burnout medico

Psicologia dell’Emergenza

Irene BarbarisiIrene Barbarisi, Medico di Emergenza-Urgenza territoriale, Azienda Usl Toscana Sud-Est.Medico psicoterapeuta, Grosseto. 01/05/2007-31/01/2010: attività di guardia medica e turistica come medico sostituto, Azienda Usl 9 di Grosseto, Italia.01/05/2009-31/06/2009: attività di emergenza sanitaria territoriale come medico sostituto, Azienda Usl 9 di Grosseto, Italia

 

Il personale sanitario dell’emergenza-urgenza è una delle classi più esposte ai Disturbi da Stress. Dei risvolti psicologici del soccorso si occupa la Psicologia dell’Emergenza, che opera interventi sulle persone direttamente coinvolte negli eventi critici, sui testimoni dello stesso evento e sui soccorritori. Gli eventi critici sono ad alto impatto emotivo e in grado di avere una forte ricaduta anche sul più esperto degli operatori. Alcuni possono sperimentare una reazione prolungata o più intensa suscettibile di esitare in un Disturbo dell’Adattamento, un Disturbo da Stress Acuto o persino un Disturbo da Stress post-Traumatico.

 

Parole chiave: emergenza, psicologia, stress, trauma, operatori

 

Il personale sanitario dell’emergenza-urgenza è una delle classi più esposte ai Disturbi da Stress, poiché si trova spesso a operare in situazioni in grado di interferire direttamente sulle competenze tecniche e indirettamente sull’azienda in termini di costi di salute e di produttività. Dei risvolti psicologici del soccorso si occupa la Psicologia dell’Emergenza durante eventi che possono interessare la collettività ed essere definiti di maxi-emergenza (ad esempio calamità naturali, disastri tecnologici, incidenti industriali, chimici, nucleari, pandemie, attacchi terroristici, sommosse, migrazioni forzate, conflitti tra Stati ecc.) oppure durante eventi limitati alla vita quotidiana (ad esempio gravi incidenti stradali, sul lavoro, atti di violenza verso la persona). Il ruolo dello psicologo dell’Emergenza nelle catastrofi viene definito in Italia con la direttiva Criteri di massima sugli interventi psicosociali nelle catastrofi del 2006. La Psicologia dell’Emergenza opera interventi sia sulle persone direttamente coinvolte negli eventi critici (vittime primarie), sui loro familiari e amici e sui testimoni degli eventi stessi (vittime secondarie) sia sui soccorritori (vittime terziarie), che possono riportare conseguenze psicologiche post-traumatiche per esposizione indiretta (traumatizzazione vicaria). Le fasi di intervento della Psicologia dell’Emergenza sono:

  • la prevenzione: vengono preparate le persone a rischio (ad esempio di terremoti) a fronteggiare gli eventi prima che possano accadere;
  • l’emergenza: vengono attuati interventi di pronto soccorso psicologico volti al sostegno delle persone coinvolte;
  • la post-emergenza: si cerca di ridurre o di far superare i danni psicologici riportati dalle vittime attraverso interventi di riabilitazione.

Sulla scena dell’evento traumatico, lo psicologo dell’Emergenza può fornire alle vittime un immediato sostegno emozionale e offrire loro un ri-orientamento cognitivo (crisis intervention), può fare diagnosi di Stress Acuto e attuare una prevenzione della Sindrome post-Traumatica da Stress facilitando l’accesso a servizi psicologici specialistici; può inoltre preparare da un punto di vista psicosociale i soccorritori con una formazione di tipo preventivo sia durante che dopo l’attività di soccorso (sostegno psicologico, desensibilizzazione e interventi sullo stress professionale e prevenire il rischio di burn-out).

Mitchell ed Everly, psicologi e soccorritori, hanno definito nel 1986 evento o incidente critico qualunque situazione affrontata dal personale di emergenza sanitaria, capace di produrre uno stress emotivo insolitamente elevato in grado di interferire sulle abilità dell’operatore di fronte alla scena dell’evento e anche dopo.

