Che cosa significa essere fragili

Antonio Bavazzano, Medico specialista in Cardiologia e Geriatria; dal 01/08/1988 al 30/09/2007 Direttore della U.O. di Geriatria della ASL 4 di Prato; dal 2007 Coordinatore della Rete assistenziale regionale delle persone con demenza.

Si discutono le caratteristiche biologiche della persona fragile e le conseguenti alterazioni funzionali. Si propongono strumenti valutativi per organizzare una “semeiotica della fragilità”.


Parole chiave: fragilità, attività fisica, nutrizione strumenti valutativi, speranza di vita

Antonio BavazzanoLa fragilità è una condizione di vulnerabilità latente a cui consegue un crescente rischio di disabilità.
È uno stato dinamico legato a perdite sia di ordine fisico che psichico e sociale; l’interazione fra questi elementi spiegherebbe il frequente comparire nell’anziano di scompensi fisici e/o comportamentali senza un riferimento specifico ad un organo.
È un fenomeno che attraversa tutte le fasce di età, ma si concentra essenzialmente nella fascia degli anziani: il dato italiano di prevalenza è del 14,3% negli ultrasessantacinquenni.
Il medico deve sospettare una possibile fragilità in tutte le persone anziane, anche se autonome nelle attività della vita quotidiana.
Il sospetto di fragilità si basa sull’osservazione e/o sulla narrazione della persona raccogliendo in parallelo dati sulla motricità, sulla cognitività, sugli organi di senso e su tutti gli elementi, anche i socio-ambientali, che concorrono all’autonomia personale e sociale.

fragili Figura 1
Il punto critico per riconoscere la fragilità è nello straordinario numero di variabili che, interagendo fra loro, determinano una vulnerabilità individuale con effetti spesso imprevedibili.
Non esiste un unico strumento che consenta una semeiotica clinica della fragilità. Alcune linee guida indicano valutazioni complesse, spesso di ordine specialistico.
Negli ultimi anni la letteratura ha concordato una definizione della fragilità e degli elementi che possano far sospettare una sua presenza. La fragilità viene definita come una “sindrome fisiologica caratterizzata dalla riduzione delle riserve funzionali e dalla diminuita resistenza agli stressors, risultante dal declino cumulativo di sistemi fisiologici multipli” (L. Fried 2004).

fragili Figura 2
Dalla stessa autrice sono state individuate cinque condizioni che, se presenti in numero uguale o superiore a tre, sono in grado di configurare un fenotipo fragile. L’attribuzione delle precedenti caratteristiche cliniche al “fenotipo fragile” deve comunque seguire l’esclusione di una patologia organica.
La fragilità può essere sospettata anche con un approccio di opportunità, soprattutto nel sistema delle cure primarie.
Nella Figura 2 si esemplifica un approccio di opportunità.
Basandosi sullo screening di un numero elevato di persone, possono essere riconosciuti i soggetti vulnerabili nei quali sarà opportuno attivare verifiche.
L’Agenzia Regionale di Sanità della Regione Toscana ha recentemente coordinato uno studio che prevede l’utilizzo di questionari postali.
Nella Tabella 1 si riassumono i quesiti proposti per lo screening.

fragili Tabella 1
Nella pratica clinica trovano impiego anche strumenti valutativi basati su performance fisiche. Lo Short Physical Performance Battery è uno degli strumenti proposti dalla letteratura internazionale.
L’individuo è un sistema complesso, che invecchiando vede spesso aumentare la complessità e contemporaneamente anche il disordine.
La fragilità è frutto della complessità, non è uno stato patologico facilmente definibile ma, come già sottolineato, è una “sindrome fisiologica” che spesso evolve negativamente negli anni, fino a determinare una sempre maggiore difficoltà nella ricerca di strategie adattative capaci di compensare la progressiva limitazione dell’autonomia personale e sociale.
La fragilità è spesso correlata con lo stile di vita che può essere causa di declino personale o strumento per trovare i compensi necessari al ricupero o al mantenimento dell’autonomia.
La letteratura indica che il 16,6% dei decessi negli Stati Uniti è imputabile ad un’eccessiva sedentarietà. L’uso eccessivo di farmaci, l’obesità, le carenze dietetiche, in particolare della vitamina D, sarebbero fra gli elementi che concorrono a determinare la fragilità.
Nella molteplicità delle manifestazioni della fragilità è tuttavia quasi costante la riduzione della forza muscolare e la riduzione del peso.
In situazioni di spiccata fragilità, la forza muscolare si riduce del 5% al giorno, diminuiscono i depositi di glicogeno, si riduce la lunghezza delle fibre muscolari. Questi fenomeni sono più evidenti negli arti inferiori rispetto ai superiori.
Questa caratteristica della fragilità rende particolarmente utile l’utilizzo del test SPPB come elemento sia diagnostico che di monitoraggio nel soggetto fragile.

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In Evidenza

Si informano i lettori di Toscana Medica che sarà di prossima pubblicazione un forum dal titolo “LA FRAGILITA’ OSSEA: UN PROBLEMA CHE POSSIAMO AFFRONTARE MEGLIO”. Si ringrazia la

lilly

per il proprio contributo non condizionante.

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