Coaching in Sanità

Nuove frontiere della Formazione: il Coaching in Sanità

Marcello MontomoliMarcello Montomoli, Dirigente Medico presso UOC Centrale Operativa 118 Siena-Grosseto. Responsabile Formazione DEU Azienda USL Toscana Sud-Est. Specialista in Geriatria e in Scienza dell’Alimentazione. Membro della National Faculty SIMEU corsi BLS, ACLS, PALS, American Heart Association. Professore a contratto Scuole di Specializzazione in Medicina di Emergenza-Urgenza, Cardiologia e Anestesia e Rianimazione dell’Università di Siena. Ufficiale Medico della Riserva della Marina Militare Italiana; ha partecipato a operazioni nazionali e internazionali. Diplomato in Professional Coaching

Frédérique Lassueur, Dirigente Medico DEU Azienda USL Toscana Sud-Est

 

Il Coaching è una delle metodologie più potenti ed efficaci per lo sviluppo del potenziale di singoli, gruppi o intere organizzazioni. Vi è un forte bisogno di una profonda azione rigeneratrice dei Sistemi Sanitari e in questa ottica due aspetti del Coaching spiccano: è fortemente centrato sullo sviluppo di piani di azione concreti e nei suoi fondamenti mette la persona al centro. Tutto ciò lo rende in grado di coniugare due punti di vista apparentemente disgiunti, se non talora in contrasto stridente: umanistico e manageriale. L’evidence-based-coaching ha le caratteristiche fondamentali per essere applicato su larga scala in vari ambiti della Sanità.

 

Parole chiave: coaching, potenziale, performance, formazione, umanizzazione

 

Il Sistema sanitario è annoverato per sua natura fra i sistemi complessi ed è il crocevia di molte culture, in primis, ovviamente, la cultura sanitaria. In ottica sistemica la cultura sanitaria si incontra con la cultura organizzativa/amministrativa e, soprattutto, con la cultura delle persone che vi si affidano come pazienti. L’attuale epoca rende ancora più accentuata questa complessità: il concetto di salute è declinato su una dimensione bio-psico-sociale multifattoriale, non semplicemente come assenza di malattia; le informazioni viaggiano alla velocità dell’elettronica, riducendo, quando sono di buona qualità, l’asimmetria informativa fra utenti e operatori; i confini professionali e interprofessionali vengono ridefiniti; il lavoro si orienta sempre più verso la multiprofessionalità, l’interprofessionalità e il teamwork; la finitezza delle risorse rende il tema della appropriatezza clinica e organizzativa ineludibile.

In questo scenario è forte l’esigenza dei singoli, dei gruppi e delle intere organizzazioni di acquisire nuove competenze e nuovi modelli formativi su aree tradizionalmente non curate in modo specifico, al fine di sviluppare per intero il potenziale dei professionisti.

Il Coaching per lo sviluppo del potenziale verso l’eccellenza

Da oltre una ventina di anni, soprattutto nel mondo sportivo e del business, si sono sviluppati nuovi approcci per ottenere risultati nella complessità. Tra questi spicca il Coaching, che si va diffondendo sempre di più anche nelle organizzazioni sanitarie a elevata performance. L’Associazione Italiana Coach Professionisti lo definisce come segue: “Il Coaching è un metodo di sviluppo delle potenzialità dei singoli, dei gruppi e delle organizzazioni che ha come fine ultimo l’alleanza con il proprio cliente nel percorso della sua autorealizzazione”. Rossi e Pannitti, nel loro libro L’essenza del Coaching, lo definiscono così: “Il Coaching è un metodo di sviluppo di una persona, di un gruppo o di una organizzazione, che si svolge all’interno di una relazione facilitante, basato sull’individuazione e l’utilizzo delle potenzialità per il raggiungimento di obiettivi di miglioramento/cambiamento autodeterminati e realizzati attraverso un piano di azione”. In questa sede facciamo riferimento all’Evidence-Based Coaching, un approccio scientifico multidisciplinare al tema dello sviluppo del potenziale che trae le proprie radici dalla Filosofia socratica (con la maieutica), dal Coaching sportivo (Timothy Gallwey della Harvard University), dal mondo della consulenza aziendale (con il testo di John Whitmore del 1992 Coaching for Performance), e soprattutto dagli studi della Psicologia Positiva (branca della Psicologia co-fondata da Martin Seligman, che studia in modo particolare la felicità umana e il benessere soggettivo).