Ogni operatore sperimenta dei vissuti emozionali in base a determinate caratteristiche ed esperienze personali. Chi lavora in emergenza, quindi, presenta un rischio significativo di sviluppare disagio psicologico fino ad arrivare allo sviluppo di veri e propri disturbi psichici. Gli eventi critici sono ad alto impatto emotivo e non rientrano nel campo delle normali esperienze umane. Possono avere una forte ricaduta emotiva anche sul più esperto degli operatori. La ricerca ha dimostrato che lo stress da incidente critico colpisce fino all’87% di tutti i lavoratori dei servizi di emergenza, almeno una volta nella loro carriera. Ogni anno, migliaia di operatori coinvolti in incidenti critici possono presentare gravi conseguenze a lungo termine. La maggior parte delle persone non svilupperà un Disturbo da Stress post-Traumatico dopo un incidente critico o un evento traumatico, ma ogni operatore sperimenterà reazioni marcate durante e dopo qualsiasi esperienza che metta in pericolo la vita, che sia straziante o estremamente angosciante. Ci si possono aspettare reazioni immediate e a breve termine estremamente comuni. Alcuni individui possono sperimentare una reazione prolungata o più intensa in grado di esitare in un Disturbo dell’Adattamento, un Disturbo da Stress Acuto o persino un Disturbo da Stress post-Traumatico. Molte prove suggeriscono che un significativo disagio post-traumatico non è limitato alla sola vittima direttamente coinvolta. La testimonianza di un evento traumatico, il doverne ascoltare resoconti espliciti sono capaci di causare un’ansia seria e prolungata in vari gradi. La definizione di traumatizzazione vicaria deriva dall’impatto dell’evento sulle persone (in particolar modo i soccorritori e gli operatori sanitari) che vi sono state esposte attraverso i resoconti espliciti dell’esperienza delle vittime, o in generale dallo stato traumatico che la sola stessa conoscenza di un evento traumatizzante può generare. A oggi, tra gli interventi più efficaci per il trattamento del Post-Traumatic Stress Disorder (PTSD) figurano la Terapia Cognitivo Comportamentale focalizzata sul trauma (TF-CBT), l’Eye Movement Desensitization and Reprocessing (EMDR) e la Mindfulness, in particolar modo il programma Mindfulness - Based Stress Reduction (MBSR). Tra gli approcci emergenti si inseriscono la Terapia Senso-Motoria e il Trauma Sensitive Yoga. Una tecnica utile da applicare dopo gli interventi critici è il Defusing, un intervento che fa parte del protocollo CISM (Critical Incident Stress Management). Si tratta di un breve colloquio di gruppo tenuto dopo un intervento particolarmente critico; può essere condotto da membri dei servizi di salvataggio, di soccorso o di cure. La tecnica del Defusing viene utilizzata “a caldo”, ovvero praticata entro alcune ore da un evento critico. Aiuta a diminuire le reazioni emotive prodotte da un’esperienza difficile e rinforza la rete di supporto sociale delle persone che hanno condiviso quel particolare vissuto. Le persone che partecipano possono confrontarsi su ciò che è avvenuto esprimendo i loro pensieri e le loro emozioni. Il Defusing è importante per: diminuire il senso di isolamento, aiutare il ritorno alla normalità tramite soluzioni a breve termine, stabilizzare la fase acuta con la riduzione delle reazioni intense, fornire istruzioni, recuperare una normale funzionalità personale e nel lavoro. Si consiglia di praticarlo in ogni équipe dell’emergenza, dopo ogni intervento critico.

È importante fare formazione sullo stress a ciascun operatore sanitario che lavori in emergenza, per promuovere la salute attraverso corretti stili di vita sul lavoro ed evitare lo sviluppo di problemi psicologici.

 

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