Violenza ed aggressioni contro il personale sanitario

Un Convegno organizzato dalla Commissione Pari Opportunità dell’Ordine di Firenze 20 Maggio 2017

FEDERICA ZOLFANELLI, laureata nel 1978 si è specializzata in Anatomia ed Istologia Patologica all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma, è stata Direttore della Struttura Complessa di Anatomia Patologica nell’ASL 10 Firenze dal 1993 al 2015, ha frequentato il Corso di Alta Formazione per Dirigenti di Struttura Complessa presso il Laboratorio MeS della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa. È stata Consigliere Comunale e Presidente della Commissione Pari Opportunità per Tutti nel Comune di Scandicci.

Il fenomeno, in allarmante crescita, in gran parte tollerato e sottosegnalato da parte degli operatori sanitari che spesso non denunciano gli episodi accaduti, appare perciò sottostimato.

Parole chiave: violenza, aggressione sanitari, violenza sul posto di lavoro, Commissione Pari Opportunità


Federica ZolfanelliEpidemiologia del Rischio
Il Consiglio Nazionale della Fnomceo, in una mozione approvata nell’aprile 2017 ed indirizzata alla
Ministra Lorenzin, ha voluto richiamare l’attenzione sull’argomento Violenza e Aggressioni nei confronti degli operatori sanitari e sulla necessità di intervenire in considerazione anche del progressivo incremento di questi episodi in Italia e nel Mondo.
Sempre più frequenti gli episodi resi noti: aggressioni a Napoli, Catania, Sassari, Alcamo, Rimini, Bari, Foggia, Scandicci, Firenze, Pavia, Sarzana, Giugliano, Aversa ecc.
Come riportato dal Ministero della Salute, nella traduzione italiana della definizione del NIOSH (National Institute of Occupational Safety and Health), la Violenza sul luogo di lavoro è definita come “Ogni aggressione fisica, comportamento minaccioso o abuso verbale che si verifica nel posto di lavoro” ed è addirittura considerata un importante problema di salute pubblica nel mondo (WHO, 2002).
In nessun paese al mondo esistono dati nazionali che permettano una precisa descrizione dell’ampio range di eventi che vanno dall’insulto all’omicidio e forniscano dati coerenti con la
realtà. I risultati appaiono disparati perché sono differenti l’interpretazione del concetto di Violenza e la definizione di Atti Violenti, la concentrazione geografica di Violenza, gli strumenti di misura della Violenza. Inoltre le casistiche presenti in Letteratura sono per lo più retrospettive e basate su questionari differenti: a reclutamento volontario, circoscritti nel tempo, su campioni diversi per numero e tipologia di operatori e con metodologia disparata di raccolta dati.
Se statistiche omogenee e confrontabili non esistono, una cosa è comune: il diffuso fenomeno di sottovalutazione del problema da parte degli operatori e la presenza di barriere al Reporting. Nonostante le diversità fra paesi, culture e lavoro, la risposta all’aggressione è simile dovunque: circa l’84% dei lavoratori non denuncia l’aggressione. Solo le violenze fisiche con lesioni conseguenti costituiscono situazioni critiche per denunciare l’evento.
Tutti gli operatori della sanità sono potenzialmente a rischio di tutti i tipi di Violenza, nella maggior parte delle casistiche il personale sanitario più interessato è l’infermieristico, probabilmente a causa della maggior vicinanza e contatto con i pazienti. Ma anche tra i medici i casi stanno aumentando.
Si documentano espressioni di ogni tipo: Violenza Non Fisica (psicologica e verbale): insulti, minacce, intimidazioni, stalking ma anche Violenza Fisica: sputi, pedate, schiaffi, morsi, bastonate, fino ad arrivare ai casi più gravi di omicidio con accoltellamenti ed armi da fuoco, per rancore, per vendetta o per rapina. La maggior parte degli studi riporta che la Violenza Non Fisica è la forma più frequente di Aggressione. L’aggressione proviene non solo dai pazienti ma anche dai parenti od accompagnatori/visitatori. I risultati delle indagini svolte negli ospedali illustrano che la Violenza Fisica occorre più frequentemente nei DEA e nei luoghi di attesa, nelle Strutture Psichiatriche ospedaliere e territoriali, nei Servizi di Neurologia e Riabilitazione postchirurgica, nei Servizi di Geriatria. Per lo più proviene dal paziente, più spesso di genere maschile, più frequentemente in stato mentale alterato per malattie psichiatriche e /o abuso di droghe, maggiormente colpito è il personale infermieristico.
La Violenza Non Fisica (psicologica e verbale) occorre più frequentemente nei Servizi di Geriatria, nei DEA, in Chirurgia e proviene più spesso dal Parente/Visitatore/Accompagnatore, senza differenze di genere, in normale stato mentale. La Violenza Non Fisica interessa tutti gli operatori.
Una indagine sugli atti di violenza compiuti contro Medici di Continuità Assistenziale relativa a 2458 medici di guardia intervistati, apparsa su Quotidiano Sanità del 9 aprile 2015 (“Ancora aggressioni alla Guardia medica – Fenomeno in crescita” a cura di Ricerca Settore Continuità Assistenziale – Esecutivo Nazionale Fimmg) fornisce interessanti risultati: il 90% dei medici dichiara di aver subito atti di violenza, il 64% minacce verbali, l’11% atti vandalici, il 22% percosse e ben il 13% minacce a mano armata con armi improprie. Nel complesso 9 medici su 10 durante tutta la loro attività hanno subito almeno una volta un’aggressione e 8 su 10 ne hanno subita più di una. Solo il 13% decide di denunciare. Il 30% decide di non segnalare sperando che non riaccada mai più. Il 29%, infine, è talmente provato da chiedere il trasferimento in un’altra sede. Il 35% domanda a familiari o amici di accompagnarlo sul posto di lavoro. Nel 90% dei casi la violenza si è svolta in ambulatorio ed è stata conseguente a richieste improprie dell’utenza. A maggior rischio sono le donne medico che svolgono il servizio di Continuità Assistenziale.
Emerge una situazione allarmante (vedi Tabella 1).