Coaching umanistico e Sistema Sanitario

Il Coaching nella sua coniugazione più piena si basa su dei fondamentali che trovano un’importante applicazione e ben si adattano all’ambito sanitario: consapevolezza, autodeterminazione, responsabilità e ricerca della felicità e del benessere personale e organizzativo (eudaimonia).

La consapevolezza, che è in primo luogo dell’individuo nei confronti di se stesso (conosci te stesso: consapevolezza di sé, dei propri valori, delle proprie caratteristiche, dei propri obiettivi, delle proprie priorità ecc.), si estende all’esterno dell’individuo, agli altri (conoscenza e comprensione degli altri, anche come base per lo sviluppo di una relazione adulta, empatica e facilitante), per arrivare all’ambiente di lavoro, alla personale organizzazione ecc.

L’autodeterminazione parte dal rispetto dovuto alle persone e alla loro libertà di fare scelte consapevoli e libere. Per inciso, è anche uno dei determinanti della motivazione, che a sua volta ha strettissima connessione con la performance.
La responsabilità è un concetto ben presente nella componente professionale, ma che in una relazione di Coaching si estende al coachee, a evitare atteggiamenti passivi, disfunzionali, non improntati all’azione (tema importantissimo in molti interventi di prevenzione).

La eudaimonia è il fattore peculiare che determina la profondità dell’intervento di Coaching e la sua notevole potenza attivante. Finalmente, anche nel mondo del lavoro matura una sempre maggiore consapevolezza dell’importanza delle persone (le cosiddette “risorse umane”) con l’enfasi attuale su tematiche di benessere organizzativo, prevenzione e gestione dello stress lavoro correlato e del burn-out. Anche nelle scienze organizzative la profondità delle relazioni nell’ambito di lavoro è riconosciuta come un fattore non solo di salute ma anche di reale impatto sulla performance dell’organizzazione. Ancor più importante è il fatto che il Coaching si fonda su una relazione interpersonale di alta qualità. Questo aspetto, già da solo, sarebbe motivo cogente per introdurre le skill di Coaching fin dai primi anni di insegnamento alle professioni sanitarie. Non è pensabile tornare alla tanto invocata “umanizzazione delle cure” senza riportare al centro, anche dei sistemi formativi, i pilastri di una relazione efficace: accoglienza (empatica, non giudicante, non frettolosa, consapevole dell’altro e di se stessi), ascolto attivo, alleanza, autenticità.

La relazione di Coaching, a differenza di altri modelli di relazione, è di tipo paritario. Negli approcci più moderni, che si allontanano sempre di più dal tradizionale modello medico paternalistico, il paziente e i suoi familiari sono considerati paritariamente componenti del team di assistenza e cura (una vera e propria rivoluzione nella relazione, nei linguaggi e nel modo di dare pratica attuazione agli interventi di prevenzione, diagnosi, terapia, assistenza, riabilitazione). Altro aspetto importante, anzi il più importante, è il passaggio all’azione che caratterizza l’attivazione attuata dai processi di Coaching, con conseguente perseguimento di obiettivi e risultati in termini di salute, benessere (personale, sociale e organizzativo) e di appropriato uso delle risorse. Possiamo affermare che il Coaching è in grado di coniugare due punti di vista apparentemente disgiunti, se non talora in contrasto stridente: umanistico e manageriale. I risultati ottenuti in vari ambiti da tale sinergia sono sicuramente uno dei motivi principali del successo di questo approccio.

