Il fenomeno della violenza a danno degli operatori delle Aziende Sanitarie toscane

Luca AmorosoLuca Amoroso, Psichiatra presso il Centro di Riferimento Regionale sulle Criticità Relazionali, AOU Careggi, Firenze. Laureato in Medicina nel 1984 con 110 e lode, specialista psichiatra nel 1988, psicoterapeuta. Ha lavorato all’OPG di Montelupo F.no. Dal 1989 al 1996 assistente e poi aiuto alla ASL 5 Spezzino. Dal 1996 al 2009 aiuto nel DSM della ASL 11 di Empoli, dove è stato responsabile del Centro per la Cura dei Disturbi dell’Alimentazione. Dal 2009 è al Centro Regionale di Riferimento per le Criticità Relazionali CRCR/SOD Clinica delle Organizzazioni a Careggi,  di cui è vice responsabile.

Mattia Rotelli, Psicologo UOc Servizio Prevenzione  e Protezione, AOU Careggi, Firenze

Angelo Avarello, Psicologo presso il Centro di Riferimento Regionale sulle Criticità Relazionali,  AOU Careggi, Firenze

Lorenzo Lucidi, Psicologo presso il Centro di Riferimento Regionale sulle Criticità Relazionali,  AOU Careggi, Firenze

Massimo Ughi, Direttore UOc Servizio Prevenzione  e Protezione, AOU Careggi, Firenze

Laura Belloni, Direttore del Centro di Riferimento Regionale sulle Criticità Relazionali, AOU Careggi, Firenze

Nell’articolo si descrive l’esperienza del Centro di Riferimento Regionale sulle Criticità Relazionali sul tema della violenza a danno del personale, che attraverso un percorso formativo ha valorizzato le competenze e le esperienze dei professionisti, in un’analisi bottom-up del contesto mirata a individuare modalità operative efficaci, quali il Gruppo di Lavoro ha attivato presso l’AOU Careggi.

 

Parole chiave: violenza, prevenzione, gruppo, relazione, sicurezza


Il tema della violenza ai danni degli operatori sanitari ha ricevuto per lungo tempo scarsissima attenzione sia dal punto di vista dell’analisi del fenomeno che da quello della riflessione e del dibattito istituzionali. La comprensibile considerazione del cittadino ammalato e della sua famiglia come “elementi fragili” del sistema ha facilitato la giustificazione di comportamenti aggressivi talvolta inaccettabili, ma interpretati come reazione a un sistema di cure incapace di rispondere adeguatamente ai bisogni della persona sofferente.
Tale approccio si è mantenuto anche dopo che violenza e aggressività sono diventate, a seguito di radicali trasformazioni sociali, un aspetto diffuso delle nostre comunità e si sono riversate nelle strutture sanitarie, alle quali sono stati progressivamente delegati l’accoglienza e il trattamento di qualunque forma di disagio (Figura 1).

