Allergia al lattice

Allergia al lattice: è tempo di rivedere le Linee Guida?

Sabina SanguinettiSabina Sanguineti, Dirigente medico presso la Direzione Medica del Presidio Ospedaliero di Pontedera della ASTNO, è specialista in Nefrologia e in Igiene e Medicina Preventiva, nel 2006 ha conseguito il diploma di Alta Formazione in Clinical e Risk Management e nel 2015 il Master Universitario di II Livello in Lean Healthcare Management

 

  

Le Linee Guida Regionali per l’allestimento di ambienti sanitari idonei alla revenzione di reazioni allergiche al lattice risultano superate in considerazione del mutato quadro relativo alla produzione e all’approvvigionamento di dispositivi medici.

La presente comunicazione si pone come spunto di riflessione su una loro prossima auspicabile revisione.

 

Parole chiave: lattice, allergia, Linee Guida, rischio, pazienti

 


La Regione Toscana ha recentemente eliminato quasi del tutto l’uso di guanti in lattice nell’ambito delle Aziende Sanitarie*; questa azione, raccomandata da tutte Le Linee Guida internazionali, è fondamentale per ridurre la sensibilizzazione fra gli operatori sanitari e per evitare l’instaurarsi di reazioni allergiche nei pazienti sensibilizzati.

Tale provvedimento ci fornisce lo spunto per una revisione critica delle Linee Guida (Allegato A, Delibera Giunta Regionale Toscana n. 464/2007), alla luce di una esperienza ormai più che decennale.

La prima osservazione è relativa alla differenziazione di percorsi, che le Linee Guida regionali sembrano fare, tra prestazioni programmate (cui sono principalmente rivolte) e urgenti: in realtà, in base agli stessi dati di prevalenza riportati nella Delibera della Giunta Regionale, che indicano una prevalenza di allergia alle proteine del lattice nello 0,5-1% della popolazione, in Regione Toscana dovremmo aspettarci da 18.000 a 37.000 pazienti “allergici” al lattice (di cui il 4-8% circa a rischio di sviluppare reazioni gravi). Poiché tali numeri sono tutt’altro che trascurabili, è auspicabile che le prossime Linee Guida dettino comportamenti univoci che prescindano dal tipo di percorso.

Una seconda considerazione riguarda i pazienti in attesa di intervento, per i quali “una sola risposta sicuramente positiva giustifica l’invio del paziente al servizio di allergologia per ulteriori approfondimenti prima dell’intervento”. La stessa linea guida, infatti, nel trattare gli aspetti relativi alla diagnostica allergologica, sottolinea la pericolosità dei test da esposizione e la relativa sensibilità e specificità degli attuali test in vitro, tanto che sulla base di questi elementi e della storia clinica dell’allergia raccomanda che “non v’è alcuna certezza che un soggetto allergico con storia negativa per reazioni sistemiche gravi non possa sviluppare reazioni importanti nel futuro più o meno immediato alla successiva esposizione e quindi è atteggiamento prudente e corretto applicare almeno a tali pazienti le procedure latex-safe”. Le raccomandazioni riportate nel documento redatto dal Gruppo di studio SARNePI per un percorso intraospedaliero latex-safe, a proposito della valutazione immunologica, dichiarano che “non appare opportuno l’uso sistematico per la selezione degli individui a rischio”. Se ne deduce che l’invio del paziente a una valutazione allergologica, oltre a comportare un ritardo nell’esecuzione dell’intervento e un costo per il Servizio Sanitario, non rappresenta uno snodo decisionale in quanto, qualsiasi ne sia l’esito, la linea guida raccomanda comunque un atteggiamento prudenziale ovvero l’adozione di un percorso latex-safe.

Diverso è il caso degli approfondimenti legati all’esposizione professionale in particolare negli operatori sanitari, dove il datore di lavoro ha l’obbligo di monitorare lo stato di sensibilizzazione dei soggetti esposti che abbiano una storia di atopia, come raccomandato dall’American Academy of Allergy and Immunology.

