Strade di salute e inclusione: il lavoro della clinica mobile di MEDU a Firenze

Serena LeoniSerena Leoni, Coordinatrice territoriale di MEDU  a Firenze. Laureata in Filosofia, ha conseguito il master sul Diritto dell’Immigrazione dell’Università degli Studi di Pisa. Dal 2005 si occupa di cooperazione internazionale e diritti umani. Da novembre 2015 lavora per MEDU a Firenze coordinando le attività territoriali e supervisionando il progetto “Un Camper per i Diritti”, attivo nell’area metropolitana fiorentina dal 2006.

L’articolo ripercorre l’attività del progetto “Un camper per i diritti” nell’area fiorentina.  In particolare si riferisce ai dati raccolti durante il 2017. Oltre a dare un inquadramento generale su motivazione, necessità e metodologia di lavoro del progetto, intende evidenziare le criticità emerse riguardo all’accesso alla salute da parte delle categorie vulnerabili incontrate  sul campo.

 

Parole chiave: diritti, salute, migranti, rifugiati, vulnerabilità


Medici per i Diritti Umani (MEDU) è un’organizzazione umanitaria indipendente da affiliazioni politiche, religiose e sindacali che opera dal 2004 per portare assistenza sanitaria e garantire accesso alle cure alle popolazioni più vulnerabili in Italia e nel mondo. MEDU si ispira al concetto di determinanti sociali della Salute, secondo cui la Salute di una persona è composta da tanti fattori, non solo fisici ma anche sociali, relazionali, economici (Figura 1).

Fig 1 Determinanti Salute
Secondo le stime più recenti dell’UNHCR, un terzo dei richiedenti asilo viene accolto in Sicilia. A pochi giorni dall’arrivo o dopo l’audizione presso la Commissione Territoriale per il riconoscimento della protezione internazionale, molti tentano di raggiungere i paesi del Nord Europa, transitando per brevi periodi a Roma, Firenze, Milano e poi nelle città di frontiera (Ventimiglia, Como, Chiasso, Brennero).
Oltre all’iniziale intervento diretto sul terreno, MEDU si propone di testimoniare, attraverso dati ed evidenze raccolti durante il lavoro di cura, le violazioni dei diritti umani riscontrate, in particolare del diritto alla Salute, svolgendo al contempo un’attività di advocacy presso le istituzioni e di sensibilizzazione dell’opinione pubblica con la pubblicazione di report, articoli e comunicati, e la partecipazione a tavoli istituzionali, convegni e incontri formativi. In questo quadro, dal 2006 è attivo a Firenze il progetto “Un camper per i diritti”, una clinica mobile di prima assistenza e di prevenzione/promozione sanitaria che ha l’obiettivo di favorire l’accesso alle cure e di migliorare la fruizione dei servizi socio-sanitari pubblici da parte delle persone senza fissa dimora o che vivono in condizioni di precarietà, in un’ottica di sussidiarietà e collaborazione, non di sostituzione del servizio pubblico (Figura 2).

Fig 2 Camper
Si stima che a Firenze circa 2000 persone vivano in condizioni di precarietà abitativa (dati Fondazione Michelucci). Si tratta per lo più di cittadini rumeni e di migranti forzati provenienti dal Corno d’Africa. Tra le persone assistite dalla clinica mobile, la percentuale più alta è rappresentata da migranti e in modo particolare da rifugiati. L’attività della clinica mobile si basa sull’apporto volontario (circa 40 solo a Firenze) di professionisti di varie discipline (medici, psicologi, giuristi, infermieri, sociologi, antropologi, operatori sociali ecc.) finalizzato a garantire un approccio multidisciplinare e integrato alla persona, in grado di tener conto di molteplici aspetti interconnessi (culturali, sociali, sanitari, legali ecc.). L’équipe multidisciplinare della clinica mobile raggiunge una volta a settimana le diverse zone di intervento, che vengono individuate in base a un monitoraggio costante del territorio e alla segnalazione da parte di cittadini/e, associazioni, enti pubblici. Per ogni persona visitata, viene compilata una scheda socio-anagrafica e clinica che permette di monitorare lo stato di salute del paziente e di raccogliere dati e testimonianze utili ai fini delle attività di advocacy e testimonianza. A tutti i pazienti vengono fornite informazioni sui percorsi di regolarizzazione sociale e sulle modalità di accesso al Servizio Sanitario Nazionale (SSN), e quelli particolarmente vulnerabili vengono accompagnati dagli operatori presso i servizi territoriali di riferimento.
La maggior parte degli utenti MEDU vive nel territorio da diversi anni e questo spesso significa che molti hanno già usufruito di percorsi di accoglienza che non hanno avuto buon esito. Nei colloqui individuali svolti dalle équipes viene richiesto di entrare in nuovi percorsi o di uscire dalle occupazioni. Indubbiamente il problema della casa è il più sentito dalle persone: le condizioni igienico-sanitarie delle sistemazioni sono sotto gli standard ONU dei campi profughi (meno di un bagno ogni 15 persone, meno di 5 metri quadrati per persona).
La clinica mobile di MEDU ha operato nei seguenti contesti:
-    campi rom informali (un insediamento in zona Castello – FI – dove vivono stabilmente circa 30 persone tra cui 7 famiglie) (Figura 3);