Fig 1 struttura
A fronte di sempre maggiori difficoltà da parte degli operatori sanitari, l’unico strumento di conoscenza degli episodi di violenza avvenuti sono stati i referti dei Pronto Soccorsi, strumento in genere sotto utilizzato, e comunque riferibile solo a fatti di particolare gravità.
Nel 2007 il Ministero della Salute è finalmente intervenuto sull’argomento attraverso una serie di raccomandazioni finalizzate all’individuazione delle azioni più appropriate di prevenzione e contenimento del fenomeno, ma anche di supporto agli operatori e ai gruppi di lavoro che ne siano stati vittime.
In seguito alcune aziende sanitarie si sono attivate per recepire le Raccomandazioni ministeriali e mettere in atto gli interventi necessari.
Al Centro di Riferimento Regionale per le Criticità Relazionali (CRRCR/Clinica delle Organizzazioni), organismo di Governo Clinico della Regione Toscana, che già si era occupato di temi affini a livello regionale e nazionale, sono stati affidati percorsi formativi dedicati agli operatori sanitari del SST (circa 900 operatori formati sinora).
Il limite di un approccio formativo tradizionale su un tema complesso ed eterogeneo quale la violenza è quello di fornire informazioni e procedure senza valutare e valorizzare adeguatamente la competenza di professionisti spesso esperti di aspetti sia concettuali che contestuali del fenomeno.
La metodologia utilizzata dal CRRCR nei percorsi rivolti ai gruppi di lavoro offre in questo caso l’opportunità di far emergere un’analisi critica delle problematiche e proposte migliorative contestualizzabili ed esportabili.
Si è quindi deciso di utilizzare una cospicua parte del tempo per condividere con il gruppo aspetti critici, priorità d’intervento e una serie di proposte condivise da tutti i partecipanti. Il risultato della discussione abbraccia i temi della sicurezza, ma anche della salute organizzativa e relazionale.
Il problema della violenza verso gli operatori del SST è stato letto secondo un modello sistemico quale quello descritto dall’OMS, adattato alla realtà socio-sanitaria.
I contenuti emersi negli incontri di approfondimento sono stati raggruppati in aree tematiche più omogenee, per rendere possibile una riflessione di sistema. Di seguito alcuni dei problemi sollevati dai professionisti.
Difficile integrazione e comunicazione fra le diverse strutture e istituzioni sul territorio e conseguente delega alle aziende sanitarie e ai loro professionisti di particolari emergenze sociali e socio-sanitarie che le altre istituzioni non riescono a contenere. Ciò è talvolta collegabile a nuove forme di espressione del disagio, in altri casi a situazioni specifiche, quali ad esempio l’aumento di pazienti psichiatrici autori di reato dimessi o non più ricoverabili negli Ospedali Psichiatrici Giudiziari (OPG).
Impoverimento della relazione con il paziente, all’interno dei gruppi di lavoro e tra i livelli dell’organizzazione, anche per una riduzione dei tempi a disposizione dell’operatore sanitario e una scarsa attenzione agli aspetti relazionali.
Incremento del consumo di psicofarmaci e sostanze psicotrope nella popolazione.
Prevalere di una modalità di lavoro basata sull’emergenza a discapito della programmazione.
Diffusione di una cultura che scredita l’operato della Sanità Pubblica e dei suoi professionisti, determina una delega totale di responsabilità sul professionista sanitario e pretende risposte immediate.
Anche a partire da queste riflessioni e al fine di garantire la gestione multidisciplinare sugli aspetti psico-sociali, in AOU Careggi è stato creato il Gruppo di Lavoro Gestione Rischi Psico-sociali, composto dalla UOC Servizio Prevenzione e Protezione (che coordina il GDL), dalla SODC Medicina del Lavoro, dal CRR-CR/SODC Clinica delle Organizzazioni e dalla SOD Psichiatria Forense (Ambulatorio “Psicolav”).
Il gruppo riunisce le strutture aziendali dedicate alla salute e alla sicurezza del personale e al controllo dei rischi psicosociali, assicurando:
l’attuazione delle misure correttive e/o preventive individuate attraverso i percorsi di valutazione del rischio Stress Lavoro Correlato e del rischio di atti di violenza a danno del personale già approvate dagli staff dei Dipartimenti;
un impegno operativo nella gestione dei rischi psico-sociali in parallelo alla ricerca dell’integrazione tra tutti i servizi aziendali competenti.
In particolare svolge i seguenti compiti:
-    visiona gli esiti delle valutazioni del SLC e del rischio di atti di violenza a danno del personale aziendale;
-    fornisce supporto nell’attuazione delle azioni di miglioramento relative alle criticità rilevate;
sviluppa programmi e procedure volti a favorire le buone pratiche per la prevenzione dei rischi psico-sociali;
-    propone eventuali modifiche procedurali e/o infrastrutturali volte a garantire il rispetto dei principi ergonomici e di comfort ambientale;
-    coinvolge altri organi aziendali nei percorsi di miglioramento là dove se ne riscontri l’esigenza.

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