta soprattutto ai medici e agli operatori sanitari porsi il problema della impronta ecologica legata alla loro professione ed adoperarsi per diffonderla. Allo stesso modo devono lavorare per migliorare aspetti organizzativi, clinici, normativi che conducano ad un risparmio economico, o comunque ad un arresto dell’aumento dei costi.
Ci sembra a questo punto opportuno esaminare alcuni aspetti relativi alla sanità italiana e lo facciamo citando un interessante articolo di Nerina Dirindin, in cui la Dottoressa ci ricorda con forza e competenza il significato etico della lotta agli sprechi.
A tal proposito proponiamo alcune soluzioni che vanno nella direzione della Dirindin. Innanzi tutto parliamo del cosiddetto “Ambulatorio Verde” che porta con sé le 4 importanti “R”: Risparmio, Riciclo, Riuso, Recupero. Poi di prevenzione primaria (eliminazione delle cause di malattia) e secondaria (diagnosi precoce) delle malattie. Questi due aspetti passano attraverso un’educazione sanitaria prima dei cittadini, e poi dei pazienti, finalizzata a diminuire le noxe ambientali delle patologie e modificare gli stili di vita non corretti. Quindi occorrono informazione, formazione e aggiornamento, finalizzate all’Educazione alla salute. Infine proponiamo l’istituzione, almeno a titolo sperimentale, di una Rete di Medici Sentinella per l’Ambiente; questo perché la situazione ambientale del nostro pianeta richiede un impegno globale da parte di ogni cittadino del mondo e, ancor di più di ogni medico. Come recita il motto dell’Associazione Medici per l’Ambiente: “Ogni uomo è responsabile per l’ambiente. Il medico lo è due volte.”

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