Percorso di recupero dello stile di vita attraverso la “Prescrizione Esercizio Fisico” nelle neoplasie

Laura Stefani, laurea in Medicina e Chirurgia Università degli Studi di Firenze. Spec in Medicina dello Sport, Cardiologia, Gastroenterologia ed Endoscopia digestiva.

Dirigente medico c/o la UO Medicina dello Sport e dell‘Esercizio 
(Dir. Prof G Galanti) 
AOU-Università degli Studi di Firenze.

G. Galanti, SODC Medicina dello Sport e dell’Esercizio - Scuola di Specializzazione in Medicina dello Sport e dell’Esercizio, Università degli Studi di Firenze

F. Mazzoni, SC Oncologia Medica – AOU-Careggi, Firenze

A. Lunghi, SC Oncologia Medica – AOU-Careggi, Firenze

F.D.Costanzo, SC Oncologia Medica – AOU-Careggi, Firenze

Le neoplasie rappresentano oggi la seconda causa di morte ricoprendo un posto fondamentale nell’ambito della salute pubblica. Il cancro è spesso associato a comorbidità, in primo luogo di natura cardiovascolare che possono ostacolare il trattamento terapeutico della malattia stessa. L’esercizio fisico di moderata intensità svolge un ruolo fondamentale sia nella prevenzione primaria che secondaria della malattia neoplastica.

 

Parole chiave: neoplasie, esercizio fisico, rischio cardio vascolare.

Introduzione
Laura StefaniNel 2015, in Italia, il numero di pazienti viventi dopo una diagnosi di cancro (casi prevalenti) è risultato di circa 3 milioni, con un incremento del 17% rispetto al 2010. Il recupero di un corretto stile di vita rappresenta un’esigenza rilevante per questa popolazione di pazienti. L’esercizio fisico aerobico e contro resistenza, individualizzato e regolarmente svolto nel corso della malattia neoplastica, determina un incremento del consumo massimo di ossigeno e rappresenta oggi un percorso terapeutico universalmente accettato e riconosciuto per il controllo dei fattori di rischio cardiovascolari, per la riduzione di incidenza e gravità della cardiotossicità da farmaci chemioterapici e per la riduzione della mortalità e morbilità da cause cardiovascolari.
Studi clinici prospettici osservazionali hanno inoltre mostrato che, sottoponendo i pazienti con diagnosi di cancro ad una regolare attività fisica, è possibile ottenere una riduzione del rischio di recidiva di malattia di circa il 10-50% e di conseguenza una più lunga sopravvivenza cancro-specifica.
La maggioranza di questi lavori è stata condotta su pazienti con carcinoma mammario in stadio precoce, ma stanno emergendo nuovi dati anche per neoplasie ad origine diversa, quali il carcinoma del colon-retto, della prostata e dell’ovaio e sono in corso studi di fase III randomizzati con l’obiettivo di valutare prospetticamente il ruolo dell’esercizio fisico nel condizionare l’outcome dei pazienti con diagnosi di neoplasia.

Tabella 1

Figura 1
L’esercizio fisico è un’attività programmata che prevede la contrazione ripetuta della muscolatura scheletrica. Il tessuto muscolare scheletrico è implicato sia nell’uptake del glucosio stimolato dall’insulina che nell’ossidazione degli acidi grassi ed è la sede di deposito di circa l’80% di glucosio; l’esercizio fisico può incrementare di circa 20-100 volte l’uptake di glucosio a livello muscolare attraverso un meccanismo indipendente dall’insulina. Come risultato finale favorisce quindi la conservazione di una normale omeostasi metabolica nei pazienti sani e migliora il controllo della stessa nei pazienti con alterato metabolismo glucidico.
Livelli elevati di glucosio, di insulina e di fattore di crescita insulino-simile sono inoltre associati ad un maggior rischio primario di sviluppare alcuni tipi di neoplasia e determinano un peggioramento della prognosi nei pazienti che hanno già sviluppato un tumore.
È stato ipotizzato, quindi, che l’esercizio possa alterare gli eventi sottostanti ai processi di iniziazione e progressione neoplastica attraverso la modulazione di fattori di crescita e fenotipi cellulari che fanno parte di vie sessuali-steroidee, immuno-infiammatorie, ossidative e metaboliche come quella glucidica.
Per questo motivo la Medicina dello Sport ha sviluppato un percorso complementare denominato “prescrizione dell’esercizio fisico”, i cui programmi seguono le linee guida dell’American College of Sports Medicine e che si è diffuso contemporaneamente sia in Europa che negli Sati Uniti. Il modello operativo, attualmente utilizzato dalla SODC Medicina dello Sport e dell’Esercizio della Università di Firenze in collaborazione con SC Oncologia Medica, si basa su una serie di valutazioni multidisciplinari elencate nella Tabella 1.
La durata e l’aumento progressivo del carico dell’esercizio prescritto dipendono dagli obiettivi prefissati per ciascun soggetto nel tempo, ma anche dalla progressiva modificazione della composizione corporea ottenuta durante il percorso stesso. Per ottenere questo risultato è necessaria una valutazione complessa che coinvolge più figure professionali: medici specialisti in Medicina dello Sport, infermieri, fisioterapisti e esperti in Scienze Motorie, nutrizionisti, psicologi.

