Attività ambulatoriale con i migranti a Firenze

 

Allaman Allamani

Allaman AllamaniAgenzia Regionale di Sanità Toscana. Associazione Anelli Mancanti

 

 

Irene SeveriIrene Severi, Associazione Niccolò Stenone

 

 

Caterina SilvestriCaterina Silvestri, Agenzia Regionale di Sanità Toscana

 

 

con la collaborazione di
Mario Mancini, Simone Pintimalli, Chiara Papini, Alessia Quatrale, Dina Stratico, Valentina Cardillo, Paulina Concha Luongo
Associazione Anelli Mancanti

A Firenze l’assistenza ai migranti vede oggi un insieme di interventi realizzati dal volontariato in collabo-razione con l’istituzione pubblica. Dall’esperienza degli ambulatori delle associazioni “Anelli Mancanti” e “Stenone” si rendono qui noti alcuni dati, insieme a quanto abbiamo iniziato ad apprendere da questo nuovo tipo di relazione d’aiuto.

Parole chiave: migrante, cultura, volontariato, relazione d’aiuto, assistenza sanitaria , epidemiologia

La relazione dell’operatore sanitario coi migranti

La relazione coi migranti
I problemi che un medico o un operatore sanitario trova nel contatto con i migranti sono vari.
I migranti sono per lo più uomini giovani, dotati di prestanza fisica, quella che li ha fatti arrivare fin qui da lontano, dopo una serie di viaggi e traversie. È presumibile che le loro idee di malattia e di cura siano assai diverse da quelle che trovano in Italia e che nel sistema sanitario del paese d’origine l’attenzione alla salute e alla prevenzione sia poco presente o assente. Insieme ad altri fattori ciò può renderli incostanti quando si tratta di eseguire gli esami prescritti o di tornare a un follow-up; oppure, in altri casi, può farli inclini a insistere per visite e medicine, qui così tanto più disponibili che nel loro paese.
Il problema principale nella visita sanitaria è quello della lingua. Spesso chi si presenta conosce poco o punto la lingua italiana e forse sa solo qualche parola d’inglese o francese, le lingue delle ex colonie d’Africa e d’Asia. In diversi casi, quando non c’è un mediatore addetto, fa da traduttore un amico o un parente, ma restano i dubbi su quanto fedele sia la traduzione dal e al paziente. Sarebbe importante che l’operatore conoscesse un po’ d’inglese, francese e spagnolo, per permettere, quando ci sono le condizioni, un minimo di comunicazione personale.
È naturale che l’italiano che presta aiuto intenda la comunicazione con l’altro attraverso i significati che la propria cultura attribuisce a parole e comportamenti. Pertanto, anche se ci sembra di intendere cosa ci vuole far capire chi viene da una diversa cultura, resterà sempre una “zona cieca”, di cui non avvertiamo le domande e a cui non possiamo dare risposte.
Non è neppure facile, poi, avere notizie sull’ambiente in cui questi nostri pazienti vivono in Italia. Alcuni stanno da soli, altri con familiari o con amici, altri ancora in case famiglia o in centri di accoglienza. Possono essere contesti adeguati, oppure problematici per tipo di rapporti, di attività e persino di vitto. Quest’ultimo viene fornito secondo i modi del mangiare italiano, che può essere insolito per gli ospiti e generare disturbi digestivi. Inoltre, la scarsa attività fisica, la mancanza di un ruolo sociale e di un impegno lavorativo, hanno conseguenze psicofisiche e provocano possibili disturbi.
Raccogliere informazioni richiede perciò tempi lunghi e una buona dose di pazienza.
Cosa apprendiamo dall’assistenza ai migranti
Tra le abilità comunicative che si apprendono nell’assistenza ai migranti, risulta centrale quella dell’ascolto (vedi Maillart V, Allamani A, Marchi MR, et al., 1992). L’ascolto diviene necessario per provare a superare le difficoltà di lingua e cultura e per identificare i problemi. Si sviluppa quando promuoviamo la nostra attenzione per l’altro, dandogli tempo di formulare una sua richiesta o risposta ed evitando di fargli subito domande su un sintomo o una patologia da cui ipotizziamo potrebbe essere affetto, perché egli potrebbe assentire solo per cortesia o deferenza, anche nel caso non avesse capito. Quest’atteggiamento contribuisce a rendere personale la relazione tra chi riceve la visita e chi la fa e a creare fiducia, che è fondamento della comunicazione, qui come nell’assistenza in generale.
Un approccio che ha successo è cominciare il colloquio col presentarsi e chiedere il nome della persona che abbiamo di fronte e poi fare domande semplici, ripetendole se non capite ed esprimendosi con voce alta e piana. Probabilmente si vedrà che una certa dose di contatto corporeo (ad esempio stringere ripetutamente la mano, incoraggiare con un tocco sulla spalla o sul braccio) è capace di generare empatia con persone provenienti dal centro Africa; mentre per le persone provenienti dall’Asia lo stesso risultato potrebbe essere raggiunto mantenendo un buon contatto visivo. Infine spiegare bene quale è la terapia da attuare o i luoghi dove andare per eseguire altre visite, prendendo altresì contatto con i colleghi per l’appuntamento, vuole altro tempo. In questo modo una prima visita può richiedere anche 30 minuti.
Abbiamo poi visto che una visita di controllo presso lo stesso operatore, nella stessa struttura e nello stesso orario, a distanza di qualche settimana, è ben accetta e contribuisce ad accrescere il rapporto di fiducia con la persona, rassicurandola nel suo percorso assistenziale.


