Promuovere le vaccinazioni: il ruolo dei medici

Mauro Ruggeri, Medico di medicina generale, Prato. Commissione Vaccini, Regione Toscana.

La problematica delle decrescenti percentuali di copertura vaccinali desta forti preoccupazioni ed impone una profonda riflessione sull’importanza del ruolo dei medici in questo ambito.

Se focalizziamo l’attenzione anche sulle vaccinazioni dell’adulto ci rendiamo conto di quanto la situazione sia ulteriormente critica.

 

Mauro RuggeriLa pratica delle vaccinazioni non è sufficientemente diffusa nella popolazione adulta. Le variazioni in campo epidemiologico e demografico che si sono rapidamente evidenziate negli ultimi anni, rappresentano una delle prime motivazioni che rendono indispensabile la messa a punto di strategie efficaci per un’adeguata profilassi vaccinale della popolazione adulta al pari di quella pediatrica. Ancora la mortalità per malattie infettive è molto elevata nel mondo ed anche nei paesi sviluppati, ogni anno, migliaia di persone muoiono per complicanze di influenza, infezioni pneumococciche ed epatite B, le principali malattie prevenibili con vaccino che colpiscono l’adulto.
Nonostante siano disponibili vaccini efficaci per prevenire queste malattie, essi sono largamente sotto-utilizzati.
In Italia negli ultimi anni, circa l’80% dei casi di tetano si è verificato negli ultrasessantacinquenni.
Sempre nel nostro Paese l’età media dei 5568 casi di morbillo che si sono verificati da ottobre 2010 a dicembre 2011 è stata 18 anni. La quasi totalità dei soggetti che contrassero la malattia non risultarono vaccinati. Ancora alto il numero delle donne in età fertile non immune per rosolia, con 59 casi di rosolia congenita registrati dal 2005 al 2012. Attualmente l’80% dei casi di epatite B notificati nel nostro paese si verificano in soggetti tra i 25 ei 64 anni d’età. Inoltre il costante invecchiamento della popolazione nei paesi sviluppati porta ad un incremento costante delle fasce d’età più avanzata, dove fragilità e carico di malattie, come influenza e pneumococco, risultano più elevati.

