I giovani, invecchiano anche loro

ANTONIO PANTI, dal 1971 ha ricoperto diversi incarichi nella FIMMG, di cui è stato anche Segretario e Presidente Nazionale. Presidente dell’Ordine di Firenze dal 1988. Ha ricoperto cariche nazionali nella Federazione Nazionale degli Ordini, in particolare nella Commissione per le ultime stesure del Codice Deontologico. Membro di numerose Commissioni Ministeriali. È stato dal 1998 al 2016 Vicepresidente del Consiglio Sanitario Regionale.

PantiIl solco tra generazioni è sempre stato profondo, anche se quelle successive hanno finito per ricomporre il mondo con gli stessi pezzi sia pur in ordine diverso. Però questo solco oggi sembra più grande anche tra le generazioni dei medici, per le quali possiamo seguire la stessa classificazione sociologica generale in uso. Vi sono ancora pochi “veterani”, nati prima della guerra, col loro forte senso di gerarchia e la loro solida etica del lavoro. Ma il divario tra i padri, i “baby boomers”, nati dopo la guerra fino agli anni Sessanta, e i cosiddetti “millennials”, nati dopo l’Ottanta e che ora rappresentano i giovani medici, da quelli neolaureati fino ai quarantenni, è certamente assai vistoso. Colpa della tecnica che ha cambiato il mondo e segnato il passaggio da una generazione competitiva, consumerista, ma ancora legata all’etica del lavoro a una generazione – i suddetti “millennials” – che vive online, in cui prevale il realismo e l’individualismo teso al successo. Tutto ciò si innesta, nella nostra professione, sia nella dominanza tecnologica sulla medicina che nelle estreme difficoltà di progressione in carriera, tipiche del nostro paese. Più che esserci un solco, sembra che l’incomprensione regni sovrana tra generazioni. Infine se qualche potere è ancora nelle mani dei “veterani”, esiste una generazione intermedia, dei nati tra il ’65 e il ’79, schiacciata tra le altre, scettica, sfiduciata, che l’inopinato allungamento della vita e dell’età pensionabile ha spiazzato.
Il mondo sembra caotico e forse lo è davvero, ma un filo logico ci deve pur essere. I giovani invecchiano anche loro e l’alterna onnipotenza dell’umane sorti farà si che anch’essi “andranno a comandare”, e ciò accadrà quando la figura del padre, colui che definisce la legge, sarà ormai resa del tutto evanescente in un mondo dove il principio di gerarchia e il ruolo dell’esperto saranno sempre più in crisi. Altresì l’eredità che ricevono dai padri, sia della medicina in perenne, clamorosa evoluzione, sia della sanità, in affanno di fronte ai bisogni della gente, è un lascito pesante e difficile da gestire. Anzi che può del tutto cambiare, eventualità alla quale gli eredi sono impreparati. C’è un detto di Goethe: “ciò che hai ereditato dai padri, riconquistalo se vuoi possederlo davvero”. Un detto incredibilmente attuale. In sintesi il patrimonio che i giovani colleghi ereditano è molto vasto e complesso. Una sorta di eredità fluida che continuamente si accresce, quasi senza l’intervento dei medici. E continuamente muta e non ha confini ben definiti. Cosa si chiederà al medico domani?
Tuttavia vi è un filo logico di valori che non possono non sopravvivere. Finché l’uomo vorrà interporsi nel decorso naturale di quel fenomeno biologico che è la malattia avrà bisogno di un medico. L’eredità, insomma, esiste ma non è più possibile riceverla passivamente. Ecco, penso, la rabbia e la frustrazione dei giovani che non sanno come conquistare e mantenere il patrimonio professionale che viene loro quasi forzatamente trasmesso. Se questo ragionamento è giusto i giovani non debbono essere cooptati o, come si dice oggi, selezionati top down. Essi debbono porsi il problema di riconquistare la medicina e la sanità adattandole alle esigenze di ora ma ricostruite sulle fondamenta di allora.
Le nostre generazioni hanno inventato un complesso sistema che tuttora regge ma che sta per essere travolto dal predominio della tecnica sulla relazione umana e dell’economia sull’equità. Spetta ai giovani ritrovare il filo dei valori riconquistando appieno l’indipendenza della professione medica: invertire la deriva della sanità cui conduce la mercificazione del libero mercato unita all’innovazione tecnologica trasformata in illusione e feticcio. Invertire questa deriva significa riconquistare la professione dei padri.

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Si informano i lettori di Toscana Medica che sarà di prossima pubblicazione un forum dal titolo “LA FRAGILITA’ OSSEA: UN PROBLEMA CHE POSSIAMO AFFRONTARE MEGLIO”. Si ringrazia la

lilly

per il proprio contributo non condizionante.

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