SMS, MMS, WhatsApp, iMessage…:

lettura diagnostica e scrittura terapeutica dei messaggi nella pratica psicoterapeutica e medica


Erica EisenbergErica Eisenberg, Psicologa, psicoterapeuta, 
docente della Scuola di Specializzazione in Psicoterapia per medici e psicologi “Centro Studi e Applicazione della Psicologia Relazionale di Prato”, socio clinico della Società Italiana di Psicologia e Psicoterapia Relazionale S.I.P.P.R.

 

 

GIANMARCO MANFRIDA, Medico psichiatra, psicoterapeuta, Direttore Centro Studi e Applicazione della Psicologia Relazionale di Prato, past President della Società Italiana di Psicologia e Psicoterapia Relazionale

VALENTINA ALBERTINI, Psicologa, psicoterapeuta, docente del Centro Studi e Applicazione della Psicologia Relazionale di Prato, Commissione Ricerca della Società Italiana di Psicologia e Psicoterapia Relazionale

I messaggi telefonici (SMS, WhatsApp…) possono rappresentare un sostegno all’attività clinica non solo per gli psicoterapeuti ma anche per i medici, garantendo reperibilità, sostegno nelle situazioni gravi, riduzione della frequenza degli incontri e lasciando discrezionalità al professionista, a cui grammatica e sintassi dei messaggi consentono letture diagnostiche e interventi psicologici.

 

Parole chiave: comunicazione medico-paziente, SMS e WhatsApp, lettura diagnostica, scrittura terapeutica, psicoterapia