Fig 3 Occupazioni
-    stabili occupati (uno stabile occupato da un numero variabile di migranti forzati – dalle 40 alle 100 persone – in via Luca Giordano sgomberato a novembre 2017 e in seguito la nuova occupazione in via Baracca; l’ex mobilificio Aiazzone abitato stabilmente da circa 150 persone provenienti dal Corno d’Africa, distrutto da un incendio a gennaio 2017 e in seguito la nuova occupazione in via Spaventa) (Figure 4-6);

Fig 4 Campo Rom2

Fig 5 Emergenze

Fig 6 Sfratti


-    occupazione in via Panciatichi con una comunità di circa 300 persone di provenienza mista (italiani, romeni, marocchini, e migranti forzati dal corno d’Africa).
Per far fronte alle esigenze delle persone incontrate, MEDU collabora con differenti enti e organizzazioni del territorio:
-    enti pubblici;
-    Gruppo Operativo Marginalità – FI –;
-    associazioni e realtà del territorio (tra cui Asgi, Anelli Mancanti, Arci, Centro Attavante ecc.);
-    Dipartimento di Igiene e Salute Pubblica Firenze e Distretto Nord-Ovest;
-    Centro Salute Mentale Quartiere 5;
-    Centro Salute Globale Regione Toscana;
-    GRIS (Gruppo Regionale Immigrazione e Salute) Toscana.
I pazienti visitati provengono principalmente da Somalia, Romania, Marocco, Nigeria, Egitto, Italia. Nel 60% dei casi sono rifugiati o titolari o titolari di protezione internazionale e in numero minore cittadini comunitari di nazionalità romena che vivono in emergenza abitativa. Si tratta per lo più di uomini (81%) con un’età media di 26 anni.
Molti di essi possono essere ascritti nelle categorie dei vulnerabili: malati cronici, persone con disturbi mentali, anziani, donne in gravidanza, persone disabili, minori e minori stranieri non accompagnati.

Disturbi psichici
Nel corso degli ultimi anni MEDU ha rivolto un’attenzione particolare ai migranti forzati con disturbi psichici, molto spesso esito di torture e trattamenti inumani e degradanti subiti nei Paesi di origine o lungo le rotte migratorie verso l’Europa. La traversata via mare, che nel solo 2017 è costata la vita a oltre 3000 persone, è infatti solo l’ultimo tratto di un viaggio drammatico, iniziato mesi, e in alcuni casi anni, prima. Chi si imbarca dal Nord Africa, in particolare dalla Libia, nella maggior parte dei casi ha lasciato il proprio Paese a causa di guerre, dittature, persecuzioni politiche o di un insieme di drammatiche circostanze che rappresentano una minaccia per la vita. I traumi estremi come la tortura e le violenze ripetute sono un’esperienza tragicamente comune lungo il viaggio dall’Africa sub-sahariana all’Europa. Oltre il 90% dei migranti intervistati ha raccontato di essere stato vittima di violenza intenzionale, tortura e trattamenti inumani e degradanti nel Paese di origine e/o lungo la rotta migratoria, in particolare nei luoghi di detenzione e sequestro in Libia. La privazione di cibo e acqua, le pessime condizioni igienico-sanitarie, le frequenti percosse e altri tipi di traumi contusivi sono le forme più comuni e generalizzate di maltrattamenti. Vi sono poi forme di tortura più specifiche sia fisiche che psicologiche. 9 migranti su 10 hanno dichiarato di aver visto qualcuno morire, essere ucciso, torturato o gravemente percosso.
Negli ultimi 12 mesi, oltre il 20% dei pazienti visitati dai MEDU a Firenze riportava disturbi psichici principalmente dovuti alla violenza e alle torture subite nel Paese d’origine o durante il viaggio verso l’Italia.
In molti casi la precarietà delle condizioni di vita acuisce i disturbi psicologici e ostacola ogni possibile percorso di inclusione sociale. A oggi, a fronte di questa problematica sempre più diffusa e rilevante, il Servizio Sanitario Pubblico non ha elaborato risposte efficaci né approcci terapeutici culturalmente adattati. D’altra parte, gli operatori dei centri di prima accoglienza non ricevono una formazione specifica sull’individuazione, il referral e la presa in carico psico-sociale delle vittime di tortura e violenza estrema che manifestano disturbi psichici post-traumatici.

