Adolescenti a rischio: il gioco tra attrazione e inganno

Maurizio Varese, Farmacologia Clinica. Master post laurea di II livello “Dipendenze patologiche: diagnosi-trattamento-prevenzione”, Università degli Studi di Pisa. Corso per dirigenti di struttura complessa, Laboratorio MeS, Pisa. Responsabile Area delle Dipendenze Usl Toscana Nord-Ovest. Direttore UO Medicina delle farmaco-tossicodipendenze. Responsabile UF Ser.D. Zona Apuane, ambito territoriale Massa Carrara

Francesca Balestracci, Psicologa specialista in Psicoterapia a orientamento cognitivo-comportamentale, Ser.D. ZA Usl Toscana Nord-Ovest

Sara Lencioni, Psicologa specialista in Psicoterapia a orientamento integrato progetto CEART, Regione Toscana, Comunità Monte Brugiana, Massa Carrara

Irene Puppi, Psicologa progetto CEART, Regione Toscana, Comunità Monte Brugiana, Massa Carrara

Uno dei fattori di vulnerabilità noti nel disturbo da gioco d’azzardo è l’età adolescenziale (15-20 anni). Da recenti studi epidemiologici infatti emerge che il 3,5-8% degli adolescenti risponde già ai criteri diagnostici per il disturbo da gioco d’azzardo.
A fronte di questi dati è stata effettuata una prima rilevazione sulle abitudini di gioco tra gli studenti di Massa Carrara.

 

Parole chiave: GAP, giovani, scuola, prevenzione, SOGS-RA

maurizio vereseIl gioco d’azzardo ha assunto proporzioni sempre maggiori negli ultimi decenni e circa 27 milioni di persone in Italia giocano. La crescente offerta di giochi d’azzardo legali, la facilità con cui ci si accede e l’aumento della diffusione nel territorio hanno ampliato la portata del problema che è passato da un fenomeno più circoscritto e di élite a una realtà che a oggi coinvolge circa il 49,7% della popolazione adulta italiana (fonte Relazione Annuale del Dipartimento Politiche Antidroga, 2016), con una raccolta di denaro totale (spese effettuate prima di erogare le vincite) di circa 96 miliardi di euro (fonte Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, 2016). Recenti studi epidemiologici, promossi e finanziati dalla Regione Toscana, confermano che anche in Toscana il gioco è diffuso e le persone con problematiche legate al gioco d’azzardo patologico si stima siano tra lo 0,8% e l’1,5% della popolazione adulta. Da una recente rilevazione, sempre in Toscana, è emerso che su 40 Ser.D. 30 sono le équipe formate e dedicate e 24 sono gli ambulatori attivati. Il Ser.D. della Zona Apuane dell’Azienda Usl Toscana Nord-Ovest ha avviato nel 2008 l’attività di trattamento ambulatoriale per la cura delle problematiche di gioco d’azzardo secondo il Chronic Care Model. Nel corso degli anni il servizio ha ampliato, migliorato ed esteso la propria offerta, cercando di rispondere non solo al bisogno di cura e riabilitazione, ma anche a quello di ridurre il numero dei giocatori a rischio, attraverso iniziative di informazione e prevenzione estese sull’intero territorio provinciale. Tra queste iniziative, nel 2014 è stato avviato un progetto, “Il Gioco tra Attrazione e Inganno”, con l’obiettivo di organizzare eventi formativi sul tema del Gap e azioni di prevenzione del gambling, per diffondere e sensibilizzare l’opinione pubblica sui rischi legati al gioco. Tra le varie azioni è stata realizzata un’indagine conoscitiva per valutare meglio il fenomeno del gioco tra gli studenti degli Istituti Superiori Secondari. Negli ultimi anni infatti, a causa dell’avvento dei giochi online, accessibili anche da smartphone, delle forti spinte mediatiche e pubblicitarie e della maggior accettabilità sociale del gioco, una percentuale sempre maggiore di giocatori fa parte della popolazione giovanile. Questo dato allarmante viene confermato anche dall’indagine ESPAD® Italia (European School Survey Project on Alcohol and Other Drugs-Italy) del CNR di Pisa (2015) dove si rileva che il 42% degli studenti dai 15 ai 19 anni ha puntato somme di denaro al gioco nell’ultimo anno, e che il 48% di questi sono studenti maschi e maggiorenni e, sebbene la legge italiana lo vieti, il 38% tra quelli che hanno giocato sono minorenni. Dalla ricerca è emerso inoltre che, tra gli studenti che hanno giocato d’azzardo negli ultimi 12 mesi, l’11% è definibile “a rischio” mentre l’8% “problematico”.
Emerge pertanto l’importanza di studiare e comprendere il gioco giovanile in quanto l’adolescenza, essendo un periodo critico dello sviluppo caratterizzato da importanti modificazioni psico-biologiche, si contraddistingue per il manifestarsi di un’alta percentuale di comportamenti a rischio, compreso il gioco. Gli studi di brain imaging hanno infatti dimostrato come la corteccia prefrontale, deputata al controllo degli impulsi, completi la maturazione intorno ai 20-21 anni (molto tempo dopo rispetto al sistema limbico), contribuendo a rendere l’adolescenza una categoria più condizionabile da tutti quei comportamenti orientati alla gratificazione immediata (come il gambling). Il precoce contatto con il gioco, inoltre, rappresenterebbe un importante fattore predittivo per il successivo sviluppo di un disturbo conclamato, del grado di severità dello stesso e della presenza di problemi correlati. Inoltre in adolescenza il passaggio dal gioco sociale al gioco patologico avverrebbe in maniera molto più rapida. Le attività di prevenzione nei Ser.D. dovrebbero quindi occuparsi anche di questa giovane fetta di popolazione mediante interventi specifici mirati ai vari fattori (individuali ed ecologici) implicati nello sviluppo del gioco d’azzardo patologico; in quest’ottica, il Ser.D. della Zona Apuane dell’Usl Toscana Nord-Ovest ha realizzato la ricerca.

