Rischio clinico

Migliorare la sicurezza delle cure - Pt. 8

Stampa

Appunti sul rischio clinico per operatori di prima linea (Parte 8a)

La realizzazione delle morbility & mortality review e le criticità del rischio clinico nel 2018

 Cinzia SestiniCinzia Sestini, Infermiera, laureata in Scienze Infermieristiche Ostetriche, responsabile Posizione Organizzativa Rischio Clinico presso l’Azienda USL Toscana Sud-Est, Sede Operativa di Arezzo. Dal 2005 si occupa di Qualità e Sicurezza del paziente; ha effettuato il I° Corso di Alta Formazione in Clinical Risk Management della Scuola Superiore Sant’Anna negli anni 2005-2006

 

Giovanni Falsini, Dipartimento Cardio Neuro Vascolare Azienda Usl Toscana Sud Est, Zona Operativa Arezzo

 

Gli appunti sul rischio clinico terminano con la descrizione di come si realizza una Rassegna di mortalità e morbilità. Le attività di rischio clinico come l’incident reporting, gli audit, e le Rassegne di mortalità e morbidità sono strumenti rivolti al miglioramento continuo della qualità dell’assistenza sanitaria e alla sicurezza del paziente secondo il ciclo della qualità. Tutti gli operatori sanitari sono chiamati a dare il loro personale contributo.

 

Parole chiave: rischio clinico, morbidity & mortality, audit, incident reporting, sicurezza del paziente

 

Come si effettua una Rassegna di mortalità e morbilità (M&M)

Ci sono 2 modalità:

Non ci sono differenze tra le due tipologie di Rassegna di mortalità e morbilità relativamente alla conduzione.

La Rassegna di mortalità e morbilità viene preparata da un facilitatore e può essere condotta anche da persone esterne alla UO, esperti nel settore oggetto della riunione su richiesta del facilitatore che comunque supervisiona l’evento.

Nella fase di preparazione della Rassegna di mortalità e morbilità il facilitatore deve occuparsi della logistica dell’evento: definire il luogo e l’orario della riunione e provvedere a informare tutto il personale della UO, generalmente per mezzo di e-mail e/o con locandine o altri strumenti, purché vi sia un congruo anticipo di tempo.

Alla Rassegna di mortalità e morbilità possono essere assegnati crediti ECM purché venga attivata la procedura prevista dalla normativa vigente; per questo vengono raccolti i nominativi dei partecipanti.

La registrazione della Rassegna di mortalità e morbilità su https://sigrc.sanita.toscana.it

La registrazione spetta al facilitatore che ha gestito l’evento. I campi previsti per la registrazione sono pochi e vengono indicati nella Tabella I. Il facilitatore accede al Sistema Integrato Gestione Rischio Clinico (SiGrc) con le proprie credenziali, rilasciate generalmente al termine del corso di formazione per Facilitatore Grc.

Tab1 sestini

La modalità di registrazione della Rassegna di mortalità e morbilità proattiva prescinde completamente dalla preanalisi e prevede i campi indicati nella Rassegna di mortalità e morbilità reattiva visti sopra, ma può essere effettuata solo dal Risk Manager o da un componente delle Staff.

Flusso dei dati sia per audit che per Rassegna di mortalità e morbilità

Il flusso dei dati della Rassegna di mortalità e morbilità è analogo a quello degli audit. Le segnalazioni vengono inviate al Facilitatore identificato dall’operatore che segnala; nel momento in cui il Facilitatore prende in carico la segnalazione il sistema SiGrc invia una e-mail al segnalatore della presa in carico della segnalazione da parte del Facilitatore. Da questo punto in poi il segnalatore non è più visibile nel sistema, in modo da garantirne l’anonimato.

Il Facilitatore a questo punto effettua la preanalisi e sceglie se: 1) archiviare l’evento; 2) fare un audit; o 3) fare una Rassegna di mortalità e morbilità. Gli eventi archiviati rimangono nel sistema come fonte dati. La numerosità delle segnalazioni è un indice correlato all’impegno dei Facilitatori della struttura e direttamente alla cultura della qualità e della sicurezza che vi risiede.

Gli audit e la Rassegna di mortalità e morbilità vengono registrati dal facilitatore dopo la loro effettuazione.

A questo punto gli alert report prodotti degli audit e i report della Rassegna di mortalità e morbilità vengono inviati da SiGrc al Risk Manager aziendale o allo Staff (operatori formati che collaborano con il Risk Management) per la validazione finale.

Il Risk Management o lo Staff possono richiedere una modifica o integrazione dei dati e quindi l’evento viene rinviato al Facilitatore che effettuerà le opportune modifiche/integrazioni. A questo punto il Risk Manager/Staff approva l’evento, che viene inviato al Centro Grc della Regione Toscana; da questo momento non può più essere modificato.

Gli audit e la Rassegna di mortalità e morbilità devono essere analizzati dal Risk Manager per identificare le maggiori criticità ed effettuare eventuali interventi mirati alla sicurezza, campagne dedicate, realizzazione di pratiche per la sicurezza del paziente o altri interventi specifici per il miglioramento continuo della qualità e della sicurezza delle cure.

Gli audit e la Rassegna di mortalità e morbilità vengono anche conteggiati ai fini degli obiettivi di budget e per l’accreditamento ed entrano nella valutazione del Laboratorio MeS - Management e Sanità dell’Istituto Sant’Anna di Pisa per il monitoraggio degli obiettivi di rischio clinico.