Figura 2
All’interno del programma Prescrizione Esercizio Fisico, l’alimentazione rappresenta un aspetto importante. Durante il trattamento chemioterapico la nutrizione può essere molto compromessa e più fattori possono determinare la perdita di massa magra ed incremento della massa grassa. Il tessuto adiposo rappresenta la sede di accumulo dei fattori della flogosi, implicati nella genesi e nella progressione della malattia neoplastica. Con l’obesità ed il sovrappeso corporeo si accumulano poi fattori di rischio che contribuiscono alla genesi di comorbilità, che aggravano la prognosi e spesso condizionano negativamente la possibilità di ulteriori terapie.
Lo stato di idratazione, valutato attraverso il calcolo bioimpedenziometrico, è necessario, con altri esami, per la corretta valutazione dell’equilibrio idrico, che in corso di neoplasia diventa spesso molto precario.

Grafici 1,2
L’esercizio fisico moderato ed individualizzato, favorendo la distribuzione dell’acqua nei distretti più attivi e garantendo un miglioramento dell’equilibrio emodinamico, contrasta la compartimentalizzazione dei liquidi nell’organismo.
Il modello operativo, già esistente c/o la SODC Medicina dello Sport ed aperto all’utenza, sia esterna che interna alla Azienda Ospedaliero Universitaria Careggi, si articola in due giorni non consecutivi (giorno 1 e 7) in cui figure professionali diverse (vedi Figura 1, Figura 2), coordinate dal medico di medicina dello sport, effettuano i vari test di valutazione.

Esperienza e risultati del modello operativo Prescrizione Esercizio Fisico della Medicina dello Sport e dell’Esercizio - AOU Careggi.
Abbiamo valutato retrospettivamente una coorte di 145 pazienti affetti da neoplasie ad origine diversa, 37 soggetti (7 maschi e 30 femmine, età media 45±3anni) attualmente liberi di malattia, in precedenza sottoposti a chemioterapia e radioterapia. Dopo 6 mesi dall’inizio del percorso Prescrizione Esercizio Fisico abbiamo evidenziato un significativo miglioramento dei principali parametri antropometrici correlati al rischio cardiovascolare, un incremento in senso positivo dei parametri correlati alla forza muscolare, un mantenimento e miglioramento della performance cardiovascolare soprattutto a carico della pressione arteriosa diastolica (Grafici 1 e 2).

Conclusioni
In conclusione, i dati di letteratura e la nostra esperienza dimostrano che la Prescrizione Esercizio Fisico può far parte integrante del percorso terapeutico e di follow-up del paziente oncologico. Perché il percorso si realizzi è necessario che il medico oncologo informi adeguatamente il paziente sull’importanza di questo aspetto terapeutico e favorisca la collaborazione di tutti i professionisti coinvolti nella cura del malato. 

 

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In Evidenza

Si informano i lettori di Toscana Medica che sarà di prossima pubblicazione un forum dal titolo “LA FRAGILITA’ OSSEA: UN PROBLEMA CHE POSSIAMO AFFRONTARE MEGLIO”. Si ringrazia la

lilly

per il proprio contributo non condizionante.

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