Le modalità di interazione tra professionista e cliente mutano col mutare dei tempi. Sempre più spesso oggi il professionista comunica con il cliente attraverso il cellulare con servizi di messaggistica istantanea: il contatto è diretto, continuo e veloce, ma anche immediatamente interattivo.
Qual è la differenza tra SMS/MMS, iMessage e WhatsApp?
Con SMS/MMS si possono inviare messaggi di testo e foto ad altri telefoni cellulari utilizzando il credito telefonico della SIM. Con iMessage si possono inviare gratuitamente messaggi di testo e foto a un altro dispositivo iOS tramite Wi-Fi; stesso discorso per WhatsApp e simili, disponibili non solo su iOS ma anche su Android, Windows Phone, BlackBerry.
Da tempo noi proponiamo agli psicoterapeuti l’impiego dei messaggi SMS e WhatsApp in forma di appoggio alla psicoterapia, esaminandone le caratteristiche comunicative non solo a livello di trasmissione di dati ma anche di emozioni.
I messaggi inviati da telefoni cellulari possono rappresentare una risorsa terapeutica, consentendo di garantire reperibilità, di sostenere situazioni gravi, di prolungare il potere della relazione terapeutica estendendo l’intervento oltre il limite temporale della seduta, di rendere possibile una riduzione della frequenza degli incontri. Le conclusioni di molti studi  confermano l’utilità di un uso consapevolmente psicoterapeutico dei messaggi all’interno di una terapia, valorizzando anche la flessibilità dello strumento, che pare prestarsi sia a scopi di comunicazioni pratiche, che di sostegno, che di intervento terapeutico tanto conciso quanto incisivo.
La grammatica, la sintassi, gli emoticons (le “faccine” e le illustrazioni …) dei messaggi consentono letture diagnostiche e interventi terapeutici.
Il modo in cui sms e WhatsApp sono scritti non deve essere mai considerato casuale, sia per quelli che arrivano, sia per quelli che vengono inviati dal curante. Un testo scritto tutto in maiuscole o interrotto da un eccesso di puntini sospensivi sembra ben adeguato a una diagnosi di personalità istrionica: contiene quindi già un suggerimento diagnostico. Molti messaggi inoltre raggiungono i curanti senza essere firmati, come se il paziente avesse la pretesa di essere immediatamente riconosciuto o ancor meglio unico; rispondendo con un messaggio che segnala solo la mancanza della firma, si ristabilisce subito un principio di realtà.  Il fatto che il nome dell’inviante possa essere indicato dal telefono non toglie significatività a questa osservazione, perché il cliente non è autorizzato a presumere di essere incluso nella rubrica del terapeuta.
Talora i messaggi ricevuti contengono incongruenze e contraddizioni che possono essere segnalate subito ed esaminate successivamente in terapia, in modo da creare una attivazione nel paziente.
Un uso “espressivo” se non coscientemente retorico dei messaggi è testimoniato anche dall’uso della punteggiatura, come nel seguente esempio, in cui si apprezza come la paziente tenga a comunicare la notizia in modo emozionante: “Ciao, sono Cristina … ho una novità … sono incinta di circa otto settimane. Evidentemente ho sbagliato i conti!”.
Anche il curante per ogni sms ricevuto deve fare delle scelte stilistiche di risposta adeguate al contenuto, in modo da rafforzarlo con elementi persuasivi: per rispondere a una disdetta, ad esempio, può scegliere un tono neutro o uno preoccupato o perfino indifferente, a seconda del significato che le attribuisce, al momento della terapia, alle sue intenzioni relative all’ intervento.
Ricorrere al nome del paziente può essere una maniera per trasmettere maggiore “personalizzazione” al messaggio, rendendo meno fredda la parola scritta. Anche la collocazione del nome può esprimere sfumature diverse, ad esempio: “Giovanni, ha proprio fatto una cavolata” è più comprensivo e meno accusatorio di “Ha proprio fatto una cavolata, Giovanni!”, dove la contiguità alla fine della frase e il punto esclamativo sembrano implicare una tirata d’orecchi piuttosto che consolatoria solidarietà. Quest’ultima invece può essere accentuata semplicemente con l’uso della punteggiatura: “Giovanni, ha proprio fatto una cavolata …”.
L’organizzazione della frase, la distribuzione delle parole, la punteggiatura, il suono evocato alla lettura danno al messaggio scritto quell’aspetto connotativo di significato che appartiene alla componente analogica, espressiva, emotiva del linguaggio.
Che il terapeuta firmi sempre i suoi messaggi, per esteso o con una sigla, non è solo un debito di cortesia e un segno di educazione: la conclusione firmata rappresenta un marcatore di contesto, indica che si tratta di un messaggio interno a un rapporto professionale, riducendo i rischi di un eccesso di confidenza.
Nel caso che il curante ritenga di ricevere troppi messaggi e voglia sottolinearlo, può utilizzare diverse maniere: rispondere con un sms che rimarca l’eccesso, non rispondere o rispondere solo dopo un tempo adeguato a far temere al paziente di aver esagerato, conservare i messaggi nella memoria del cellulare e utilizzarli per farne argomento di lavoro sulla relazione …
Per il curante la scelta dei termini appropriati a creare nel paziente l’effetto psicologico voluto è un impegno di grado variabile ma da non sottovalutare: un semplice incoraggiamento è comunque diverso se espresso con “Brava!” o con “A presto.” Una battuta o un commento spiritoso possono confermare una particolare intesa in certe situazioni, ad esempio: “Complimenti, un risultato di prestigio che le porterà credito e … clienti!”; in altre, è opportuno usare espressioni più generiche, ad esempio:  “Mi fa piacere che abbia ottenuto un così buon risultato”.
Gli sms poi possono essere corredati di emoticons, figurine più o meno allegre che fanno parte di un codice condiviso di comunicazione; inseriti nei messaggi, specificano la posizione emotiva dell’inviante evitando il rischio di equivoci. “Dottore, la odio!” assume un diverso significato se seguito da happy o dasadsadsad!  

Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Il nostro sito utilizza i cookies per offrirti un servizio migliore.

Se vuoi saperne di più o avere istruzioni dettagliate su come disabilitare l'uso dei cookies puoi leggere l'informativa estesa

Cliccando in un punto qualsiasi dello schermo, effettuando un’azione di scroll o cliccando su Accetto, presti il consenso all’uso di tutti i cookies.