Minori stranieri non accompagnati (MSNA)
Al 31 dicembre 2017 risultano presenti in Italia 18.303 minori stranieri non accompagnati. Si registra un incremento del 5,4% rispetto allo stesso periodo di rilevazione dell’anno precedente e del 53,5% rispetto alle presenze del 2015. Rispetto all’età, il 60,3% dei MSNA ha 17 anni, i sedicenni costituiscono poco più di un quinto del totale, il 9,6% dei minori ha 15 anni e il 6,7% ha meno di 15 anni. Rispetto allo stesso periodo dei 2 anni precedenti, prosegue il trend di aumento dell’età dei MSNA, con l’incremento della quota dei diciassettenni (+6,3% rispetto al 2015) e una diminuzione della quota di minori con meno di 15 anni, la presenza maschile è pari al 93,2% del totale. I minori stranieri non accompagnati che risultano irreperibili al 31/12/2017 sono complessivamente 5.828, e fra questi le cittadinanze più numerose sono rappresentate dalla Somalia (15,9%), dall’Eritrea (15,9%) e dall’Egitto (11,5%). In Toscana sono presenti 671 MSNA rispetto ai 656 dell’anno precedente [fonte: Direzione Generale dell’immigrazione e delle politiche di integrazione – Div. II Report di Monitoraggio, Dati al 31 dicembre 2017 - I Minori Stranieri Non Accompagnati (MSNA) in italia]

Vulnerabilità fisica
Nel 2017, MEDU ha visitato 190 persone, per un totale di più di 400 visite. I principali problemi di salute riscontrati erano dovuti alle cattive condizioni di vita: disturbi gastrici, problemi respiratori – asma, bronchite e polmonite –, problemi dermatologici e infezioni della pelle.
Oltre a prestare assistenza sanitaria e fornire orientamento, nel corso degli ultimi 12 mesi gli operatori di MEDU hanno accompagnato presso i presidi sanitari e i servizi sociali territoriali i pazienti più vulnerabili o con difficoltà di accesso ai servizi locali per ostacoli burocratico-amministrativi (79 persone in totale). Nonostante la regolarità del soggiorno del 92% dei pazienti di MEDU, solo il 39% è iscritto al Servizio Sanitario Nazionale e solo il 20% ha la tessera del Servizio Sanitario Regionale. Infatti, sebbene la tutela della salute delle persone più vulnerabili dovesse rappresentare una priorità delle istituzioni sanitarie, a restare escluse dalle cure sono spesso proprio le fasce più deboli della popolazione.
Nonostante i titolari di protezione internazionale abbiano diritto all’iscrizione al SSN alla pari e alle stesse condizioni del cittadino italiano, di fatto solo il 24% dei rifugiati visitati da MEDU era in possesso della tessera sanitaria e accedeva regolarmente al medico di medicina generale. Gli ostacoli nell’accesso alle cure sono rappresentati principalmente da impedimenti di tipo burocratico – primo tra tutti la mancanza di residenza o domicilio certificato sul territorio fiorentino (75%) –, da disinformazione e dalle barriere linguistiche.
Anche nel caso dei cittadini comunitari visitati da MEDU, un importante impedimento è costituito dalla mancanza di residenza o domicilio certificato sul territorio fiorentino. Ma anche la situazione di precarietà lavorativa, la disinformazione e le barriere linguistiche rappresentano ostacoli spesso insormontabili.
Per quanto riguarda le persone sprovviste di permesso di soggiorno – comunitarie o provenienti da Corno d’Africa e Africa del Nord – gli ostacoli di accesso ai servizi sanitari sono tanti e riguardano per lo più ostacoli burocratici.
Spesso le persone non sanno come procedere alla regolarizzazione sanitaria, quali percorsi fare, quale documentazione portare e a quali uffici accedere. Per le persone senza permesso di soggiorno c’è un unico ufficio per richiedere STP o ENI su tutto il territorio fiorentino, il Presidio di Viale d’Annunzio, peraltro aperto solo il martedì mattina, il che non garantisce una copertura sufficiente alle richieste. Inoltre la decentralizzazione del servizio aumenta le difficoltà di chi non ha mezzi di spostamento propri. L’accesso al STP/ENI è complicato dal fatto che non viene più rilasciato dai Pronto Soccorsi, che per gli irregolari sono i punti più comuni di contatto con il Sistema Sanitario. A questo si aggiunge che negli uffici non è mai garantita la presenza di mediatori linguistici, con conseguenti problematiche relative alla comprensione delle informazioni.
Abbiamo inoltre riscontrato una difficoltà dei pazienti con codice STP/ENI ad accedere al servizio dei medici di medicina generale, i quali  non sempre prendono in carico queste persone.
La possibilità, quindi, di raggiungere una qualità di vita dignitosa e una posizione amministrativa regolare risulta essere essenziale al raggiungimento del completo godimento dei diritti umani da parte delle persone da noi assistite.

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