Violenza contro la donna: lo stalking

Aspetti normativi e psicologici

Franco Bellato, laureato in Medicina e Chirurgia all’Università di Pisa, Spe­cializzato in Psichiatria all’Università di Firenze, Psicoterapeuta analitico, Docente di Fondamenti Storici ed Epistemologici della Psicologia presso la Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Uni­versità di Pisa.

In Italia si osserva un costante incremento dei casi di “stalking” o atti persecutori di vario grado contro la donna che decide di interrompere un rapporto duale: matrimonio, convivenza, relazione sessuale esclusiva o con qualche risvolto sentimentale. La nuova Legislazione 2009 e 2013 offre molte possibilità di intervento e sostegno alla donna, che non deve rimanere sola nel realizzare quanto deciso e non precipitare sempre di più nel ricatto, nella minaccia, nella violenza psichica e fisica, talora fino alla morte.

 

Parole chiave: minaccia, paura, ansia, aggressività, femminicidio.


Franco BellatoAlla luce dei due recenti tragici avvenimenti (agosto 2016) contro le donne accaduti a Lucca, tristemente simile al resto d’Italia, da Milano a Palermo, è utile una riflessione aperta al contributo di tutti i colleghi, in particolare psichiatri, psicologi, ginecologici, medici legali.
• Il barbaro femminicidio patito dall’infermiera professionale già presso la AUSL di Lucca, poi all’Azienda Universitario-Ospedaliera di Pisa Cisanello.
• La brutale gravissima aggressione ad opera del coniuge su una donna nel quartiere S. Anna di Lucca, che ha destato l’attenzione dei vicini e delle forze dell’ordine e sanitarie con urgenti provvedimenti giuridici e medici.
Purtroppo in Italia, anche con una Legislazione puntuale e valida che richiamerò a breve, la conoscenza dei propri diritti e doveri per uomini e donne in tema di violenza sessuale, atti persecutori, inviolabilità del domicilio e dei segreti, nel quadro generale dei Delitti contro la persona e contro la Libertà morale, è ancora molto limitata. A questo si deve porre rimedio, in primis da parte di tutti coloro che hanno funzioni e responsabilità pubbliche sino ad arrivare al singolo cittadino, per avere una società civile informata, consapevole, attenta alla propria salute fisica e psichica. In ogni relazione duale, quando per qualsivoglia motivo il rapporto volge al termine, se la decisione è presa dall’uomo, in genere la questione si risolve con relativa tranquillità (fatto salvo reazioni della donna di dolore per la fine della storia con elaborazione del lutto che varia caso per caso, di intensità e durata); se la decisione è presa dalla donna in status coniugale o di convivenza o di legame stagionale sessuale o con modesto risvolto sentimentale, frainteso e strumentale, quasi sempre non è accettata civilmente dal maschio che si comporta con aggressività: da forme di violenza lievi fino alle gravi, con rifiuto della realtà e diniego totale del presente mutato e del futuro. Detto comportamento attiene a una concezione maschile ancora oggi agli inizi del terzo millennio, presente in larga percentuale in tutti gli strati sociali, nelle professioni, nei dipendenti pubblici e privati, con vari livelli di formazione e studio, che considera la donna come oggetto, proprietà privata, strumento di piacere al proprio servizio, al massimo dedita alla cura della casa e della prole, niente altro. Dopo alcuni decenni di lotta delle donne per pari dignità, per emancipazione da obsoleti e cristallizzati ruoli femminili, per inserimento nel mondo del lavoro con pari retribuzione, per migliore istruzione, per “la Legge è uguale per tutti” (fino a pochi anni orsono l’adulterio maschile era considerato e sanzionato in modo diverso da quello femminile), si constata una grave regressione e involuzione rispetto ai prospettati modi relazionali che hanno assunto una quotidiana tragica evidenza. ISTAT 2007 presenta oltre 2 milioni di donne vittime di atti persecutori GRAVI; nel periodo 2002 / 2007 il 20% di italiani è vittima di stalking. Nel 2009 il Legislatore formula la Legge 23-04- n. 38 contro gli Atti persecutori, cosiddetto stalking inserito nel contesto del Codice Penale art. 612 bis. Stalking, stalker, to stalk (inseguire, braccare, disturbare, assillare, perseguitare). Prima nell’ipotesi di stalking era applicabile difficilmente l’art. 660 del C.P. (molestie in luogo pubblico o aperto al pubblico). Ulteriore approfondimento e miglioramento è derivato dal D.L. 14 -08-2013 convertito in Legge 15-10-2013 n. 119 [Disposizioni urgenti in materia di sicurezza e per il contrasto della violenza di genere] che ha dato altri elementi alla Magistratura e alla Polizia Giudiziaria per prevenire e sanzionare il delitto. Sono tutelate ricordavo sopra, la libertà sessuale, la libertà morale, l’inviolabilità del domicilio e quella dei segreti. Tre sono le condotte reiterate che il delitto di ­
Atti persecutori prevede e punisce:
1. Provocare ansia e paura,
2. Determinare timore per la sicurezza personale e/o di un congiunto, di una persona amica,
3. Turbare le attività quotidiane della vittima.
Interessante avere il Legislatore considerato la “serenità psicologica”, bene dell’essere umano. La offesa anche di uno solo di questi Beni giuridici è sufficiente per oggettivare il reato. Responsabile per la stragrande maggioranza dei casi è l’uomo, legato in qualche misura alla vittima da precedenti rapporti. Il persecutore stalker mette in atto ripetute condotte di minaccia e molestia nel luogo di lavoro, inviando SMS, MMS, e-mail, telefonate, denigrando la vittima sui social network (Facebook, Twitter, Istagram ecc.) pubblicando foto di intimità sessuale, realizzando pedinamenti, appostamenti, scrivendo lettere anonime, danneggiando beni (autovettura, ecc.), urlando ingiurie presso la abitazione, provocando suoni ad alto volume, colpendo direttamente o con strumenti la vittima imprudente incapace di giusto discernere, soggiogata dalla paura e dall’angoscia, che ha accettato un fugace incontro, sperando di chiudere definitivamente la relazione, fino ai casi estremi di uccisione della donna, femminicidio. Lo stalking provoca gravi sintomi psichici: prostrazione, disagio, ansia, depressione, paura, turbamento, vessazione, destabilizzazione dell’equilibrio psichico e dell’orizzonte di senso. Vi sono gravi risposte somatiche a carico di vari apparati, dal gastroenterico all’urogenitale per alterazione del sistema nervoso della vita vegetativa tramite neuromediatori e trasmettitori dell’Orto e del Parasimpatico, diretti dai centri superiori in feed-back. Per DSM V dell’A.P.A.: Disturbo post traumatico da stress (acuto o cronico).
Lo stalker appartiene ad ogni categoria sociale, modesta o elevata, lavora nella pubblica amministrazione o in privato, in ambito civile o militare, con titoli di istruzione. La Suprema Corte ha sentenziato che il delitto di Atti persecutori è un reato di danno, il delitto di Minacce è un reato di pericolo; vi è un nesso causale vero.

