I desideri dei dottori

Simone Pancani, Laurea in Medicina e Chirurgia all’Università degli Studi di Firenze. Specializzazione in Chirurgia Pediatrica 
a Pavia e in Chirurgia Plastica 
e Ricostruttiva presso l’Università degli Studi di Firenze. È stato medico dell’Emergenza Sanitaria Territoriale 
e della Continuità Assistenziale di Firenze. Dal 1998 Dirigente medico presso il Centro Ustioni dell’AOU Meyer, Firenze

Alcune osservazioni in libertà in occasione delle appena concluse “Consultazioni elettorali”

Simone Pancani“Restituiremo le mestruazioni alle donne in menopausa!” era la fragorosa promessa elettorale (ovviamente fake, termine oggi in grande spolvero) di un noto politico paparazzato sui social.
Fatta salva la ovvia e indispensabile variabilità che caratterizza le differenti classi dell’umano consesso, bisogna riconoscere che i dottori sono per lo più persone ragionevoli e di buon senso, perfettamente in grado di giudicare chi hanno di fronte e le promesse ricevute. Un problema a oggi molto sentito è però proprio il fatto che in certi periodi (ad esempio, casualmente, in occasione delle tornate elettorali) i dottori vengono alternativamente blanditi da raffiche di promesse spesso, diciamo, discutibili oppure del tutto ignorati nella loro attività.
Eppure i dottori li avrebbero, e numerosi, i giusti motivi per essere considerati, per cercare di recuperare un po’ dell’antico ruolo sociale, per poter contare ancora più di qualcosa in mille campi del vivere civile. E tuttavia oggi si ritrovano loro malgrado avviticchiati in mille pastoie che ne condizionano intenti e comportamenti.
Ogni giorno devono infatti imparare sempre meglio a fare i manager della Sanità, a saper leggere bilanci e indicatori di budget, a lottare per non essere costretti a scegliere le medicine meno costose e non quelle più efficaci, a non pensare che il loro potere d’acquisto è stato ridotto negli anni al lumicino e che i colleghi di molte realtà lavorative sono a oggi tra i più vecchi in tutta Europa.
I dottori giovani, poi, vorrebbero poter entrare nel mondo del lavoro da un portone spalancato e non come spesso succede attraverso un usciolino nascosto e malmesso e vorrebbero avere posti sufficienti nelle scuole di specializzazione di ogni categoria, che queste fossero tarate sulle esigenze certe del mercato e non su calcoli più o meno approssimativi.
I medici di guardia sul territorio e nei Pronto Soccorsi vorrebbero poter lavorare senza essere aggrediti e percossi, se non addirittura uccisi.
Alle dottoresse piacerebbe ricoprire gli stessi posti di responsabilità dei colleghi maschi e veder maggiormente riconosciuto il proprio ruolo in un mondo sempre più affollato di “quote rosa”.
L’elenco delle doglianze potrebbe essere pressoché infinito, per cui consoliamoci con la constatazione che, nonostante tutto, i nostri dottori sono considerati bravissimi (e le carriere anche di molti di quelli che hanno lasciato il Paese sono lì a dimostrarlo), che gli ospedali e gli ambulatori continuano a lavorare in maniera più che egregia in gran parte grazie al sacrificio di tutti coloro che ci vivono a giornate intere e che, seppure in cronica mancanza di tempo, il rapporto con i pazienti viene per lo più accuratamente conservato e l’aspetto artistico della professione continua a improntare utilmente il contatto con i malati.
Si potrebbe dire che in fondo i dottori sono contenti di fare i dottori e che forse vorrebbero un po’ di considerazione in più, poter partecipare in prima persona alla gestione di quelle attività che sanno fare meglio invece di essere cercati (o ignorati, a seconda dei casi) solo o quando c’è da mettere una croce sopra una scheda.
Probabilmente i dottori che hanno sorriso al fake ricordato all’inizio hanno fatto altrettanto di fronte all’altro fake nel quale dai social il medesimo uomo politico dichiarava solennemente, in caso di esito elettorale a lui favorevole, di voler restituire il “tempo perso a studiare Anatomia Patologica”!

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