La psicoterapia: una specializzazione da riscoprire

Una disciplina aperta a tutti i medici

GIANMARCO MANFRIDA, medico psichiatra, psicoterapeuta. Lauree in Psicologia e in Sociologia. Direttore Didattico Centro Studi Psicologia Relazionale (PO). Past President Soc. It. di Psicoterapia Relazionale. Già Primario di Psichiatra AUSL 10 FI. Svolge attività clinica individuale, di coppia e familiare; si occupa in particolare di relazioni interpersonali e di terapia narrativa.

Molti medici ignorano la possibilità di accedere senza concorso nazionale alla formazione in psicoterapia, equiparata a una specializzazione, presso scuole riconosciute e regolamentate dal MIUR. Questo lavoro illustra modalità di accesso e di formazione; richiama i medici ad una antica tradizione di cura; sottolinea la carenza di professionisti in grado di impiegare insieme farmaci e tecniche psicoterapeutiche.

 

Parole chiave: psicoterapia, medici, formazione, sbocco professionale


Gianmarco ManfridaAbbonda ormai la letteratura scientifica che documenta l’efficacia della psicoterapia e ridimensiona il ruolo degli psicofarmaci a una parte di più o meno indispensabile sollievo sintomatico.
Eppure pochi medici sanno di potersi iscrivere direttamente dopo la laurea a una specializzazione in psicoterapia, perché psichiatria e psicoterapia hanno intrapreso dal 1980 strade diverse, una percorsa dai medici e l’altra dagli psicologi.
 Anche se tutti gli specialisti in psichiatria sono automaticamente iscritti all’elenco degli psicoterapeuti da parte degli Ordini, questo non vuol dire che siano in grado di andare oltre un atteggiamento di buon senso in campo psicoterapeutico, visti i limiti di tempo dedicati a questa materia nella specializzazione e vista una preparazione, quando c’è, esclusivamente teorica.
Il risultato è che i medici hanno abdicato a un settore da loro sviluppato, mentre gli psicologi vi si sono concentrati ottenendo grandi progressi qualitativi nella sua pratica. I clienti ricevono quindi perlopiù un aiuto professionale o farmacologico o psicoterapeutico, o sono costretti a rivolgersi a specialisti diversi, situazione non solo più costosa, ma anche potenzialmente fonte di contrasti in cui sono loro poi a trovarsi di mezzo.
La specializzazione in psicoterapia, o in psicologia clinica come veniva chiamata quando, fino a 8 anni fa, esistevano ancora scuole pubbliche nelle facoltà di medicina, è oggi appaltata a scuole private, sotto un rigido controllo ministeriale, frequentate soprattutto da psicologi e che si sostengono esclusivamente con la retta annua pagata dagli studenti. Prevede quattro anni di formazione con 500 ore di frequenza annua, inclusive di 100 ore di tirocinio: il costo oscilla tra i 2.500 e i 5.000 euro all’anno, a seconda del prestigio della scuola ma soprattutto delle modalità di insegnamento. L’ iscrizione alla scuola di specializzazione esenta dall’obbligo ECM e le spese sono detraibili. Il titolo consente la partecipazione ai concorsi pubblici per psicologo o medico nella disciplina di Psicoterapia, ma data la rarità di questi bandi viene impiegato generalmente per l’attività libero professionale.
Per i medici la possibilità di specializzarsi in psicoterapia può tornare attraente per diversi motivi:
a) la possibilità di iscriversi a una specializzazione con maggior facilità, perché le scuole di specializzazione private hanno in genere 10 o 20 posti assegnati annualmente dal ministero. Non viene corrisposto uno stipendio agli specializzandi, anzi vi è una retta da pagare, ma saper fare psicoterapia in modo efficace potendo anche ricorrere al sostegno farmacologico risponde ai bisogni dei clienti e consente di aprirsi un settore di mercato dove la concorrenza è scarsa.
b) tutte le scuole serie forniscono una preparazione in termini di psicopatologia e non è difficile procurarsi una competenza in campo psicofarmacologico attraverso qualcuno dei numerosi corsi disponibili per medici. È noto e confermato da tempo che l’addestramento e l’attitudine psicoterapeutica incidono moltissimo anche sulla compliance e migliorano l’efficacia dell’intervento farmacologico. L’attività clinica può essere avviata sotto supervisione anche dopo i primi anni della formazione.
c) anche i modelli più aggiornati delle neuroscienze hanno ormai superato il confine tra il fisico e lo psichico: se perfino nei maschi in attesa di figli si rilevano cambiamenti ormonali, non si può più discriminare o dare precedenze all’uno o all’altro. Quel che è biologico ha conseguenze psicologiche e viceversa: pensare a una mela o a una pera implica diversi percorsi neuronali, diversi mediatori. Siamo lontani fortunatamente dal poter indurre un pensiero specifico con meccanismi farmacologici, ma nella teoria non è assolutamente impossibile.

Tipi di psicoterapia
Vi sono più differenze tra psicoterapeuti che tra specialisti in altre materie, perché la capacità di stare nella relazione rappresenta il miglior fattore prognostico per l’esito di una psicoterapia. Vi sono moltissimi modelli di psicoterapia, anche se il Ministero li fa risalire a quattro orientamenti principali: Psicodinamico, Relazionale-Sistemico, Cognitivista e Comportamentista. Vi sono ottimi terapeuti in qualsiasi orientamento, ma alcune scuole certamente producono un maggior numero di terapeuti di alto livello.
Per una scelta occorre ricordarsi che:
a) è un investimento sulla propria professione e vita, quindi da meditare bene: implica sacrifici, anche economici, e non è importante solo ottenere la patente ma saper veramente guidare. Scuole economiche o poco impegnative possono rivelarsi investimenti sbagliati di fronte a clienti divenuti molto esigenti e concorrenti psicologi assai agguerriti;
b) i modelli presentati come più scientifici o più raccomandati a livello psichiatrico e universitario o pubblicizzati sui bugiardini dei farmaci non necessariamente corrispondono a una qualità superiore, come la ricerca indipendente ha dimostrato: la psicoterapia trascende la tecnica e richiede capacità personali e risorse umane che approcci ugualmente riconosciuti ma meno pubblicizzati possono far sviluppare maggiormente;
c) va data preferenza alle scuole che, più che una seducente formazione culturale o una rassicurante promessa di protocolli tecnici dal risultato infallibile, danno spazio all’esperienza clinica sotto supervisione, diretta e indiretta, nel massimo numero di casi possibile;
d) sono preferibili le scuole dove gli allievi lavorano in piccoli gruppi, nei quali possono scambiarsi opinioni e confrontare esperienze, diffidando di lezioni accademiche dove si entra e si esce in stile universitario o di rapporti individuali troppo personalizzati con singoli docenti, didatti e supervisori.

Se psicoterapia è occuparsi della vita delle persone e non solo del funzionamento del cervello (che non coincide con la mente), la sua pratica professionale, per quanto impegnativa, espone a minori rischi di burnout e risulta molto gratificante.

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Si informano i lettori di Toscana Medica che sarà di prossima pubblicazione un forum dal titolo “LA FRAGILITA’ OSSEA: UN PROBLEMA CHE POSSIAMO AFFRONTARE MEGLIO”. Si ringrazia la

lilly

per il proprio contributo non condizionante.

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