In base a quanto sopra si ritiene che i “punti forti” delle Linee Guida siano fondamentalmente due:

  1. l’individuazione di soggetti a rischio di reazioni allergiche al lattice mediante un questionario specifico;
  2. la predisposizione di percorsi latex-safe (sia per le prestazioni programmate che per le urgenze).

Si deve infatti parlare di percorso latex-safe (piuttosto che latex-free), come spiega bene il documento SARNePI che raccomanda: “Per definire un percorso … di tutela per i pazienti allergici al lattice, anziché utilizzare il termine latex-free, risulta più corretto impiegare il termine latex-safe, in quanto si è osservato che ai fini pratici è forse impossibile eliminare completamente … il lattice all’interno dell’ospedale ma è fondamentale ridurre la carica allergenica del lattice a un livello tale da non innescare reazioni di nessun tipo. Il termine latex-free si ritiene più giusto riservarlo ai materiali utilizzati, per i quali è possibile ottenere una certificazione di assoluta assenza di lattice dal prodotto”. A questo proposito, le stesse Linee Guida regionali riportano che “il lattice è presente in più di 40.000 prodotti di uso quotidiano, medico e casalingo” e si deve ricordare che i pazienti allergici o sensibilizzati alle proteine del lattice, al di fuori dell’ospedale hanno una loro vita di relazione, lavoro, hobby che li porta costantemente ad avere a che fare con tali manufatti (cavi di alimentazione, cover di cellulari, scarpe sportive, condom, maschera e pinne, borsa dell’acqua calda, pneumatici ecc.). Fondamentale è pertanto non scordare quali sono le vie di esposizione che, correttamente, le Linee Guida individuano, ovvero:

  • contatto cutaneo;
  • contatto con le mucose;
  • via inalatoria (attraverso particelle di lattice adese al cosiddetto “talco”, ovvero la polvere lubrificante che favorisce l’indossabilità dei guanti)
  • via parenterale.

In base a quanto sopra la predisposizione di percorsi latex-safe dovrebbe essere mirata a evitare l’esposizione del paziente a prodotti/dispositivi contenenti lattice, attraverso queste quattro vie. Sembrerebbe quindi ridondante la raccomandazione di coprire “con teleria di cotone o pellicola alimentare di plastica o metallica” tutti gli arredi e le attrezzature presenti nella stanza di ricovero o nel setting dove avvengano le prestazioni sanitarie (sala operatoria, sala parto, ambulatorio), quando non si preveda un contatto di questi oggetti con il paziente (ad esempio ruote dei carrelli). Analoga considerazione deve essere fatta rispetto all’allarme che le Linee Guida hanno indotto nei confronti delle “piante ornamentali che sono negli atri o nei corridoi (reazione crociata con Ficus benjamin)”, tali piante (ed eventualmente non solo in Ficus b., visto che sono almeno 200 le specie di piante oltre alla Hevea brasiliensis in grado di produrre lattice) non rappresentano un rischio per i soggetti allergici/sensibilizzati, purché questi non vengano in contatto con il suddetto lattice.

Riassumendo, con l’eliminazione dei guanti in lattice dalle aziende sanitarie (in particolare di quelli contenenti talco), riconosciuti come principale causa di sensibilizzazione e di innesco di reazioni allergiche e la progressiva diminuzione dei dispositivi medici contenenti lattice, si rileva l’urgenza di rivedere ed attualizzare le Linee Guida regionali, diffondendo la cultura dei percorsi latex-safe e individuando i soggetti allergici/sensibilizzati mediante una accurata anamnesi, fondamentale misura di contenimento del rischio.

 

Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Il nostro sito utilizza i cookies per offrirti un servizio migliore.

Se vuoi saperne di più o avere istruzioni dettagliate su come disabilitare l'uso dei cookies puoi leggere l'informativa estesa

Cliccando in un punto qualsiasi dello schermo, effettuando un’azione di scroll o cliccando su Accetto, presti il consenso all’uso di tutti i cookies.