Epidemiologia dei migranti nel territorio toscano
Chi sono i migranti? Col termine si indica anzitutto chi decide di lasciare il proprio Paese d’origine per un altro per cercarvi lavoro e condizioni di vita migliori; in questo senso, la parola ha una connotazione economica. In modo più generico, migrante si riferisce anche a chi è in fuga dal proprio Paese perché perseguitato o perché lo starvi è pericoloso e cerca protezione altrove, facendo richiesta di asilo. Sono da noi accolti nel Sistema per Richiedenti asilo e Rifugiati (SPRAR), ma nella fase d’emergenza sono temporaneamente ospitati nei Centri d’Accoglienza Straordinaria (CAS).
Se la richiesta viene accolta nel Paese di arrivo, la persona acquista lo status di rifugiato, sancito nel diritto internazionale dalla Convenzione di Ginevra del 1951 (Bidini B, 2017).
In generale, gli immigrati fanno parte degli stranieri, che possono trovarsi in Italia anche da molti anni e che sono regolarmente residenti, oppure irregolari o clandestini. Tra gli stranieri si devono distinguere i cittadini dell’Unione Europea (UE) e i cittadini non UE, tra cui anche quelli provenienti da Nazioni a sviluppo avanzato, ad esempio gli USA e la Svizzera.
La Toscana, nel dicembre 2016, aveva 400.370 residenti stranieri, il 10,7% della popolazione generale (nel 2004 erano il 4,0%). Essi per il 53,6% sono di genere femminile e per il 72,0% hanno un’età tra 0 e 44 anni, che è più bassa rispetto alla media italiana. Le nazionalità dei residenti presenti in Toscana arrivano al numero di 173 (198 nell’intera Italia). Più del 30% viene dall’Europa centro-orientale – Albania (57,6%), Ucraina (9,2%) e Polonia (7,3%) –; il 25,2% del totale è giunto da Paesi membri dell’UE – con una netta maggioranza della Romania –; al terzo posto si collocano i cittadini asiatici (22,3%), provenienti per metà dalla Repubblica cinese (Osservatorio Sociale Regionale, 2017).
In Toscana il gruppo dei richiedenti asilo e rifugiati, ospitati “in modo diffuso” in 810 CAS e in 22 SPRAR, assommava, al 30 aprile 2017, a 12.681 persone (in media 3 ogni 1.000 residenti).
A questi numeri vanno aggiunti gli stranieri irregolari, o clandestini, non registrati come residenti. Questa quota di popolazione è variamente stimata tra l’8% e il 30% degli stranieri regolari (Colombo F, 2017).

Associazioni che si occupano della salute dei migranti a Firenze
In Toscana una serie di associazioni si occupano della salute dei migranti. Oltre allo “Stenone” e ad “Anelli Mancanti”, che hanno una sede propria per visite sanitarie, e che sono descritti più sotto, esistono l’unità di strada dei Medici per i Diritti Umani (MEDU) e quella della CAT, le quali prestano aiuto alle vittime di tratta e di prostituzione e ai soggetti che occupano case.
La maggior parte delle associazioni si avvale del volontariato, con figure a formazione professionale e culturale diversa, aventi un orientamento solidale di aiuto verso persone e gruppi in condizioni di disagio. Nella sua esperienza il volontario sviluppa un senso di responsabilità che tende a portarlo progressivamente a percepire il disagio altrui anche come disagio della propria realtà sociale, affrontando il quale può intervenire sulla qualità della vita di tutta la comunità, inclusa la propria. L’esperienza volontaria nei contesti associativi può così amplificare il senso di cittadinanza e di integrazione.