Figura 1
Aggravanti previste: vicinanza della vittima per precedente relazione, uso di strumenti informatici e telematici, abuso di posizione di superiorità, travisamento, minore età, attivo su soggetto disabile. È necessario conoscere sommariamente queste norme da parte di tutti, per adeguare la condotta onde evitare traumi psico-fisici fino alla morte, frequenti e diffusi anche a Lucca. Concetto essenziale psicologico per la vittima, fondato su esperienza clinica personale sintona con letteratura internazionale è: decisa la fine della relazione di vario livello, matrimoniale, convivenza, occasionale, non resti sola a vivere la situazione. Si confidi con amica, collega, medico, familiare, polizia giudiziaria con colloquio informale (storica figura del Maresciallo CC, P.S., G.d.F., P. postale), adotti condotte prudenti, diffidi di ogni proposta di contatti. Al limite in compagnia di qualcuno e in luoghi pubblici frequentati. Eviti locali consueti, cambi numero, password, dei propri apparati informatici, smartphone, Iphone, tablet, computer, ecc. Può fare un esposto al Questore che convoca lo stalker al quale consiglia condotte secondo la Legge, con verbale di ammonizione, senza rilevanza penale. Se persevera ammonito, vi è aggravante; infine la querela entro sei mesi dall’ultimo evento di danno o pericolo. Vi sono varie possibilità per la donna offesa con graduali interventi per evitare ultima ratio, la giustizia penale. Il delitto di maltrattamenti in famiglia è più grave dello stalking. La importante sentenza della Suprema Corte, il 21-03-2013 n. 702042 ha affermato che [… ] un corteggiamento se rivolto in modo pressante, integra il reato di stalking, anche se la vittima non è costretta a modificare le proprie abitudini di vita e nonostante questo, non gradisce attenzioni che suscitano in lei stati ansiosi da provocare paura. Notare che lo stalker nel caso era un Magistrato e la vittima una collega!!!
Tra un corteggiamento lusinghiero e una molestia esiste un limite, da non superare, per evitare di incorrere nel suddetto reato.
Alcune considerazioni finali richiamano la dimensione di neuro-psico-endocrino-immunologia, dell’uomo che entra nei problemi illustrati.
Siamo unità soma-psiche; la psiche-mente poggia sul cervello o meglio sul sistema nervoso centrale e periferico, della vita di relazione e vegetativa.
I Greci nel V sec. a.C. avevano evidenziato: la Noopsiche (della Razio­nalità) e la Timopsiche (della Istintua­lità-affettività). Freud ha elaborato una teoria fondata sulla clinica che codifica l’esistenza dell’Inconscio (ES), componente della Mente accanto della Coscienza (IO), strutturante lo sviluppo della nostra personalità, e del Censore morale (SUPER IO). L’Inconscio è sede di istinti, pulsioni, emozioni, affetti, sentimenti, sessualità, energia, ecc. componente primitiva, ancestrale, filogenetica che rimanda ai primati evoluti: il nostro DNA differisce poco da quello delle Scimmie antropomorfe. L’aggressività è strutturata nell’uomo, considerata in due forme, reattiva e strumentale, risultato di deficit di funzioni regolatorie e di controllo emotivo (Blair e coll. 2005). Con tecniche di neuroimaging su sistemi neurocognitivi, come RMN funzionale, si è visto che la Corteccia prefrontale, il Sistema Limbico, l’Amigdala, sono attivati o meno nelle risposte aggressive, di paura, di attacco, di fuga, di non valutazione della vittima; l’Amig­dala e la Corteccia orbito-frontale sono connesse da vie associative. Nello stalker si perde il controllo razionale degli impulsi e della emotività, si liberano le dimensioni profonde, coartate, primitive, animali, parte anche dell’homo sapiens, dopo millenni di “civiltà occidentale”, capace di condotte ferine, non solo individuali come lo stalker, ma collettive come la guerra che insanguina il pianeta (54 conflitti attuali). Occorre, conoscere, apprendere gli elementi fondanti per un giusto vivere sociale e civile, patrimonio di ogni individuo, per evitare al di là delle apparenze, un ritorno all’età della pietra, malgrado i tanti progressi nella evoluzione della specie umana propri purtroppo di una minoranza.

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