La verità che non fa male

La grandezza di Giovanni Bollea, un pediatra “sempre dalla parte dei bambini… e della famiglia”


GIOVANNA LO SAPIO, laureata in Lettere e Psicologia, Psicologa Psicoterapeuta, Didatta Ceforp, Presidente Associazione Atlante. Consulente Uffici Giudiziari, già Docente di Psicologia presso la Facoltà di Scienze della Formazione. Svolge ricerche relative alla psicologia della coppia, della famiglia, dell’affidamento dei minori. Iscritta all’Albo Psicologi della Regione Toscana. Tutor in Psicologia Clinica e Giuridica.

La grandezza di Bollea è stata di introdurre con una nuova disciplina anche gli strumenti per la sua cura. Uno di questi è la diagnosi. L’osservazione del bambino permette di riconoscere i segnali del comportamento anomalo. La sensibilità della famiglia diventa indispensabile se sostenuta nel non perdere la speranza. La convinzione di Bollea è che ci sia sempre qualcosa da fare.

 

Parole chiave: bambino, famiglia, diagnosi, speranza, ottimismo


Giovanna Lo SapioIl passaggio dalla nozione di bambino come “piccolo uomo” e dell’Infanzia come “anticamera dell’età adulta”, a quella del bambino e dell’adolescente come membri di una classe con esperienze, bisogni fisici, psichici, culturali e anche politici propri… è stato lungo e faticoso… ma il traguardo così faticosamente raggiunto si trova oggi ad affrontare una nuova e complessa realtà. I mutati rapporti nel contenitore familiare e la precoce e indiscriminata esposizione a ogni genere di notizia del mondo degli adulti attraverso i media… rischiano di far scomparire l‘infanzia… viene così a mancare quel filtro attraverso il quale il bambino imparava a conoscere gradualmente la vita affettiva, morale e sessuale dei genitori… e in generale degli adulti, gradualità che dava il tempo di elaborare le proprie reazioni…
Ho avuto la grande fortuna di seguire le lezioni del prof. G. Bollea e studiare sui suoi scritti ma ancor di più ho potuto incontrarlo nel suo studio dove ha continuato a vedere migliaia di bambini e genitori fino a pochi giorni prima che si trasferisse in un altro mondo. Sant’Agostino direbbe: “È solo nella stanza accanto”… da dove continua a venire ed a parlare attraverso i suoi testi. Aver conosciuto Giovanni Bollea è stato un immenso privilegio, ha cementato le basi delle mie conoscenze inerenti il bambino, rafforzandone i principi e consolidando i pilastri di una scienza come quella della neuropsichiatria infantile, sconosciuta fino a prima di allora. La grandezza di questo non comune scienziato è stata quella di non limitarsi ad istituire una nuova disciplina ma di introdurne anche gli strumenti speciali, utili per la conoscenza e la cura dell’infanzia, ancora oggi di grande attualità. Uno di questi, sicuramente di assoluta rilevanza, riguarda il momento della diagnosi. Ai fini di una prognosi favorevole è infatti di imprescindibile importanza intervenire immediatamente con una diagnosi precoce, così come è altrettanto indispensabile nella fase iniziale dell’iter diagnostico, muovere bene i primi passi, la cui giusta direzione potrà determinarne il successo. Spiega Bollea che quando nasce un bambino, grazie ad un’attenta osservazione, si può riuscire a riconoscere e ad identificare i primi lievi ma significativi segnali di un possibile futuro comportamento anomalo. È noto come l’Associazione di Disabilità Intellettiva che sostiene la maggioranza dei nati con difetti congeniti chiama precocemente in causa il neuropsichiatra infantile ed altri specialisti.
Questa prima fase di un percorso senz’altro complesso è un momento molto prezioso che richiede la collaborazione di tutti. Accanto all’irrinunciabile competenza ed esperienza dell’apparato medico e paramedico, diventa di basilare importanza l’ambiente familiare in cui vive, si confronta e relaziona ogni bambino. Come ha sempre sostenuto Bollea, il contenitore all’interno del quale nasce, si sviluppa e procede qualsiasi tipo di emozione, comportamento, disagio, è indubbiamente la famiglia. La famiglia e il clima che in essa si respira possono diventare spesso responsabili di un apparente incomprensibile disagio. La sensibilità e l’alleanza della famiglia diventano pertanto indispensabili se saputi guidare e soprattutto sostenuti nel non perdere mai la speranza. Ma per non perdere la speranza, riuscendo così a collaborare in modo costante e proficuo, è necessario che il neuropsichiatra infantile, nel presentare la sua diagnosi, abbia un occhio di particolare attenzione nei riguardi di quella famiglia colpita da una verità che potrebbe essere troppo forte da sostenere se non lascia spiragli ad una possibile svolta favorevole. L’orientamento di Bollea è quello di una previsione ottimistica. Sostenuto dall’incrollabile convinzione che ci sia sempre qualcosa da fare, invita tutti gli esperti chiamati a dirimere l’ingarbugliata matassa a farsene carico, richiedendo ad ognuno la sua parte. Li esorta però a non ricorrere a referti funesti, che annullano la volontà e la capacità di potere ribaltare situazioni inizialmente insormontabili.
L’attuale momento storico o almeno qualche esperto della comunicazione di maggiore coscienza, ci fa interrogare su quali informazioni portare a conoscenza dei minori e quale sia la modalità più giusta per farlo; quali notizie eventualmente debbano essere saggiamente occultate! L’opportunità o meno di epurare in modo cauto i toni troppo forti, non sempre a tutti accessibili e da tutti sostenibili, ci porta a riflettere sul significato di verità.