Attività sanitaria ambulatoriale svolta agli “Anelli Mancanti” 
Gli “Anelli Mancanti” è un’associazione nata nel 1997 a Firenze, che ha come scopo principale il sostegno e il supporto di cittadini migranti e di persone che vivono in situazioni di marginalità sociale ed economica nel loro processo di autonomia e di inserimento sociale. L’associazione è basata sul volontariato e il valore del volontariato viene promosso come partecipazione attiva.
Sin dalla sua nascita l’associazione ha realizzato corsi di lingua e cultura italiana e corsi d’informatica e di lingue straniere, affiancando però anche attività interculturali come quelle sportive o teatrali.
L’associazione, inoltre, prevede sportelli di informazione e consulenza, ad esempio legale, al fine di poter supportare la persona in difficoltà in un concreto processo di inserimento.
Da alcuni anni l’associazione ha dato inizio a un servizio di informazione e consulenza sanitaria.
Quest’attività, rivolta a migranti o persone in stato di necessità anche non in regola con l’assistenza del SSN, viene svolta con colloqui sanitari, visite mediche e, se necessario, con distribuzione di medicamenti da banco, i giorni di lunedì e di mercoledì, dalle 19.15 alle 20.30. Esiste anche uno sportello per donne, di lunedì, con colloqui realizzati da ostetriche. Viene poi fornita, su appuntamento, un’assistenza odontoiatrica di base fuori sede. La cooperazione con le strutture sanitarie pubbliche e private costituisce una rete di continuità assistenziale, con collaborazioni con l’USL Toscana Centro, l’ospedale di Careggi, alcuni medici di medicina generale, i centri di accoglienza rivolti all’assistenza ai migranti – quali Stenone, Caritas, MEDU, Cenacolo, Albatros, CAT, Help Center Stazione SMN – e con l’Agenzia Regionale di Sanità Toscana, con cui si è lavorato (insieme ad altre associazioni regionali) per la raccolta dei bisogni socio-sanitari dei migranti e per contribuire a realizzare una cartella clinica comune a tutte gli interventi socio-sanitari per migranti in Toscana.
Gli operatori che prestano gratuitamente servizio sono attualmente 2 medici di medicina generale, 1 medico odontoiatra, 2 ostetriche e 2 volontari.
Le persone che si sono presentate allo sportello degli Anelli dal 2013 al luglio 2017, in buona parte non registrate come residenti, sono state 166, con un’età tra i 18 e i 40 anni e in grande prevalenza maschi, con un totale di 273 visite. Provengono da Marocco (61), Bangladesh (23), Senegal (16), Mali (8), Togo (5), Gambia, Nigeria, Perù e Cina (ciascuna con 4), Costa d’Avorio e Italia (3), Gana, Pakistan e Filippine (2 ciascuna), e, con 1 persona ciascuno, da altri Paesi d’Africa (in 7 casi), d’Asia (in 4 casi), di Centro America (in 3 casi), di Sud America (in 1 caso). 2 casi vengono dall’UE (Spagna e Italia).
Le diagnosi più comuni sono state: a) mal di gola, influenze; b) odontalgie, carie, gengivopatie, rottura di denti; c) congiuntiviti, disturbi del visus; d) gastriti, disturbi digestivi; e) cefalee, dolori osteoarticolari, artriti; f) patologie della pelle (eczemi, allergie, infezioni); g) lesioni muscolari e ossee, traumatismi; h) certificazioni di buona salute per palestra o per attività sportive agonistiche; g) richiesta d’interruzione di gravidanza.
L’attività preventiva si è realizzata mediante una serie di incontri di informazione sui principali problemi di salute discussi presso le classi di insegnamento di lingua italiana e alcune visite presso strutture di accoglienza fiorentine.