Tabella 1 P 25
Qualunque siano le motivazioni ed i fattori di rischio, è fondamentale aver chiaro che la violenza ha un’eziologia multifattoriale non solo determinata dalle caratteristiche personali dell’aggressore e della vittima ma da molteplici fattori culturali, organizzativi, situazionali e sociali. Il contesto in cui nasce, si articola e si struttura la violenza, l’ambiente circostante, le caratteristiche demografiche, le attitudini personali, la preparazione/formazione, i valori personali degli attori, tutti questi elementi debbono essere presi in considerazione nell’analisi del problema. Comunque, essa insorge sempre su una interazione interpersonale negativa, a sua volta collocata in un contesto sociale ed organizzativo particolare.
Interessanti inoltre le considerazioni di Kelen Gabor apparse su “Jama” nel 2010 e che vengono riportate integralmente nella Tabella 2.

Tabella 2 P 25
Da non trascurare altri aspetti della Violenza, quella Orizzontale, fra operatori sanitari, ed un fenomeno particolare la Violenza in carcere su operatori sanitari.
Il Ministero della Salute riconosce la violenza su operatore come Evento Sentinella (ES). Gli Eventi Sentinella sono considerati per la loro gravità ed il loro significato un problema prioritario per la sicurezza dei pazienti, con importanti ripercussioni sulle organizzazioni sanitarie, sui professionisti e sulle amministrazioni locali e regionali. Pertanto, come previsto per gli eventi sentinella e con l’obiettivo di diffondere informazioni relative alla sicurezza ed offrire una strategia a livello aziendale, il Ministero ha emanato nel 2007 la “Raccomandazione per prevenire gli atti di violenza a danno degli operatori sanitari” per le strutture sanitarie. La Raccomandazione comprende indicazioni per l’identificazione dei rischi durante le attività lavorative e per l’adozione di iniziative e programmi volti a prevenire gli atti di violenza e/o attenuarne le conseguenze negative; sottolinea che l’evento violenza mette in evidenza possibili carenze culturali, organizzative e gestionali che devono essere attentamente valutate e affrontate.
È pertanto fondamentale che sia le Direzioni Aziendali che ciascun Operatore siano consapevoli del problema Violenza e si impegnino a collaborare nella segnalazione di Aggressioni, nell’identificazione di fattori di rischio e nell’implementazione di azioni preventive (vedi Manuale di formazione per il governo clinico). Sono addirittura state rese disponibili Linee Guida per gestire e comunicare eventi avversi in sanità che comprendono l’analisi accurata dell’evento e la comunicazione di questo.
Gli Ordini stanno lavorando all’istituzione di un Osservatorio Regionale sulla Sicurezza degli Operatori della Sanità dedicato in particolare alla violenza proprio allo scopo di collaborare ad analizzare gli episodi di criticità, organizzare corsi di formazione, rappresentare uno strumento operativo continuativo ed efficace presso il quale far confluire dati. Gli Standard strutturali, organizzativi e di sicurezza sono importanti ma insufficienti. Per comprimere il fenomeno occorre favorire la comunicazione entro lo staff e l’empatia con il paziente, aderire all’Incident Reporting and Learning in modo da implementare procedure di analisi come gli Audit e Root Causes Analysis, svolgere continuo monitoraggio per arrivare ad avere dati epidemiologici certi.