INFLUENZA
La vaccinazione è lo strumento più efficace per prevenire la malattia influenzale con le sue complicanze e per ridurre significativamente la mortalità correlata. La strategia vaccinale attuale non mira all’interruzione della trasmissione della malattia, bensì principalmente alla prevenzione delle complicanze cliniche e dei decessi nelle persone a rischio. Gli anziani con più di 65 anni e i soggetti di qualsiasi età affetti da patologie croniche rappresentano il target della vaccinazione. L’OMS raccomanda di raggiungere negli anziani un tasso di copertura di almeno il 75%. La vaccinazione antinfluenzale per gli ultrasessantacinquenni e per le categorie di rischio è inclusa nei Livelli essenziali di Assistenza (LEA) ed è offerta attivamente in tutto il Paese con notevole coinvolgimento dei medici di medicina generale, visto che quest’ultimi eseguono ogni anno la grande maggioranza delle vaccinazioni. A partire dalla stagione 1999-2000, con l’applicazione della campagna di vaccinazione attiva e gratuita su tutto il territorio nazionale, le coperture vaccinali hanno mostrato un progressivo aumento per circa un decennio. Negli ultimi anni, soprattutto dopo la stagione pandemica 2009-10, si è assistito, invece, a una riduzione dei livelli di copertura per tutte le fasce di età. In Toscana la copertura negli ultrasessantacinquenni è passata dal 71,1% nel 2009-10 al 50,6% nel 2014-15. Nell’ultima stagione 2015-16 si è osservato un timido miglioramento del tasso di copertura che ha raggiunto il 52,2%.
Tuttavia la percentuale dei vaccinati tra gli anziani è comunque più elevata di quella che si registra nei soggetti a rischio di età inferiore a 65 anni. Uno dei problemi insoluti delle strategie di immunizzazione riguarda quindi la difficoltà di intercettare i soggetti a rischio, per i quali la vaccinazione è indicata indipendentemente dall’età. Una strategia vaccinale che prevedesse l’abbassamento dell’età raccomandata per la vaccinazione a 50- 60 anni, potrebbe determinare un aumento della copertura in una fascia di popolazione con una percentuale di soggetti portatori di patologie croniche significativa, dal punto di vista clinico.
Un’attenta riflessione merita l’osservazione del tasso di copertura per influenza, raggiunto nella nostra regione, negli operatori sanitari: 17,5% nel 2014-15 e 15% nell’ultima stagione 2015-16 . Dato simile a quello nazionale e confrontabile con quello raggiunto nella popolazione generale toscana (16,5%).
PNEUMOCOCCO
La mortalità delle infezioni gravi da Pneumococco può raggiungere il 20%, con una ampia variabilità ; aumenta con l’aumentare dell’età e se la persona soffre di più malattie. Temibile per la popolazione anziana è la polmonite da Pneumococco, la cui mortalità può raggiungere valori del 30-40%, nonostante le terapie antibiotiche e il ricorso alla terapia intensiva. L’infezione pneumococcica può essere prevenuta con la vaccinazione che è quindi, particolarmente indicata nei soggetti a rischio e negli anziani. Il vaccino antipneumococcico disponibile è efficace e sicuro. Negli adulti e negli anziani, a differenza di quello antinfluenzale che deve essere ripetuto ogni anno, si somministra in unica dose, una sola volta nella vita, per via intramuscolare sul deltoide. Il vaccino antipneumococcico può essere fatto in qualsiasi momento dell’anno ma può essere convenientemente co-somministrato con il vaccino antinfluenzale. La Regione Toscana prevede l’offerta gratuita della vaccinazione antipneumococcica a tutti i soggetti di qualsiasi età a rischio di contrarre la malattia per la presenza di patologie croniche come cardiopatie, broncopneumopatie, diabete, neoplasie e a tutti i soggetti all’età di 65 anni. Nella stagione 2015-2016 la vaccinazione è stata offerta gratuitamente a tutti i nati nel 1950; quest’anno verranno vaccinati i nati nel 1951.
In Toscana nel 2015 sono state somministrate complessivamente 45.327 dosi di vaccino antipneumococcico per i soggetti a rischio e 4.286 ai nati nel 1950 per una scarsa copertura, in questi, pari al 9,06%.
L’IMPEGNO DEI MEDICI
Il Medico di Medicina Generale è figura cruciale che può efficacemente contribuire a ristabilire la fiducia dell’assistito nella prevenzione vaccinale promuovendo una convinta adesione ai programmi preventivi.
A fronte di una bassa percezione da parte del paziente, del rischio delle malattie che i vaccini possono prevenire, si evidenzia la centralità del ruolo dei medici nel costruire consapevolezza e orientamento nella scelta del vaccino. Come mostrano i trend relativi al vaccino anti-influenzale, per l’adulto il Medico ha un ruolo determinante nella decisione pro-vaccino, anche con la testimonianza della sua personale vaccinazione. Diverse centinaia di medici di medicina generale partecipanti al 32° Congresso Nazionale della Società Italiana di Medicina Generale (SIMG) si sono vaccinati per l’influenza in quella occasione. La SIMG considera l’impegno dei suoi iscritti a vaccinarsi come elemento di altissimo valore etico e morale da portare a testimonianza nei confronti di tutti i medici di Medicina Generale. I medici si devono impegnare a vaccinarsi ogni anno nei confronti dell’influenza stagionale e a raccomandare la vaccinazione ai pazienti, ai colleghi e al personale di studio.
Infine, è necessario potenziare una rete di medici che siano in grado di offrire risposte competenti ed efficaci di fronte a comportamenti ostativi alle vaccinazioni. Si devono definire percorsi di condivisione tra i diversi attori coinvolti nelle campagne vaccinali che valorizzino il ruolo svolto dai medici, soprattutto in virtù del rapporto fiduciario con i loro pazienti, per ottimizzare tutte le risorse presenti e raggiungere adeguati livelli di copertura vaccinale.

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In Evidenza

Si informano i lettori di Toscana Medica che sarà di prossima pubblicazione un forum dal titolo “LA FRAGILITA’ OSSEA: UN PROBLEMA CHE POSSIAMO AFFRONTARE MEGLIO”. Si ringrazia la

lilly

per il proprio contributo non condizionante.

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