Sclerosi multipla: nei pazienti con CCSVI l’angioplastica venosa non è efficace

Luca Massacesi, Direttore SOD Neurologia 2, Azienda Ospedaliero-Universitaria di Careggi. Responsabile Centro di Riferimento Regionale per il trattamento della sclerosi multipla, AOU di Careggi


Luca MassacesiLa prestigiosa rivista scientifica americana JAMA Neurology ha pubblicato i risultati di uno studio italiano intitolato Efficacia e sicurezza della angioplastica venosa nella sclerosi multipla.
Lo studio ha valutato gli effetti dell’angioplastica delle vene drenanti il Sistema Nervoso Centrale nei pazienti con sclerosi multipla (SM) portatori di una stenosi di tali vene, denominata insufficienza venosa cerebrospinale cronica (acronimo dall’inglese CCSVI).
La CCSVI fu proposta nel 2009 dal professore Zamboni dell’AOU di Ferrara come una causa/concausa e/o fattore di peggioramento della sclerosi multipla, in quanto secondo lui presente nella maggioranza dei pazienti con sclerosi multipla e non in altre malattie o nei sani.
Questa ipotesi, anche per la sua semplicità, fece rapidamente proseliti fra i pazienti e creò un’ondata emozionale a livello internazionale con pochi precedenti. Negli scorsi anni, l’emozione collettiva amplificata dal web l’ha resa un caso globale, che in molti Paesi, incluso il nostro, ha generato interrogazioni parlamentari e interventi di governi e di associazioni di pazienti, oltre a stimolare numerosi nuovi studi. Purtroppo, solo su questa base, e in assenza di qualunque serio studio di efficacia, nel frattempo migliaia di pazienti sono stati sottoposti all’intervento di angioplastica – la maggioranza a loro spese –. Questo è avvenuto sebbene numerosi studi indipendenti avessero successivamente confutato il ruolo della CCSVI nella sclerosi multipla. Quindi l’ipotesi che nei pazienti con sclerosi multipla portatori della stenosi venosa l’angioplastica potesse portare qualche beneficio fosse ancora da verificare, ma la maggior parte dei neurologi ormai era convinta del contrario e sconsigliava ulteriori approfondimenti.
La Regione Emilia Romagna, invece, ha avuto il merito di andare avanti, anche perché molti pazienti, mal consigliati, continuavano a sottoporsi a tale pratica chirurgica invasiva. A questo fine Zamboni e un gruppo di qualificati ricercatori italiani sono stati coinvolti per organizzare uno studio multicentrico, prospettico e randomizzato, della durata di un anno nei pazienti con sclerosi multipla. Lo studio, il più ampio finora su questo tema, condotto con metodologie rigorosissime, ha dimostrato l’assenza di efficacia di tale trattamento nella sclerosi multipla recidivante-remittente, sia sul decorso clinico che sull’accumulo di nuove lesioni cerebrali.
Da ora in poi, pertanto, interventi di angioplastica per CCSVI in pazienti con sclerosi multipla non dovrebbero più essere eseguiti, se non eventualmente all’interno di protocolli sperimentali autorizzati da comitati etici.
JAMA Neurology ha voluto evidenziare l’importanza di questo studio dedicandogli un Editoriale intitolato Combattere la diffusione di pratiche cliniche inefficaci: una lezione dalla sclerosi multipla. L’Editoriale sottolinea come solo la ricerca scientifica rigorosa possa far avanzare le conoscenze in campo biomedico e contemporaneamente proteggere i pazienti dagli errori che i ricercatori, anche in buona fede, possono commettere. Specialmente importante, sottolineiamo, proteggere i pazienti se, complice il web, gli errori diventano planetari.

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