L’assistenza sanitaria a km zero

Fernando PrattichizzoFernando PrattichizzoGià Dirigente Medico SOC Medicina Interna 2, Empoli, Azienda Sanitaria Toscana Centro. Specialista in Cardiologia, Specialista in Immunoematologia, Specialista in Medicina Interna

 

 

La tendenza costante a incrementare le distanze tra fruitore ed erogatore del servizio in Sanità non consente di beneficiare dei vantaggi che ha garantito in un altro settore, come l’agricoltura, la possibilità di commercio a km zero.

 

Parole chiave: qualità e professione, assistenza sanitaria


Nell’agricoltura il marchio “chilometri zero” identifica la vendita di prodotti della stessa zona, con requisiti di genuinità e di prezzo inferiore, derivante dai minori costi che garantisce la filiera corta, dal produttore al consumatore. L’impulso decisivo per questa tipologia di vendita è stato determinato dal D. Lgs. 228/2001, che ha riformulato l’art. 2135 c.c. sulla nozione di imprenditore agricolo. Il crescente successo della vendita a km zero poggia sulla fornitura diretta di prodotti agricoli dal territorio di produzione e sulla possibilità di incontro diretto fra domanda e offerta, senza alcun passaggio intermedio.

La trasferibilità di questi concetti all’assistenza sanitaria è facilmente intuibile. Nel caso di malattia, qualsiasi cittadino preferisce essere curato al proprio domicilio da un medico che conosce e di cui ha piena fiducia. Il rapporto tra il medico o, più in generale, tra l’operatore sanitario e il cittadino è primariamente di tipo fiduciario diretto e tale rapporto non può che essere osteggiato dall’esistenza di segreterie, call-centers, per prenotazioni, barriere temporali o spaziali all’erogazione della prestazione. Nell’ambito pubblico l’articolo 19, comma 2, della legge n. 833/1978 assicura al cittadino il diritto alla libera scelta del medico e del luogo di cura. In ogni ambito l’articolo 20 del Codice Deontologico prevede che la relazione tra medico e paziente è costituita sulla libertà di scelta. Nel corso degli ultimi decenni, però, l’assistenza sanitaria pubblica ha progressivamente aumentato la distanza tra il richiedente e il prestatore del servizio. Tale evoluzione ha riguardato dapprima l’assistenza ospedaliera, per cui i piccoli ospedali a servizio della comunità locale sono stati chiusi o riconvertiti in ospedali specializzati, mentre sono stati creati – in minor numero – grandi centri ospedalieri plurispecialistici, presso i quali trovare un posto-letto libero è spesso divenuto difficilissimo. Successivamente, tale tendenza ha interessato anche l’assistenza sanitaria di base, per cui sono state incentivate le aggregazioni funzionali e poi fisiche degli ambulatori di Medicina Generale, sempre nell’ottica della specializzazione o dell’affidamento di sub-funzioni ad ogni membro del gruppo. La tendenza alla centralizzazione determina spesso un incremento della distanza tra la domanda e l’offerta, con gli inevitabili aggravi di tempo e di spese per l’erogazione della prestazione, talora oggetto di contrasto tra il prestatore d’opera e l’utente. La disponibilità delle nuove tecnologie di comunicazione ha mitigato il problema, giacché queste consentono il trasferimento immediato di immagini, oltre che di testi, ma non ha impedito la nascita di un’autentica Odissea sanitaria, che non sappiamo quanto durerà.

 

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