Crediti ECM (per audit e per Rassegna di mortalità e morbilità)

Le attività di rischio clinico (audit e Rassegna di mortalità e morbilità) possono venire effettuate in modalità di formazione con accreditamento ai fini degli ECM mediante opportuna comunicazione all’ufficio formazione dell’azienda. Se questa modalità è assolutamente corretta e congrua con gli scopi della Rassegna di mortalità e morbilità, qualche perplessità suscita la realizzazione degli audit come evento formativo poiché le persone partecipanti sono generalmente ristrette ai diretti interessati.

Miglioramento continuo della qualità

Le attività di rischio clinico come l’incident reporting, gli audit e la Rassegna di mortalità e morbilità rientrano nel miglioramento continuo della qualità basato sul ciclo di Deming: Plan-Do-Check-Act.

Siccome si può migliorare solo ciò che si può misurare (indicatore), dobbiamo conoscere il valore di partenza dell’indicatore, lo standard (valore soglia al di sotto del quale la prestazione diventa subottimale), poi definire l’obiettivo del miglioramento (target) e rivalutare continuamente il nostro sistema (Figura 1).

Fig1 sestini

Le criticità della Gestione del Rischio Clinico nel 2018

A più di 10 anni dall’introduzione negli ospedali italiani della Gestione del Rischio Clinico rimangono molti aspetti ancora critici. La cultura della sicurezza non è adeguatamente diffusa. Una dimostrazione di questo è facilmente tratta dal sistema di incident reporting online della Regione Toscana.

Se andiamo a vedere le segnalazioni di eventi avversi, a fronte di una stima attendibile per la realtà italiana di circa 5 eventi avversi per 100 ricoveri, si scopre che gli eventi avversi realmente segnalati sono un numero irrisorio e che generalmente questo corrisponde agli eventi richiesti annualmente per gli obiettivi di budget, ossia 3 audit e 6 Rassegne di mortalità e morbilità per ogni struttura.

Ciò dipende probabilmente da una leadership ancora non sufficientemente sensibilizzata alla tematica della sicurezza delle cure e da una rete degli addetti ai lavori, i cosiddetti Facilitatori del rischio clinico, anch’essi non sufficientemente motivati.

Inoltre la rete dei Facilitatori non è soggetta al minimo controllo funzionale: molti operatori, dopo la loro formazione, rimangono per anni inattivi e la durata media complessiva del loro incarico è troppo breve (mediamente dopo 5 anni si assiste a un cambio nelle singole unità operative).

Un altro aspetto critico è la mancanza di evidenze delle ricadute del sistema di incident reporting sulla sicurezza, che finisce per disincentivare gli operatori.

Le soluzioni a questi aspetti negativi ci sono e sono state descritte chiaramente già nel 2008 da Farley DO et al. come esito di uno studio osservazionale sugli ospedali americani e sono, probabilmente, applicabili anche in Italia.

Questi autori considerano i presupposti per un ambiente dominato dalla cultura della sicurezza, vero perno del rischio clinico: 1) l’impegno dell’organizzazione alla sicurezza (leadership motivata); 2) la conoscenza dei rischi delle attività; 3) un ambiente che favorisca la segnalazione degli errori senza timore di biasimo; 4) la collaborazione a tutti i livelli organizzativi per individuare soluzioni alla vulnerabilità.

Quando un errore medico esita nella morte del paziente, dovrebbero essere sistematicamente analizzati e compresi sia le cause fisiopatologiche della morte che i problemi legati all’assistenza sanitaria prestata, mentre generalmente le morti da errori medici non sono nemmeno quantificate.

Il problema degli errori medici non deve essere esente dal metodo scientifico, basato sulle evidenze.

Le strategie che tali autori suggeriscono sono le seguenti:

Farley DO et al. consigliano di attuare interventi diretti a migliorare la sicurezza delle cure distinti in tre punti: 1) rendere gli errori maggiormente visibili; 2) rispondere adeguatamente agli errori; 3) rendere gli errori meno frequenti.

Questi interventi mirano sia alla prevenzione degli errori da parte del singolo individuo sia alla prevenzione degli errori di sistema (Figura 2).

Fig2 sestini

Tutti gli operatori sanitari sono chiamati a dare il loro personale contributo, cosa recentemente ribadita anche dal legislatore (legge n. 24 del 17/3/2017).

Ritorna il concetto espresso nella parte quinta di questi appunti, del giusto bilanciamento nella gestione del rischio tra l’approccio individuale e quello di sistema. Siamo tornati al punto di partenza del nostro ragionamento e quindi il ciclo è terminato.

Conclusioni

Abbiamo terminato la nostra esposizione sui principi di gestione del rischio. Il cambio di prospettiva per la realizzazione della cultura della sicurezza è in atto ma ancora molto rimane da fare per poterne valutare le reali ricadute clinico-assistenziali, tecnologiche e organizzative. Nella speranza di non avere annoiato i lettori con questa serie di articoli, auguriamo a tutti di poter essere partecipi del cambiamento e contribuire attivamente al miglioramento continuo della qualità e della sicurezza delle cure.

 

Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Tags:

Il nostro sito utilizza i cookies per offrirti un servizio migliore.

Se vuoi saperne di più o avere istruzioni dettagliate su come disabilitare l'uso dei cookies puoi leggere l'informativa estesa

Cliccando in un punto qualsiasi dello schermo, effettuando un’azione di scroll o cliccando su Accetto, presti il consenso all’uso di tutti i cookies.