La sindrome di fragilità

ANTONIO BAVAZZANO, Medico specialista in Cardiologia e Geriatria; dal 01/08/1988 al 30/09/2007 Direttore della U.O. di Geriatria della ASL 4 di Prato; dal 2007 Coordinatore della Rete assistenziale regionale delle persone con demenza.

Con l’aumento dell’età tutte le funzioni si riducono progressivamente portando spesso ad una diminuizione dell’autostima a cui segue un disagio sanitario, fragilità, malattia.
Tutto il percorso verso la longevità è dominato dalla costante ricerca di un compenso al progressivo declinare, curare la persona anziana significa riconoscere e favorire le sue strategie adattative finalizzate al mantenimento dell’autonomia personale e sociale.

 

Parole chiave: longevità, sopravvivenza, senescenza, fenotipo, fattori di rischio


Antonio BavazzanoTutti gli esseri viventi, nessuno escluso, sarebbero affetti da una malattia ereditaria cronico degenerativa, che chiamiamo invecchiamento.
Con questa considerazione un illustre gerontologo apre un suo libro dedicato alla longevità (Bergamini E. 2012).
Longeva è la persona che sopravvive oltre il limite ritenuto medio per la sua specie. Riuscire a divenire longevi è, in larga parte, nelle nostre mani, i geni contano meno del 30%, mentre il 70% è legato allo stile di vita.
Il percorso verso la longevità si caratterizza per una progressiva riduzione o perdita di funzioni. A 75 anni i muscoli cadono mediamente del 15% della massa corporea, il grasso raddoppia, l’osso si riduce circa dell’8%, la forza massima di contrazione isometrica cala del 50% fra i 30 ed i 75 anni.
Con l’aumento dell’età tutte le funzioni si riducono progressivamente portando spesso ad un disagio nell’autostima a cui segue un disagio sanitario, fragilità, malattia.
Tutto il percorso verso la longevità è dominato dalla costante ricerca di un compenso al progressivo declinare, curare la persona anziana significa riconoscere e favorire le sue strategie adattative finalizzate al mantenimento dell’autonomia personale e sociale.

Figura 1


Nella Figura 1 viene proposto un modello della senescenza dove si sottolinea l’utilità di strategie positive per favorire un compenso al declinare della persona.
Ricercare costantemente un compenso ai progressivi deficit età correlati rappresenterebbe la modalità per una vecchiaia sana.
Nel percorso verso la longevità, nel 14,3% delle persone di età superiore ai 65 anni, compare una vulnerabilità latente definita da molti Autori come “fisiologica” e caratterizzata da “riduzione delle riserve funzionali e da diminuita resistenza agli stressors. La sua causa sarebbe da ricercare nel declino cumulativo di sistemi fisiologici multipli” (L. Fried 2004).
Quando, in una persona, parallelamente a questa situazione, sono presenti 5 specifici punti sotto elencati è possibile definirla persona fragile.
Diagnosticare la fragilità è un atto medico complesso, in quanto non esistono sintomi specifici di questa situazione fisiologica, il cui riconoscimento si basa sulla valutazione di 5 situazioni cliniche proprie anche di quadri patologici acuti o soprattutto cronici (Figura 2).

Figura 2


Ad esempio, una patologia depressiva presenta caratteristiche che, ad un esame superficiale, possono mostrare analogie con la fragilità, uguale considerazione per la riduzione della velocità del cammino, situazione comune in molte patologie organiche sia cardiache che respiratorie o dell’apparato locomotore.
Limitarsi al riconoscimento del fenotipo fragile significa spesso fare una diagnosi per esclusione.
Il metodo più adeguato per riconoscere questa condizione clinica, organizzare misure sugli stili di vita e programmare il follow-up è rappresentato dalla valutazione multidimensionale, dove possono essere pesati anche i 5 punti con cui Linda Fried identifica il fenotipo fragile (Figura 3).

Figura 3


Tornando allo schema della senescenza (Figura 1) che abbiamo proposto, la cura della fragilità rappresenta uno dei più significativi adattamenti positivi per l’obiettivo longevità. La cura si basa su stili di vita corretti, anche se non esiste una indicazione univoca. Ciascuno parte dalle proprie abitudini di vita, dalla sua situazione sociale e soprattutto dalla sua condizione di salute.
In modo sintetico si indicano le iniziative che hanno maggiore evidenza e significativo impatto clinico.

 

Figura 4

1° passo
Mangiare bene:
cambiare il proprio rapporto con il cibo. Una dieta funziona bene se si cambia ciò che si mangia e come lo si mangia.

2° passo
Muoversi di più:
90 minuti settimanali di attività fisica incrementano di tre anni la speranza di vita.

3°passo
Tenere alta la propria motivazione.

Come ultima considerazione riportiamo per la riflessione di ciascuno le conseguenze di uno stile di vita errato (Figura 4).

Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

In Evidenza

Si informano i lettori di Toscana Medica che sarà di prossima pubblicazione un forum dal titolo “LA FRAGILITA’ OSSEA: UN PROBLEMA CHE POSSIAMO AFFRONTARE MEGLIO”. Si ringrazia la

lilly

per il proprio contributo non condizionante.

Invia un articolo

INVIA UN ARTICOLO

Scarica PDFSCARICA LA VERSIONE PDF DEI BOLLETTINI MENSILI

CERCA ARTICOLI

newsACCEDI AL NOTIZIARIO

Il nostro sito utilizza i cookies per offrirti un servizio migliore.

Se vuoi saperne di più o avere istruzioni dettagliate su come disabilitare l'uso dei cookies puoi leggere l'informativa estesa

Cliccando in un punto qualsiasi dello schermo, effettuando un’azione di scroll o cliccando su Accetto, presti il consenso all’uso di tutti i cookies.