Di fronte al dilagante fenomeno della violenza, il Centro Gestione Rischio Clinico della Regione Toscana documenta 40 Casi in tutta la Regione dal 2010; 14 eventi sentinella, 13 AR (Alert Report), 3 M&M (Morbidity and Mortality) in Area Vasta Centro dal 2013. Questi dati sembrano sottostimati perché probabilmente sotto-segnalati all’Incident Reporting da parte degli operatori sanitari.
La Commissione Pari Opportunità dell’Ordine  di Firenze, insieme al Collegio Ipasvi ha organizzato il convegno “Rischiare la vita curando: basta!” che si è svolto all’Ospedale di San Giovanni di Dio il 20 Maggio 2017. Si è voluto non solo sottolineare un fenomeno importante e grave ed esortare tutti gli operatori a non tollerare la violenza ma anche ribadire che la Qualità delle cure è garantita dalla sicurezza degli operatori e che la sicurezza degli operatori e dei pazienti rappresenta un unico problema.

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MOZIONE DEL CONSIGLIO NAZIONALE FNOMCeO

Il Consiglio Nazionale della FNOMCeO, riunito in Roma il 6 e 7 Aprile 2017  

considerato
il numero crescente di episodi di violenza nei confronti dei medici e del personale sanitario ed in particolare di coloro che operano nei servizi di continuità assistenziale ed emergenza urgenza
rilevato
che spesso tali episodi di violenza avvengono in luoghi in cui le condizioni organizzative e strutturali dei servizi non garantiscono un idoneo svolgimento dell’assistenza in condizioni di sicurezza
valutato
che il Sistema Sanitario deve mettere il medico ed il personale sanitario nelle situazioni di operare garantendo le più idonee condizioni di sicurezza sia del paziente che degli operatori coinvolti, promuovendo a tale scopo un’adeguata organizzazione e mettendo a disposizione strutture idonee e decorose in grado di assicurare un’adeguata assistenza
ricorda
che la professione medica ha già pagato un altissimo tributo, anche con il sacrificio della vita di colleghe e colleghi
chiede
al Governo e alle Regioni, secondo le rispettive competenze, un intervento per potenziare il monitoraggio degli episodi di violenza nei confronti degli operatori sanitari rendendolo più efficiente ed efficace al fine di intraprendere azioni che impediscano il ripetersi di tali episodi, nonché disposizioni per la verifica delle condizioni di idoneità organizzativa e strutturale dei servizi in cui i medici sono maggiormente esposti ad atti di aggressione  
impegna
il Comitato Centrale a rappresentare tale situazione in ogni sede istituzionale e a fornire ogni idonea collaborazione per porre fine al clima di insicurezza in cui oggi esercitano molti operatori sanitari, cosi tutelando i cittadini e gli stessi professionisti.  


Chi aggredisce un medico, aggredisce se stesso.

 

In Evidenza

Si informano i lettori di Toscana Medica che sarà di prossima pubblicazione un forum dal titolo “LA FRAGILITA’ OSSEA: UN PROBLEMA CHE POSSIAMO AFFRONTARE MEGLIO”. Si ringrazia la

lilly

per il proprio contributo non condizionante.

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