Curare la fragilità

ANTONIO BAVAZZANO Medico specialista in Cardiologia e Geriatria. Dal 01/08/1988 al 30/09/2007 Direttore della U.O. di Geriatria della ASL 4 di Prato; dal 2007 Coordinatore della Rete assistenziale regionale delle persone con demenza.

Attività fisica e nutrizione sono strettamente collegate con la fragilità. Vengono sintetizzati i dati più significativi, individuati strumenti valutativi e proposte strategie di cura, basate su attività fisica e nutrizione.

 

Parole chiave: fragilità, attività fisica, nutrizione, strumenti valutativi, speranza di vita


Antonio BavazzanoUn articolo di Dagospia sottolineava che: “negli ultimi anni è cresciuta la spesa sanitaria per integratori alimentari, vitamine, prodotti per la bellezza o per prevenire malanni, il mercato è estremamente florido”.
Il giro di affari nel 2014 ha superato i 12 miliardi di euro (+7,9%) sul 2013 e solo in Francia sono state vendute 144,1 milioni di confezioni a cui vanno aggiunte altri 24 milioni di confezioni uscite dai supermarket. Il mercato italiano, entro il 2019, crescerà del 6%. È una vera manna per i colossi mondiali del farmaco.
Cosa sono gli integratori alimentari? Si tratta di prodotti che costituiscono una fonte concentrata di sostanze nutritive (Decreto legislativo 169 – maggio 2004).
Sembra si voglia trovare un antidoto al fenomeno dell’invecchiamento assumendo grandi quantità di sostanze caloriche ed energizzanti.
In parallelo la scienza medica individua una significativa risposta positiva dal contenimento delle calorie. È la cosiddetta restrizione calorica, ancora in fase di studio, ma che dimostra di aumentare la speranza di vita in disparati esseri viventi come il moscerino della frutta od i topi di laboratorio.
Integratori alimentari e restrizione calorica sono ricerche quasi opposte, ma entrambe volte a curare la fragilità.
Curare il processo d’invecchiamento con farmaci o supplementazioni nutrizionali è utopico in quanto questo è dovuto alle azioni lesive sulle strutture cellulari da parte dei radicali liberi dell’ossigeno prodotti dal normale metabolismo. È viceversa possibile interferire su specifici aspetti dell’invecchiare ricercando compensi attraverso adeguati stili di vita.
I due punti principali su cui agire sono la nutrizione ed il movimento. Dopo i 30 anni la massa magra del corpo si riduce per perdita di massa muscolare. Nel maschio giovane la massa muscolare costituisce il 30% del peso corporeo, superando il grasso (20%), l’osso (10%). A 75 anni i muscoli calano fino al 15%, il grasso raddoppia (40%), l’osso si riduce (8%). In sintesi nell’anziano sono generalmente presenti le seguenti modificazioni della composizione corporea:

Tessuto adiposo    + 35%
Muscolo scheletrico    - 40%
Volume plasmatico    -  8%
Acqua corporea tot    - 17%
Acqua extracellulare    - 40%


L’evoluzione delle caratteristiche sopra evidenziate richiede un costante monitoraggio. Può essere opportuno ricorrere ad autovalutazione, come nella scheda proposta (Figure 1a-1b)

fragilita Figura 1a 1b


Per situazioni di maggiore complessità si potrà far ricorso a valutazioni più complete utilizzando ad esempio il Mini Nutritional Assesment (Tabella 1).
I principali componenti della dieta sono i carboidrati, le proteine ed i lipidi (Figure 2a, 2b, 2c).

fragilita Figura 2a 2b

fragilita Figura 2c
Insieme alla dieta l’elemento fondamentale per controllare l’evoluzione della fragilità è l’attività fisica.
Numerosi dati di letteratura sottolineano il rapporto positivo tra attività fisica programmata e stato di salute (Haskell 2009) e tra attività fisica e mantenimento del volume cerebrale, con conseguente riduzione del declino cognitivo (Erickson 2010; e BRAIN 2016: 139; 662–673 | 662). Già nell’edizione 2009 del manuale Merk si sottolineava che “le persone che effettuano esercizi aerobici (camminare, nuotare, correre, eccetera) hanno una speranza di vita più lunga e un minore declino funzionale rispetto a chi fa vita solo sedentaria”, che “il sollevamento pesi aiuta a conservare massa ossea” e che “dall’attività fisica possono trarre beneficio anche lo stato dell’umore e le funzioni cognitive”. Recentemente uno studio di coorte su oltre 416.000 individui (Wen 2011), che ha avuto vasta risonanza mediatica, ha dimostrato una significativa correlazione tra aspettativa di vita e attività fisica.
IL MOVIMENTO COME TERAPIA

AZIONI: È opportuno incoraggiare gli anziani a svolgere un’attività aerobica semplice come camminare ed in seguito aggiungere l’allenamento all’esercizio di resistenza.

ESERCIZIO AEROBICO: deve essere praticato almeno tre volte la settimana, deve durare un minimo di 30 minuti, nelle persone ultrasessantacinquenni i maggiori vantaggi si ottengono con 5 km giornalieri a passo svelto.

L’ATTIVITÀ FISICA: protratta per oltre cinque mesi tre volte la settimana per circa 40 minuti ha un effetto significativo sulla fragilità,

L’ATTIVITÀ FISICA: Migliora l’equilibrio e le ADL. Migliora la velocità della marcia che molti AA ritengono un precursore di danno cognitivo.

L’ATTIVITÀ FISICA: Iniziata in età giovanile e/o media riduce l’incidenza di fragilità nell’età anziana.
L’importanza di iniziative che possano controllare o ridurre l’evoluzione della fragilità verso la disabilità è sottolineata dai dati ISTAT (Figura 3).

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Il NICE ha indicato 7 punti da rivolgere a cittadini ed amministratori per incoraggiare stili di vita che possano divenire “cura” (Figure 4a, 4b).

fragilita Figura 4a

fragilita Figura 4b

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