Omotossicologia

Eugenio PecchioliEugenio PecchioliLaureato in Medicina e Chirurgia. Esperto in omotossicologia. Membro della Commissione per la Formazione nelle Medicine Complementari della Regione Toscana

 

 

 

É questa la quinta tappa del percorso di divulgazione medica dei profili delle Medicine Complementari, annunciato nel numero di Gennaio 2019. Il dottor Eugenio Pecchioli, esperto nel campo della Omotossicologia, illustra quella forse meno conosciuta tra le Medicine Complementari, e anche quella “geneticamente” integrativa, in quanto contraria a ogni “integralismo terapeutico” e nata dalla volontà di gettare un ponte tra i principi della Omeopatia e la basi fisiologiche, biochimiche, immunologiche della Medicina Allopatica.

 

Gemma BrandiCoordinatrice della Commissione per la Integrazione delle Medicine Complementari dell’OMCeO di Firenze


Negli anni ’30 del secolo scorso Hans Heinrich Reckeweg intravede nella biologia, nella biochimica e nell’immunologia la strada per spiegare i principi fondamentali dell’omeopatia Hahnemannianna costruendo un ponte fra l’omeopatia e quella che lui chiamò omotossicologia. Questa accetta i principi fondamentali dell’omeopatia ma vi associa gli elementi che caratterizzano la fisiopatologia e la diagnostica della medicina classica, pur tornando a usare elementi terapeutici naturali provenienti dal regno animale, vegetale e minerale. Con ciò si cerca di stabilire un ponte fra l’omeopatia e la medicina allopatica.


Parole chiave: omotossicologia, medicina fisiologica di regolazione, microimmunoterapia, alte e altissime diluizioni, psiconeuroendocrinoimmunologia

 

Norme e regole

Fino al giugno del 2018 i farmaci omotossicologici si chiamavano “rimedi” come quelli dell’omeopatia classica e non presentavano un bugiardino all’interno della confezione. Da quella data è scattato l’obbligo della registrazione presso il Ministero della Salute. Con questa sono stati richiesti numerosi parametri riguardanti i vari prodotti quale l’origine, la sperimentazione, il rilevamento di effetti avversi, l’appropriatezza delle indicazioni terapeutiche, i campi di applicazione e la letteratura esistente. Tale procedura, peraltro molto costosa per i vari fabbricanti, ha portato all’eliminazione dal mercato di quanto privo dei requisiti richiesti (anche se non privo di effetti terapeutici) determinando diverse difficoltà terapeutiche. Tuttavia, il procedimento ministeriale ha anche determinato chiarezza nel campo di questi prodotti, determinando quelli che dal giugno 2018 sono farmaci.

Meccanismo d’azione

Reckeweg intuì che il danno alla salute risiedeva nell’accumulo di tossine di varia origine che chiamò “omotossine”. Queste provocano un’alterazione del sistema di flusso in equilibrio dinamico (Von Bertalanffy) a cui consegue una reazione dell’organismo che, in presenza di tossine particolarmente attive o di sistemi di drenaggio poco efficienti (cute, fegato, reni, polmoni, intestino), provocano il manifestarsi della malattia che ha il senso di ricreare l’omeostasi ristretta dell’organismo (Laborit).

Con i farmaci omotossicologici si stimola la capacità di autoguarigione dei pazienti attraverso il ripristino delle loro attività metaboliche, enzimatiche, ormonali, psicoemozionali, citochiniche, immunitarie ed emuntoriali ottenendo così l’eliminazione del carico tossico tramite la formazione dell’“omotossone”, molecola formata dall’unione fra noxa patogena e farmaco in cui la noxa non è più attiva.

Evidenze

Per la pratica giornaliera Reckeweg concepì la Tavola delle omotossicosi con la quale venivano indicate numerosissime patologie classificate secondo 6 fasi con le quali si descrivevano quadri patologici progressivamente più gravi e accompagnate dalla segnalazione dei farmaci appropriati in modo da dare un’indicazione pratica e facile al terapeuta sul tipo di farmaco più adatto a ciascuna specifica patologia, anche in base allo stadio della stessa.

Allo stato attuale, basandosi sull’abbondante letteratura esistente e sulle evidenze cliniche che ognuno di noi raccoglie, è possibile affermare senza paura di smentita che il sistema funziona perfettamente su un vasto ventaglio di patologie sia acute che croniche con evidenze maggiori proprio su quelle patologie croniche che, oggi, rappresentano la maggioranza delle malattie e sulle quali spesso la medicina allopatica fallisce.

Effetti avversi

Uno dei punti forti dell’omotossicologia è rappresentato dall’assenza di effetti avversi. Inoltre, con l’uso dei farmaci Injeel, formati da un solo prodotto nelle tre diluizioni D6, D12, D30 (ma le diluizioni possono essere anche diverse ) è possibile evitare quell’aggravamento omeopatico che talvolta è possibile notare soprattutto nel caso in cui non venga attuato un efficiente drenaggio linfatico, mesenchimale o emuntoriale.

Campi di applicazione

Come già detto, l’omotossicologia ha un vasto campo di applicazione. L’elemento che la caratterizza è la cura non del sintomo ma della persona che lo manifesta. Ciò significa che, nel corso della visita medica dovranno essere presi in considerazione tutti quei segni di tipo psicoemozionale in grado di influenzare la manifestazione patologica (quando non, addirittura, provocarla). Daremo valore, quindi, a tutti i segni rientranti nella PNEI (Psico Neuro Endocrino Immunologia) nonché useremo tutti i farmaci della medicina fisiologica di regolazione (citochine, fattori di crescita, ormoni omeopatizzati, interferoni ecc.) in grado di lavorare a livello della matrice extra e intracellulare e dei recettori di membrana influenzando le capacità reattive del sistema immunitario sia innato che acquisito.

Recentemente, con l’introduzione della microimmunoterapia (citochine e acidi nucleici specifici omeopatizzati) sono stati ottenuti buoni risultati anche nella terapia di supporto di molti tumori sia solidi che sistemici.

Appropriatezza

Oggi con l’omotossicologia abbiamo a disposizione un metodo di cura biologico che fa ricorso a una farmacologia omeopatica moderna in linea con quanto richiesto dal Ministero della Salute, con un ampio ventaglio farmacologico, solide basi di sperimentazione clinica e disponibilità di varie forme farmaceutiche. Esistono numerosi studi effettuati con le regole classiche del random in doppio cieco e contro placebo che affermano l’appropriatezza dei vari farmaci. È evidente che gli studi non troveranno mai una loro conclusione per cui sarà necessario continuare a lavorare per approfondire ulteriormente certi problemi che ancora oggi destano perplessità come la memoria dell’acqua, il fenomeno dell’ormesi, l’attività delle varie diluizioni, la funzione biologica delle nuove molecole segnale ecc., ma è sicuro che la strada intrapresa è quella giusta e, in futuro, l’omotossicologia sarà in grado di dare nuove risposte alle varie sfide che l’aspettano.

Esperienze

Da diversi anni l’omotossicologia è usata, con l’omeopatia, presso il centro di Riferimento per l’omeopatia della Regione Toscana di Lucca diretto dal dott. Elio Rossi ed è presente in molti ambulatori periferici della Usl 10 di Firenze. Dal momento della sua apertura, l’omotossicologia è presente anche all’interno dell’Ospedale di Pitigliano in provincia di Grosseto, unico rappresentante in tutta Italia di un ospedale a indirizzo misto allopatico e non convenzionale. Un ottimo esempio di medicina integrata.

 

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