Continuità ospedale-territorio: l’esperienza dell’ACOT di Siena e le nuove prospettive per l’Area Vasta Sud-Est

GIOVANNI GUADAGNI, nasce ad Arezzo il 20 Maggio 1985, si trasferisce a Siena per gli studi alla Facoltà di Medicina e Chirurgia dove consegue la laurea il 21 Luglio 2011. Frequenta il Corso di Formazione in Medicina Generale presso la sede di Siena conseguendo il diploma il 20 Dicembre 2016. Iscritto all’Ordine di Siena svolge attività di guardia medica e sostituzione ai medici di medicina generale.  

L‘Agenzia di Continuità Ospedale Territorio (ACOT) di Siena ha lo scopo di garantire la continuità terapeutica ed assistenziale ai pazienti la cui dimissione risulta per motivi sociosanitari “complessa”. Abbiamo voluto valutare come garantisca la presa in carico del paziente sul territorio e l’attivazione di percorsi di cura e di assistenza del paziente stesso, aiutando il lavoro
del medico di medicina generale.

 

Parole chiave: ACOT, Siena, dimissione complessa, continuità ospedale-territorio, medico di medicina generale


Giovanni GuadagniIl progressivo invecchiamento della popolazione italiana, unito all’aumentata prevalenza delle malattie croniche, ha determinato un incremento delle dimissioni ospedaliere definite come “dimissioni complesse”. Inoltre, in considerazione del profondo mutamento della struttura sociale familiare proprio del nostro secolo, le famiglie oggi presentano notevoli difficoltà nell’accoglienza ed assistenza di una persona anziana al momento del rientro a domicilio. Questa criticità va inevitabilmente a riversarsi anche sul medico di medicina generale, il quale per mancanza di appropriata comunicazione con l’ospedale si può trovare a farsi carico del paziente con informazioni cliniche incomplete oppure ad organizzare percorsi di cura o assistenza sociale non sempre disponibili nell’immediato.

SCOPO DELLO STUDIO
Nel nostro studio abbiamo inteso valutare come, attraverso la sua piattaforma web, l’Agenzia di Continuità Ospedale Territorio (ACOT) di Siena, che ha lo scopo di garantire la continuità terapeutica ed assistenziale ai pazienti la cui dimissione risulta per motivi sociosanitari “complessa”, possa rappresentare una valida opzione per la gestione di tali casi e, conseguentemente, uno strumento di cui il medico di medicina generale può avvalersi al fine di ottenere una globale presa in carico del paziente sul territorio e l’attivazione di percorsi di cura e di assistenza del paziente stesso.

MATERIALI E METODI
Nel nostro studio abbiamo valutato n. 2.911 pazienti con “dimissione complessa”, definita mediante applicazione come test di screening della scheda BRASS, in uscita dall’ AOU Senese e dai presidi ospedalieri della provincia di Siena dal gennaio 2015 al settembre 2016. I dati sono stati raccolti mediante la piattaforma web utilizzata dall’ACOT per la presa in carico dei pazienti. Al fine di valutare l’efficacia di risposta da parte dell’ACOT abbiamo valutato gli intervalli di tempo intercorso tra l’invio della segnalazione dal reparto e la valutazione del paziente da parte del team ACOT (∆t Brass-Acot) e la dimissione effettiva del paziente (∆t Brass-Dimissione) che dovevano risultare rispettivamente inferiori a 2 e 6 giorni come definito dalla procedura ACOT.

RISULTATI
Sono state raccolte n. 2.441 (n. 1.259 nel 2015 e n. 1.182 nel 2016) con scheda di segnalazione completa. L’età media della popolazione dei pazienti segnalati è pari a 82 anni, con prevalenza del sesso femminile (rapporto F:M = 3:2). Dal punto di vista clinico questi pazienti presentano numerose multimorbidità, con almeno tre problemi clinici attivi nell’80% dei casi. Per queste patologie vengono assunti più di tre farmaci al giorno nel 90% dei casi che risultano essere più di cinque nel 30% dei casi. Deficit nella deambulazione sono presenti in oltre il 90% dei pazienti. Prima causa di ricovero è risultata la “frattura di femore”, 22%, evento acuto ad alta incidenza e mortalità negli anziani e spesso causa di importante disabilità.
Per quanto riguarda gli obiettivi del nostro studio è emerso come il ∆t Brass-Acot sia pari a 1.96 gg per il 2015 e 1.82 gg per il 2016, evidenziando una differenza statisticamente significativa (p<0,01) tra le due popolazioni. Anche il ∆t Brass-Dimissione ha presentato un decremento tra i due anni (pari a 6.1 gg per il 2015 e 5.9 gg per il 2016), sebbene tale differenza non sia risultata statisticamente significativa (p=0,20).

Pagina 27 Immagine 0004

DISCUSSIONE
Il quadro descritto dai risultati raccolti ha confermato quali siano le condizioni che possono determinare una “Dimissione Complessa”: età avanzata, multimorbidità, polifarmacoterapia e modelli di struttura familiare sempre meno in grado di farsi carico di queste persone una volta rientrate a domicilio.
Per quanto riguarda gli obiettivi dello studio si è visto come nel 2015 sia stato raggiunto unicamente il target ∆t Brass-Acot. Andando ad approfondire le cause che avevano portato ad una ritardata dimissione rispetto alle previsioni per questi pazienti e di conseguenza il mancato raggiungimento del target ∆t Brass-Dimissione, è stato riscontrato che in molti casi il peggioramento delle condizioni cliniche dei pazienti aveva determinato lo slittamento in tal senso. Nel 2016, al contrario, trascorso il tempo necessario per l’assimilazione della procedura da parte delle figure coinvolte, l’ottimizzazione del percorso ha permesso un miglioramento della performance con raggiungimento di entrambi i target temporali, conseguendo anche maggior omogeneità di risultati nei casi presi in carico.

Pagina 28 Immagine 0002
I risultati raccolti danno dimostrazione di come questo modello di ACOT, che a partire dal 2017 dovrebbe essere esteso anche al resto dell’Area Vasta Sud-Est, migliori la qualità della presa in carico del paziente, sblocchi risorse fondamentali per i reparti e prevenga che si verifichino degli sprechi. È evidente inoltre che rappresenti un valido aiuto al medico di medicina generale nella gestione delle dimissioni complesse. In tal senso, appare auspicabile un maggior coinvolgimento dei medici di medicina generale da parte dell’ACOT, cosa peraltro in linea anche con le scelte politiche regionali che tra i progetti in cantiere vedono l’istituzione di una “centrale della cronicità” per la presa in carico di tali pazienti, con l’intento di evitarne l’afferenza alle già sovraffollate strutture di pronto soccorso.
In futuro poi, potrebbe essere una proposta interessante l’adozione di un modello simile a quello dell’hospitalist anglosassone, con un certo numero di rappresentanti per ogni AFT che abbiano come particolare interesse la collaborazione con l’ACOT per la gestione delle dimissioni complesse relative ai loro pazienti o di quelli degli altri colleghi del gruppo associato che rappresentano. Questi medici di medicina generale, con la loro esperienza, potrebbero mettere in evidenza le criticità non ancora evidenziate e proporre nuovi percorsi di continuità assistenziale anche in direzione territorio-ospedale.

Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Il nostro sito utilizza i cookies per offrirti un servizio migliore.

Se vuoi saperne di più o avere istruzioni dettagliate su come disabilitare l'uso dei cookies puoi leggere l'informativa estesa

Cliccando in un punto qualsiasi dello schermo, effettuando un’azione di scroll o cliccando su Accetto, presti il consenso all’uso di tutti i cookies.