fitoterapia

Fitoterapia: clinica, sicurezza, efficacia

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Fabio FirenzuoliFabio Firenzuoli, Responsabile CERFIT, Centro di Ricerca e Innovazione in Fitoterapia e Medicina Integrata, AOU Careggi, Struttura di riferimento per la Fitoterapia della Regione Toscana. Docente e coordinatore scientifico Master Fitoterapia Generale e Clinica Università degli Studi di Firenze

 

  

L’articolo sulla fitoterapia è il quarto nel piano di presentazione delle Medicine Complementari su “Toscana Medica” in programma nel 2019 e illustra un percorso che prende le mosse dalle virtù delle piante all’origine di unguenti e pozioni. Tali virtù, con la sovranità/il sacro e dunque la parola da una parte, con la violenza e quindi la chirurgia dall’altra, danno vita alla struttura tripartita, trifunzionale, autoriproducentesi alla base di ogni attività di cura.

 

Gemma Brandi, Coordinatrice della Commissione per la Integrazione delle Medicine Complementari dell’OMCeO di Firenze

 

In molti Paesi le medicine a base di erbe sono sempre state una forma popolare di assistenza medica, spesso alimentata da bisogni economici, talvolta inserite in sistemi medici tradizionali (tipici quelli cinesi, ayurvedici ecc.) basati pure su impostazioni filosofiche o religiose proprie. Nella fitoterapia occidentale utilizziamo piante medicinali e derivati valutandone qualità, sicurezza ed efficacia secondo norme previste e con metodologia scientifica come richiesto dalle autorità sanitarie. Questo permette di utilizzare la fitoterapia clinica in strutture sanitarie pubbliche e insegnarla ai professionisti nelle scuole di medicina.

 

Parole chiave: fitoterapia, fitoterapia tradizionale, medicine complementari, appropriatezza, fitovigilanza


Introduzione

La fitoterapia è quella disciplina medica che utilizza piante medicinali e derivati nella prevenzione e nel trattamento delle malattie, in relazione alle attività farmacologiche delle sostanze presenti nella pianta, o meglio nella preparazione utilizzata. In ogni Paese le medicine tradizionali trovano fondamento anche in filosofie o culture del luogo o comunque esperienze di usi popolari, ma nella medicina moderna la fitoterapia non segue particolari filosofie o credenze religiose, né metodi diagnostici o terapeutici diversi da quelli della medicina scientifica.

Norme e regole

La fitoterapia è infatti normata in maniera molto chiara. Esistono regole e norme ben specifiche che consentono di utilizzare i fitoterapici in forma di medicinale vero e proprio, con tutte le garanzie di sicurezza e qualità previste per le specialità registrate con tanto di AIC (registrazione standard) oppure per i medicinali vegetali tradizionali da automedicazione (registrazione semplificata). Quando invece il paziente necessita di un medicinale personalizzato, il medico ricorre alla preparazione galenica magistrale, ma sempre di medicinale si tratta, governato da regole ben precise. Gli integratori invece sono altra cosa e hanno solo la funzione di integrare un’alimentazione carente in qualche sostanza o di mantenere il benessere in un organo.

Meccanismo d’azione

Il meccanismo è sempre farmacologico. Infatti, le piante medicinali sono un contenitore di sostanze chimiche, a volte utilizzate come tali (atropina, morfina ecc.), in altri casi modificate (aspirina, taxolo ecc.) oppure impiegate come pool di sostanze, quando si dimostra che proprio quel pool ha un effetto farmacologico diverso e migliore della singola sostanza: come per esempio nel caso dell’Iperico (Hypericum perforatum), noto anche come “Erba di San Giovanni”, per il quale lavori di carattere sia farmacologico sia clinico hanno dimostrato come la migliore attività antidepressiva sia ottenuta dal cosiddetto fitocomplesso che vede la presenza standardizzata di flavonoidi, ipericine e iperforine.

Evidenze

L’efficacia clinica dei farmaci a base di erbe può essere dimostrata da studi in doppio cieco, controllati vs placebo e vs farmaci (fitoterapia basata sull’evidenza).

Effetti avversi

Sono possibili eventi avversi dovuti alla presenza di contaminanti, quando si realizza una raccolta fai-da-te di erbe oppure quando i fitoterapici sono usati senza controllo medico, anche perché in questi casi si rischia l’interazione con farmaci di sintesi. Esiste per questo il Sistema di Fitovigilanza previsto in collaborazione con ISS/Ministero/AIFA, attivo ormai da oltre 15 anni, utilizzabile di fronte a ogni dubbio.

Campi di applicazione

Oggi sappiamo di avere sufficienti prove di efficacia per il trattamento della depressione con estratti di Iperico, del colon irritabile con olio essenziale di Menta, di disturbi di ansia con olio essenziale di Lavanda, di disturbi da insufficienza venosa con estratti di Ippocastano, mentre possiamo utilizzare estratti di Agnocasto nelle pazienti con sindrome premestruale, Boswellia in numerose patologie infiammatorie osteoarticolari, Panax Ginseng nel controllo della fatigue, Cimicifuga nella sindrome climaterica, Partenio nella prevenzione dell’emicrania ed estratti di Zenzero per nausea e vomito variamente indotto. Importante sapere che la fitoterapia non è tanto indicata per malati “quasi immaginari” o solo per patologie minori oppure funzionali, come la dispepsia.

Può essere utilizzata come terapia complementare anche per risolvere sintomi comuni in pazienti oncologici come ad esempio stitichezza, nausea, ansia ecc.

Appropriatezza

Dei numerosi lavori presenti nelle banche dati, la maggior parte sono relativi alla botanica, alla fitochimica e alla farmacologia di base delle sostanze vegetali, nonché alla loro tossicologia. Ebbene, nelle ultime decine di anni sono stati condotti e pubblicati numerosi studi clinici controllati vs placebo e vs farmaci, non solo con singole sostanze vegetali ma anche con fitocomplessi, di varia estrazione, per valutare efficacia e sicurezza dei prodotti. Inoltre sono disponibili revisioni sistematiche della letteratura con metanalisi.

In altri lavori abbiamo a disposizione dati ancora dubbi, soprattutto per la scarsa qualità metodologica o per l’esiguità dei casi trattati nei trials. Ma il metodo scientifico è sempre rispettato. E in base a questi dati si può anche misurare l’appropriatezza di un intervento.

In Regione Toscana la prima esperienza di attività pubblica in questo settore è nata nel 1997, con l’apertura dell’ambulatorio di Fitoterapia presso l’Ospedale di Empoli, poi divenuto UO di Medicina Naturale, e successivamente centro di riferimento regionale per la Fitoterapia. Nel 2011 l’attività della struttura si è completamente trasferita all’AOU Careggi, dove nel 2018 è stato istituito il CERFIT (responsabile, dottor Fabio Firenzuoli), Centro di Ricerca e Innovazione in Fitoterapia e Medicina Integrata, sede anche del Master in Fitoterapia Generale e Clinica di UniFI.

Alcune ore di attività ambulatoriale di Fitoterapia sono presenti in altre Aree Vaste.

 

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