Lo studio
L’indagine conoscitiva è stata effettuata in diverse classi quinte di alcuni Istituti Superiori Secondari della provincia di Massa Carrara, con lo scopo di rilevare le condotte di gioco d’azzardo e i comportamenti problematici a esso correlati. Lo studio, inoltre, si è proposto di calcolare il numero di adolescenti classificabili come giocatori non problematici, a rischio e giocatori d’azzardo problematici. Sono stati assunti a campione 218 studenti delle classi quinte, di cui 100 femmine (f) e 118 maschi (m), con un’età media di 18,6 anni. I partecipanti hanno compilato il test South Oaks Gambling Screen - Revised for Adolescent (SOGS-RA) di Winters et al., 1993, versione italiana di Del Milio, Couyoumdjian e Baiocco (2005), uno strumento che permette di valutare il modo in cui le persone utilizzano i giochi che prevedono scommesse in denaro. Dai risultati è emerso che il 75,23% (61 f e 103 m) gioca o ha giocato almeno una volta negli ultimi 12 mesi, mentre il 24,77% (39 f e 15 m) ha dichiarato di non aver mai giocato. Inoltre, indagando il rapporto degli studenti con le diverse tipologie di gioco d’azzardo, si è evidenziato che il gioco maggiormente praticato dagli adolescenti è il gratta e vinci (59,15%), seguito da Snai-calcio scommesse (50,61%), giochi di abilità (40,85%), gioco di carte a soldi (31,09%), totip-totocalcio (18,9%), lotterie (15,85%), riffe (14,02%), corse di cavalli (12,8%), gioco del lotto (11,58%), superenalotto (10,36%), bingo (8,54%) e infine videopoker (7,32%) (Figura 1).

Fig 1 verese
Rispetto al numero dei giochi fatti, il 26,22% dei giocatori fa un solo gioco (20 f e 23 m), mentre il 73,78% (41 f e 80 m) fa due o più giochi. Inoltre per quanto riguarda la frequenza delle giocate, il 50% (43 f e 39 m) gioca meno di una volta al mese, il 40,24% (16 f e 50 m) mensilmente e il 9,76% (2 f e 14 m) ogni giorno. Relativamente all’ammontare massimo di soldi giocati in un solo giorno, emerge che il 20,12% (19 f e 14 m) punta un massimo di 1 euro, il 53,66% (38 f e 50 m) gioca una cifra compresa tra 1 e 9 euro, il 18,29% (4 f e 26 m) tra i 10 e i 49 euro, il 4,27% (7 m) somme tra i 50 e i 99 euro, il 1,83% (3 m) da 100 a 199 euro e infine il 1,83% (3 m) punta oltre i 200 euro (Figura 2).

Fig 2 verese
Infine, dai risultati dei test emerge che il 59,63% (56 f e 74 m) degli adolescenti risulta classificabile nella categoria dei “giocatori non problematici”; il 10,55% (2 f e 21 m) nella categoria dei “giocatori a rischio”; infine, il 5,05% (3 f e 8 m) rientra nella categoria di “giocatore problematico” (Figura 3).

Fig 3 verese

Conclusioni
I risultati sono in linea con quanto emerso in letteratura e in futuro sarebbe interessante ampliare la ricerca a un numero maggiore di studenti appartenenti a una fascia più ampia di età.
Inoltre, l’utilizzo di ulteriori strumenti di indagine permetterà di rilevare non solo i comportamenti implicati nel gioco, ma anche le emozioni e i pensieri (in particolare i bias cognitivi tipici del gioco d’azzardo), e consentirà di individuare sia i fattori di rischio che quelli di mantenimento delle condotte d’azzardo, permettendo una migliore comprensione del fenomeno e di conseguenza lo sviluppo di programmi terapeutici e di prevenzione più mirati a questa fascia di popolazione.

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