Principali aree di applicazione del Coaching in Sanità

Possiamo distinguere schematicamente due macroaree di applicazioni del Coaching in ambito sanitario: quella delle applicazioni prettamente sanitarie (Health Coaching) e quella delle applicazioni organizzative in senso lato. In modo più specifico si possono focalizzare alcuni ambiti di maggiore rilevanza:

applicazioni sui pazienti e i loro familiari: sostanzialmente interventi di Health Coaching (soprattutto nella gestione di patologie croniche) e in particolare di Life style Coaching (nella creazione e nel mantenimento di condizioni ottimali sia in prevenzione primaria sia in prevenzione secondaria sia in prevenzione terziaria). Un crescente numero di ricerche ha confermato i benefici dell’attivazione del paziente, definita come aumento di conoscenze, capacità pratiche, senso di autoefficacia e motivazione a prendere decisioni efficaci e compiere azioni per mantenere o migliorare la propria salute. È noto che la conoscenza da sola non è in grado di innescare e mantenere il cambiamento evolutivo, ma quando a questa equazione si aggiungono la motivazione e il supporto, i risultati aumentano in modo evidente. Il 2010 World Economic Forum (WEF) ha identificato otto ben noti elementi connessi allo stile di vita come principali contribuenti delle quindici più costose condizioni patologiche croniche. I comportamenti connessi a bassi livelli di salute sono: fumo, sedentarietà, scarsa qualità dell’alimentazione, eccessivo consumo di alcolici, scarsa adesione agli standard di cura, cattiva gestione dello stress, deprivazione di sonno, mancata adesione agli screening sanitari. Tutti questi comportamenti sono all’interno della sfera di controllo individuale e gli interventi di Coaching possono fornire strumenti efficaci per effettuare scelte consapevoli e razionali;

  • applicazioni in associazioni di pazienti: sia per interventi di Health Coaching sia per interventi di Coaching Organizzativo;
  • applicazioni in singoli professionisti: soprattutto nello sviluppo professionale, della progressione di carriera, delle skill di leadership, della resilienza, della gestione della comunicazione, della gestione dei rapporti con management o direzioni ecc.;
  • applicazioni organizzative su gruppi o team professionali: in questi casi il group Coaching e il team Coaching si configurano come interventi articolati rivolti sia al singolo sia ai componenti del gruppo, che integrano anche momenti di formazione e facilitazione;
  • applicazioni organizzative su gruppi di sanitari e non-sanitari in interazione: l’intervento di Coaching è specificamente mirato alle interazioni fra due culture profondamente diverse come, ad esempio, quella professionale sanitaria e quella prettamente gestionale;
  • applicazioni organizzative sull’intera organizzazione sanitaria: una applicazione sistemica, diffusa nel mondo del business, ma che è ancora una eccezione nel setting sanitario.

In tutti questi ambiti una radice comune di applicazione del Coaching è sicuramente quella dello sviluppo della leadership diffusa. Come si può vedere, il potenziale di applicazione è straordinariamente ampio, non meraviglia pertanto il crescente interesse delle organizzazioni sanitarie nel dotarsi di strumenti e interventi di Coaching. Questo interesse è testimoniato anche dal progressivo incremento del numero di pubblicazioni scientifiche specifiche sul Coaching in ambito sanitario.

In conclusione sono proponibili alcune azioni principali di sviluppo:

  • introdurre le skill di Coaching anche nei sistemi formativi sanitari;
  • organizzare la dimensione spazio/tempo in modo da consentire realmente ai professionisti l’applicazione degli approcci Health Coaching, almeno negli ambiti in cui efficacia ed efficienza ne siano dimostrati;
  • inserire il Coaching fra le metodologie di sviluppo del personale, dei gruppi e dell’intera organizzazione anche in Sanità;
  • identificare pragmaticamente gli approcci, i professionisti accreditati, le aree e i setting più appropriati per l’applicazione del Coaching in Sanità.

Coaching is here to stay!

 

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