Medice cura te ipsum (col vaccino)

PIER LUIGI LOPALCO, medico chirurgo specialista in Igiene e Medicina Preventiva, è Professore Ordinario di Igiene all’Università di Pisa. Dal 2005 al 2015 ha lavorato presso il Centro Europeo per la prevenzione ed il controllo delle malattie (ECDC), dove ha diretto il programma per le malattie prevenibili da vaccino. È autore di oltre 120 pubblicazioni scientifiche ed ha collaborato alla sesta edizione del volume “Vaccines” di Stanley Plotkin.

Pubblichiamo volentieri l’articolo dell’amico Prof. Lopalco perché, anche se apparentemente superato dal decreto ministeriale sull’obbligo vaccinale, pone un problema estremamente concreto, quello del vero compito dei medici, cioè dell’informazione attenta e competente ai genitori e a chiunque desideri chiarimenti sui vaccini. In un’epoca dove si intrecciano eccessive attese nei mirabolanti successi della scienza con il ritorno a una sorta di primivitismo magico, spetta ai medici mantenere alto il valore della razionalità della scienza.

Nella epidemia di morbillo in corso, ben il 10% dei casi a livello nazionale si è verificato in operatori sanitari. Nelle province di Pisa e Firenze ben il 50% dei casi di morbillo notificati ha riguardato il personale sanitario o persone a loro vicine. La scarsa attenzione degli operatori sanitari verso le vaccinazioni è un problema urgente. In un convegno multidisciplinare recentemente tenutosi a Pisa, l’analisi del problema e la proposta di soluzioni.

 

Parole chiave: vaccinazione, copertura vaccinale, operatori sanitari, Sanità Pubblica, obbligo vaccinale


Pier Luigi LopalcoLa vaccinazione rappresenta uno dei più efficaci interventi di sanità pubblica. Eppure molti medici e operatori sanitari hanno ancora un atteggiamento molto tiepido nei confronti dei vaccini. Non supportano come si dovrebbe le campagne pubbliche di vaccinazione e sono essi stessi distratti sul proprio stato vaccinale. Lo conferma il fatto che degli oltre 1.000 casi di morbillo segnalati in tutta Italia nei primi mesi di quest’anno, ben il 10% hanno riguardato personale sanitario o persone a loro vicine. Da una analisi dei dati toscani, questa percentuale ha raggiunto il 50% a Pisa e Firenze. Tutti questi casi erano in operatori mai vaccinati o vaccinati in passato con una sola dose.
Ma ciò che più preoccupa è la scarsa consapevolezza del rischio infettivo per sé e per i propri pazienti. Da un sondaggio avviato dalla SIMPIOS (Società Italiana Multidisciplinare per la Prevenzione delle Infezioni nelle Organizzazioni Sanitarie) a cui hanno finora partecipato 2.250 tra medici, infermieri e altri operatori, si evince che il 44% degli operatori sanitari ritiene che il proprio rischio di contrarre una malattia prevenibile con vaccino sia basso. Ma, cosa più preoccupante, il 49% ritiene che sia anche basso il rischio di trasmettere una malattia infettiva prevenibile con il vaccino al proprio paziente. È evidente dunque che la percezione del rischio di malattie estremamente contagiose come morbillo, pertosse, varicella, o la stessa influenza, sia pericolosamente sottovalutato. Questa scarsa percezione del rischio fa il paio con il basso ricorso alla profilassi vaccinale: il 40% degli intervistati non ha fatto il richiamo antitetano negli ultimi dieci anni e appena il 31% ha dichiarato di essersi vaccinato contro l’influenza nella passata stagione. La percentuale scende al 25% se si considera la sola categoria degli infermieri.

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I motivi di questa scarsa fiducia nei confronti della vaccinazione, sempre secondo il sondaggio, andrebbero ricercati nella scarsa conoscenza dell’efficacia e sicurezza delle vaccinazioni: quasi uno su tre degli intervistati, infatti, è in disaccordo con l’affermazione secondo cui i benefici dei vaccini sono certi, e teme la possibilità di eventi avversi gravi. Le ripercussioni di tale scetticismo valicano anche i confini delle strutture sanitarie, facilitando la diffusione della disinformazione sui vaccini che colpisce tante famiglie. Come fronteggiare questa situazione che, come dimostrano i casi di morbillo delle ultime settimane, potrebbe rappresentare una vera e propria emergenza? Nel Convegno “Medice cura te ipsum: le vaccinazioni negli operatori sanitari” tenutosi a Pisa lo scorso 27-28 Marzo, le principali società scientifiche (oltre a SIMPIOS, anche SItI, SIMLI, ANMDO) ma anche Enti e organizzazioni di categoria (INAIL, Ministero della Salute, ISS, Ordine dei Medici, IPASVI, fra le altre) hanno dibattuto il problema e cercato di proporre soluzioni. È emerso che l’attività di formazione specifica sul tema è il punto di partenza per eliminare gli ostacoli culturali che il sondaggio ha fatto emergere: molti operatori hanno paura dei vaccini perché non li conoscono e hanno nei confronti della vaccinazione un approccio non basato sulle evidenze scientifiche. Ma al centro del dibattito, ovviamente, vi è stato l’argomento dell’obbligo vaccinale per gli operatori sanitari, eventualmente da inserire come requisito per l’idoneità a certe mansioni. Questo tema è molto complesso e va affrontato con tutti i necessari passaggi di concertazione fra le parti interessate.
Nel frattempo, però, almeno per le malattie in cui la trasmissione ospedaliera è più rilevante come morbillo, varicella o influenza, occorre che la vaccinazione sia offerta in maniera attiva e gratuita a tutto il personale direttamente all’interno di ogni struttura, rimuovendo ogni forma di intralcio che possa scoraggiare anche chi non è in linea di principio contrario a farsi vaccinare. In molti contesti sanitari persistono infatti vincoli burocratici e difficoltà pratiche che certamente non facilitano la vaccinazione degli operatori.

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Si informano i lettori di Toscana Medica che sarà di prossima pubblicazione un forum dal titolo “LA FRAGILITA’ OSSEA: UN PROBLEMA CHE POSSIAMO AFFRONTARE MEGLIO”. Si ringrazia la

lilly

per il proprio contributo non condizionante.

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