Attività svolta all’ambulatorio “Niccolò Stenone”
L’associazione “Niccolò Stenone” ha dal 1991 a Firenze un ambulatorio sanitario per immigrati e per chi, in condizione di indigenza, necessita di visite e cure, generali, specialistiche e odontoiatriche. Fornisce inoltre farmaci gratuitamente grazie alla collaborazione col centro missionario diocesano e può eseguire accertamenti di laboratorio e strumentali.
Gli ambulatori sono aperti i pomeriggi dal lunedì al venerdì, dalle 14.30 alle 18.30, e la mattina del lunedì, giovedì e venerdì, dalle 9.00 alle 12.00. Si rivolgono a: a) tutti gli esclusi da qualsiasi assistenza da parte SSN; b) le persone con tesserino STP (Straniero Temporaneamente Presente) o ENI (Europeo Non Iscritto), che necessitano di continuità assistenziale o urgenze non rimandabili al servizio della ASL; c) italiani non più iscritti al SSN, in difficoltà economica per pagare il ticket o con difficoltà nell’accesso al sistema pubblico.
L’attività è garantita dalla presenza quotidiana di un’infermiera, di una segretaria e di un gruppo di medici di medicina generale e specialisti volontari che gratuitamente cercano di dare risposta ai problemi di salute degli utenti. Ai fini di costruire un percorso aderente ai bisogni dell’utenza, ciò richiede il confronto tra diverse figure sanitarie e l’articolarsi di interventi tra le varie associazioni del privato sociale e del sistema pubblico.
Lo “Stenone”, oltre che con alcuni progetti della Regione Toscana, collabora con le Unità di strada fiorentine della CAT e di MEDU, con la comunità di Sant’Egidio, con “Anelli Mancanti” e con alcuni CAS e SPRAR. Nel 2015 è iniziato un progetto d’intervista congiunta psico-sanitaria per richiedenti asilo e rifugiati, ai fini di valutarne i rischi di vulnerabilità. Una collaborazione indispensabile è quella con gli specialisti della Fondazione Bartolomei.
Dall’analisi della attività degli ambulatori per il 2016 emerge che:
in prevalenza gli accessi sono di persone provenienti dal Nord Africa (240), 90% di sesso maschile e di età tra 28-42 anni, che hanno STP o hanno perso assistenza per la perdita del lavoro, con patologie acute del tratto respiratorio e gastroenterologico, ma soprattutto cardiovascolari. In totale vi sono state circa 500 prestazioni infermieristiche, 1.500 prestazioni odontoiatriche, 1.200 consulenze interne di medicina generale, 300 consulenze psichiatriche, 550 consulenze specialistiche, 800 informazioni sanitarie, 100 visite domiciliari c/o strutture residenziali, centri diurni, occupazioni e strada;
c’è stato, rispetto agli anni precedenti, un aumento in numero di italiani (155 persone);
gli ambulatori hanno inoltre fatto prestazioni occasionali a richiedenti asilo (circa 120), specie nel periodo di tempo antecedente il riconoscimento dello status di rifugiato;
in linea con le segnalazioni degli ultimi rapporti internazionali e regionali, si è rilevato un numero consistente di sintomi psichiatrici post-traumatici presso i CAS e presso alcuni SPRAR, il che richiederebbe ulteriori momenti di assistenza;
si sono attivati programmi di educazione sanitaria e vaccinazioni e, in accordo con l’Istituto di Prevenzione Oncologica (ISPO), screening oncologici (Pap-Test/Hpv-Test, ricerca del sangue occulto nelle feci, mammografia) per soggetti STP o ENI.

Prospettive
Nella prospettiva di sviluppare adeguatamente l’assistenza ai migranti, riteniamo che dovrebbero essere realizzate le seguenti azioni:
poiché ci sono difficoltà comunicative con l’utente legate a vari fattori – diversità della sua lingua dall’italiano, frequente basso grado di istruzione, a volte deficit cognitivi o psicopatologici ostacolanti l’apprendimento della lingua –, è opportuno formare gli operatori sanitari a collaborare con i mediatori, da valorizzare non solo come traduttori ma anche come veicolo culturale per l’analisi di contesto del sintomo/problema;
è necessaria una formazione dei medici di medicina generale/cure primarie che consenta loro di sviluppare specifiche abilità comunicative e anche, mediante strumenti metodologici adeguati, un approccio transculturale capace di prestare attenzione ai bisogni del paziente;
dato l’emergere di disagi psicologici/disturbi psichiatrici nella popolazione marginale e tra i richiedenti asilo (in questo caso per la condizione di vulnerabilità presente prima del viaggio, durante il medesimo e nelle strutture di accoglienza), è necessario promuovere negli operatori di accoglienza le abilità di ascolto, anche del disagio psichico;
ai fini di permettere la continuità assistenziale verso persone fragili e multiproblematiche, si deve rafforzare la rete tra associazioni e istituzioni pubbliche;
devono essere promosse le azioni di prevenzione – ad esempio con screening oncologici e infettivologici –, riabilitazione e gestione della cronicità, e deve essere favorito l’accesso alle cure odontoiatriche.

Bibliografia: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Anelli Mancanti
Via Palazzuolo 8, Firenze
Tel. 055 2399533
Associazione Niccolò Stenone
Via del Leone 35, Firenze
Te. 055 214994

Il nostro sito utilizza i cookies per offrirti un servizio migliore.

Se vuoi saperne di più o avere istruzioni dettagliate su come disabilitare l'uso dei cookies puoi leggere l'informativa estesa

Cliccando in un punto qualsiasi dello schermo, effettuando un’azione di scroll o cliccando su Accetto, presti il consenso all’uso di tutti i cookies.