Questa infatti, in circostanze particolarmente delicate, potrebbe trasformarsi in un macigno devastante ed immobilizzare chi invece ha bisogno di verità non assolute, inequivocabili e troppo amare; bensì si attende una prognosi densa di speranza, tale da infondere quella carica di energia in grado di continuare ad operare, trasformando così quella realtà presente, apparentemente senza via di sbocco, in un momento di positiva evoluzione.
È stato infatti dimostrato, e Bollea lo aveva già intuito in epoche ben remote, che certi sintomi che in una fase evolutiva assumono un particolare significato, in una successiva, e quindi nel corso della crescita, possono trasformarsi e metterci quindi di fronte ad una nuova realtà. Tale diversa realtà sarà il risultato di come avremo saputo anche gestire quella specifica situazione nel particolare contesto in cui sarà stata portata avanti. La complessità che quindi ogni situazione clinica presenta, in quanto multifattoriale, richiede di essere studiata e valutata in termini multidisciplinari, uscendo dal frequente e riduttivo approccio monoprofessionale. Ed è proprio in questo senso che Bollea riteneva che solo un’équipe multidisciplinare diventa vincente se si raggiunge una reale e consapevole integrazione di tutti i servizi, le agenzie educative, ed ogni realtà circostante in cui il bambino vive e che con lui interagisce, senza mai escludere l’ambiente socio-familiare. Alla famiglia assegna sempre il primo posto, in quanto fondamentale ed insostituibile agenzia educativa, per tutti i bimbi del mondo, con e senza difficoltà. Ne fa fede il primo Centro medico-psico-socio-pedagogico, fondato nel 1947. Nel processo quindi di graduale e possibile recupero sia esso un disagio psico-fisico od una vera e propria disabilità di origine genetica, sono varie le componenti e le figure umane e professionali che entrano in gioco. Prima di tutto dobbiamo aiutare il bambino e la famiglia. Ed è proprio per attuare questo suo profondo convincimento che Bollea, durante tutto il suo percorso di scienziato e maestro di vita, non ha mai smesso di continuare a trasmettere uno tra i suoi più grandi insegnamenti: chi si fa carico della salute degli altri non dovrebbe mai dimenticare un dogma fondamentale, quello di saper unire ad un corretto referto clinico, ma pur sempre limitato, una giusta indispensabile carica di ottimismo capace di instillare quella buona dose di fiducia che lascia sempre operare nella consapevolezza di poter ribaltare, grazie all’aiuto di più discipline e all’alleanza della famiglia, la più funesta delle diagnosi.
Egli infatti cerca di farci capire che la verità è importante, ma lo è ancora di più il modo in cui riusciremo a saperla porgere. Ciò che è indispensabile sapere per poter andare avanti dev’essere un abbraccio di fiducia, una sferzata di ottimismo, un benefico vigore che ci fa procedere con rinnovato entusiasmo nel cammino della ricerca, perché anche su questa terra si possa respirare un po’ di Paradiso. Forte di questo assunto di base, che è stato uno dei suoi più grandi meriti, con competenza, delicatezza e sensibilità non comune, Bollea è sempre riuscito ad esprimere e spiegare concetti scientifici di una certa complessità in modo semplice, perché fosse da tutti facilmente comprensibile. Questo suo approccio lo ha fatto percepire vicino a tutti i genitori che da lui si sono sentiti sempre compresi, sostenuti, guidati e protetti. Ed è stata proprio la sua particolare sensibilità, quasi carismatica empatia che gli ha permesso di comunicare, in modo quasi indolore, stemperandola dei toni più cupi, quella verità che a volte viene inesorabilmente a segnare e a sconvolgere un intero nucleo familiare per un futuro che, nell’immediato, può sembrare tanto terribile da non avere via di scampo. Quella diagnosi che infatti in tutta la sua più dura chiarezza e precisione può in certi casi rischiare di immobilizzare per la sua gravità, si carica sempre nelle parole di Bollea di sensibile positiva umana speranza. Sappiamo come sia spesso oggetto di costante dibattito l’opportunità o meno di rivelare in tutta la sua crudezza un verdetto non sempre realisticamente definitivo, ma che con una prognosi affrettata, non sempre ben ponderata e colorata di tinte funeste, impedisce di attivare le numerose e spesso sconosciute risorse insite in ogni organismo umano. L’esperienza in varie discipline ha dimostrato come solo una minima parte delle proprie potenzialità viene sviluppata e solo attraverso l’osservazione continua ed attenta del bambino potremo individuare lo sviluppo di fattori non ancora maturi, ma che sono in via di miglioramento; e sarà proprio il bambino da noi preso in carico che ci condurrà sul sentiero giusto da seguire: “perché c’è sempre qualcosa da fare per realizzare questi miglioramenti”. Nell’aiutarci a sapere osservare, ascoltare e comprendere in tempo, prima che la malattia prenda campo e si possa manifestare poi in tutta la sua gravità, Bollea getta le fondamenta della vera prevenzione. Spesso si parla di prevenzione, senza poi riuscire veramente a metterla in pratica.
Forse non abbiamo ancora imparato a saper cogliere tempestivamente tutti quegli elementi che possono fare luce sull’esordio di un disagio, sia esso psicologico che di origine fisica?!
Dal modello di Bollea abbiamo ancora tutti qualcosa di importante a cui attingere e su cui poter riflettere!

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