La nuova medicina generale: nascita ed evoluzione di una aft dell’area fiorentina

Lorenza Busco, medico di medicina generale, Firenze.

Franca Bigioli, Medico di medicina generale tutor (relatrice)
Giuseppe Burgio, Medico di medicina generale coordinatore CFSMG - classe anni 2012-15

Da anni si avverte la necessità di creare a livello territoriale una rete sempre più fitta di servizi e percorsi al fine di rendere la gestione del paziente più efficiente, articolata e allo stesso tempo omogenea. La creazione delle AFT è la soluzione giusta? Con questo studio abbiamo cercato di dare una risposta a questa difficile domanda.


Parole chiave: AFT, aggiornamento scientifico, appropriatezza prescrittiva, monitoraggio attività, incontri/riunioni.


Lorenza BuscoLe Aggregazioni Funzionali Territoriali (AFT) sono nate in risposta al nuovo assetto organizzativo delle strutture ospedaliere, divenute luogo di cura del malato “iperacuto”, e alle nuove caratteristiche della popolazione, sempre più anziana e affetta da patologie croniche.
Al fine di individuare i punti di forza e le criticità, analizzare le novità e valutare le conseguenze della loro attivazione sul lavoro dei medici di medicina generale che le compongono, è stata seguita da vicino una di esse nella sua nascita ed evoluzione: l’AFT fiorentina Novoli Piagge. Al momento della sua creazione era costituita da 28 medici di medicina generale, di cui 22 uomini e 6 donne con età media di 61 anni, e da un bacino di utenza di più di 30.000 persone. (Figura 1)

Figura 1
Da marzo 2014 a dicembre 2015 sono state monitorate le attività svolte e sono stati analizzati i dati relativi ai report di spesa (CINECA) e il composito sistema di indicatori strutturato dal Laboratorio Management e Sanità (Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa) richiesti dalla Regione Toscana al fine di valutare le performance delle aggregazioni funzionali.
Dal momento della sua fondazione, i medici dell’AFT hanno preso parte a incontri, la cui percentuale di presenza è stata del 48% (Figura 2).

Figura 2
Nel corso delle riunioni molte energie sono state spese al fine di potenziare l’aggiornamento scientifico e migliorare l’appropriatezza prescrittiva. A tal proposito dall’analisi dei dati è emerso che, per quanto riguarda la spesa farmaceutica totale per assistibile pesato, la spesa di AFT si è mantenuta, come nell’anno precedente, al di sotto della spesa media della ASL, e lo scostamento percentuale è ulteriormente aumentato, andando dal - 0,5% al - 1,9%. (Figura 3)

Figura 3Per quanto concerne invece la prescrizione degli inibitori di pompa protonica, oggetto di approfondimento di più riunioni, considerato il consumo spesso ingiustificato di questi farmaci non privi di effetti collaterali, è stata accolta con favore la riduzione del numero dei trattati, con conseguente aumento dello scostamento percentuale rispetto ai valori dell’ASL che è passato da + 1,26% a - 2,94%. (Figura 4)
Per ciò che riguarda il progetto della Sanità di Iniziativa, esteso a tutti i medici dell’AFT, i dati dimostrano che la percentuale di popolazione residente assistita raggiunta è passata al 96,1%, ben al di sopra della media toscana del 45,49% e dell’obiettivo regionale secondo cui era necessario superare il 60%.
L’AFT Novoli Piagge si è dimostrata un terreno fertile per la messa in opera di nuove iniziative tra cui il progetto per le spirometrie in telemedicina e il progetto Cared. Il primo scaturisce dalla collaborazione tra i medici di medicina generale delle AFT Novoli Piagge e Oltrarno Galluzzo e gli specialisti della U.O. di Fisiopatologia Respiratoria diretta dal Dottor Castellani e prevede l’esecuzione dell’esame spirometrico sul territorio con apparecchi portatili e l’invio dei risultati al reparto di pneumologia, dove vengono refertati in tempi brevissimi.
Il progetto Cared invece ha come obiettivo la riduzione del fenomeno delle riammissioni in ospedale ed è un protocollo adottato dalla SOD di Medicina Interna 2, diretta dal Dottor Morettini, che coinvolge le AFT limitrofe alla A.O.U Careggi e che prevede l’avviso via e-mail in tempo reale della presenza di un assistito in reparto e della sua dimissione, l’accesso diretto alla cartella informatica di reparto da parte del medico di medicina generale e l’interazione tra medici ospedalieri e curanti tramite messaggistica in tempo reale.
Il cuore pulsante dell’AFT è rappresentato dai medici che la costituiscono; si è deciso perciò di somministrare loro un questionario di 20 domande al fine di metterne in risalto il punto di vista; i risultati sono stati confrontati con quelli emersi dall’Indagine CAWI, un questionario di 60 domande somministrato a tutti i medici di medicina generale della Toscana. La quasi totalità dei medici è d’accordo con la creazione delle Aggregazioni, viste infatti come contesto ottimale per favorire l’incontro, il confronto e la collaborazione tra colleghi, inoltre il 76% degli interpellati ritiene che le attività intraprese e le riunioni effettuate siano state soddisfacenti e che i temi trattati siano effettivamente di proprio interesse.
È da considerarsi un successo il fatto che la maggioranza dei medici ritenga che gli sforzi intrapresi abbiano effettivamente influenzato la propria attività lavorativa e in particolare la scelta prescrittiva per quanto concerne farmaci, esami diagnostici e anche l’iter diagnostico terapeutico e organizzativo seguito. (Figura 5)
Altrettanto importante è la convinzione che l’AFT sia il contesto ottimale per lo sviluppo di nuovi progetti, la raccolta di dati e la nascita di ricerche scientifiche. (Figura 6)
Pur non essendo la sua attività ancora a pieno regime, la AFT Novoli Piagge ha dimostrato di possedere caratteristiche adeguate per il raggiungimento degli obiettivi, per la collaborazione tra colleghi e per la riduzione dei margini di spesa. Benché sia prematuro sostenere che questo progetto di riorganizzazione abbia effettivamente portato a risultati soddisfacenti, in quanto i dati a disposizione sono ancora insufficienti, l’organizzazione in AFT potrebbe rappresentare la risposta alla necessità del medico di medicina generale di non essere più un elemento isolato, ma di far parte di una équipe di professionisti che collaborino in un progetto comune e omogeneo che preveda la condivisione di obiettivi, metodi e strumenti.   

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