La Psicoterapia cognitivo comportamentale in Età Evolutiva

Sabrina MasettiSabrina MasettiPsichiatra psicoterapeuta cognitivo comportamentale. Socio Ordinario della Società Italiana di Terapia Comportamentale e Cognitiva. Laurea in Medicina e Chirurgia presso l’Università degli Studi di Firenze, 1997. Specializzazione in Psichiatria, Scuola di Specializzazione in Psichiatria dell’Università di Firenze, 2001.

 

 

Stefano CosiPsicologo psicoterapeuta, direttore Centro Clinico La Mongolfiera, Firenze

La sofferenza psicologica di bambini e adolescenti assume spesso la forma di veri e propri sintomi, sia fisici che psicologici, che vanno adeguatamente inquadrati e diagnosticati, nell’ottica di migliorare la qualità di vita e prevenire disturbi più gravi in età adulta. In questo articolo vengono presentati il razionale e la metodologia della psicoterapia cognitivo comportamentale in età evolutiva.

 

Parole chiave: psicoterapia cognitivo comportamentale, età evolutiva

 

La locuzione età evolutiva fa riferimento al periodo di vita che va dalla nascita alla fine dell’adolescenza e che risulta particolarmente impegnativo a causa di numerosi cambiamenti a cui un essere umano è sottoposto e con cui necessariamente deve confrontarsi. A questo proposito, è utile introdurre il concetto di sistema: “Un sistema è un insieme di unità interagenti che sono in relazione tra loro. Lo stato di ciascuna unità è vincolato, coordinato o dipendente dallo stato delle altre unità.” Gli ecosistemi che si possono riscontrare in età evolutiva sono di diverso tipo: bambini e adolescenti hanno a che fare con l’ecosistema familiare, quello scolastico, quello sociale e quello dei pari. Tra ognuno di questi ecosistemi e il soggetto in età evolutiva esiste una complessa rete di interazioni a doppio senso: queste interazioni possono essere viste come l’insieme di aspettative che le persone presenti nei vari ecosistemi nutrono nei confronti del soggetto e viceversa.

La visione sistemica tuttavia, non si limita agli ambienti esterni al soggetto in età evolutiva, ma prende in considerazione anche le interazioni che si svolgono all’interno della persona in questione, ossia i sottosistemi o repertori propri della persona. La difficoltà sta nel considerare tutti queste interazioni, sia esterne che interne, nella loro globalità. Solo così si può arrivare ad avere una panoramica completa dei problemi, delle risorse, dei punti deboli e di forza, che possono poi essere oggetto di modificazione, potenziamento o estinzione, nell’ottica di un miglioramento della qualità di vita della persona.

Il bambino si trova ad affrontare sfide quotidiane come la separazione da mamma e papà, l’inizio della scuola, il confronto con i pari, le prestazioni scolastiche o l’apprendimento di nuove regole. Per qualcuno questo può essere faticoso o addirittura fonte di sofferenza: in questi casi il bambino può cominciare a manifestare segni di disagio. La sofferenza psicologica nei bambini e negli adolescenti assume spesso le forme di veri e propri sintomi, sia fisici che psicologici, che vanno adeguatamente inquadrati e diagnosticati, soprattutto per prevenire disturbi più gravi in età adulta. I sintomi infantili e adolescenziali sono delle reali richieste di aiuto, che possono non assumere forme chiaramente espresse, ma che vanno comunque prese in seria considerazione.

La terapia cognitivo comportamentale dell’età evolutiva fa riferimento alla modificazione graduale del comportamento a partire dalla definizione sistematica dei sintomi e della loro origine. I comportamenti hanno senso solo se messi in relazione all’ambiente fisico e psicologico (ecosistemi e sottosistemi precedentemente citati) in cui si manifestano. Alcuni comportamenti infantili possono apparire strani o di difficile comprensione dall’esterno, ma hanno al proprio interno una precisa funzione, che è stata appresa attraverso rinforzi o punizioni, spesso dati inconsapevolmente o per via di credenze e convinzioni errate.

La terapia cognitivo comportamentale aiuta a rendere visibili le motivazioni e le funzioni di un determinato comportamento divenuto disfunzionale, cercando di rispondere ad alcune domande: a che bisogno risponde questo comportamento? Come è stato appreso? Quali comportamenti da parte degli altri ecosistemi lo hanno rinforzato? Quali sono le possibili azioni per insegnare al soggetto altre modalità di fronteggiamento della realtà?

Quando si inizia un percorso terapeutico in età evolutiva si seguono alcune procedure standard che prevedono un primo colloquio con i genitori o con chi si occupa dell’educazione e della cura del bambino, successivi 4 o 5 colloqui di osservazione e colloquio con il bambino stesso e un incontro finale di restituzione di ciò che si è osservato ai genitori per la condivisione della diagnosi e per stabilire le linee generali del progetto terapeutico.

La psicoterapia cognitivo comportamentale in età evolutiva procede con la costante partecipazione dei genitori, degli insegnanti e, qualora ce ne fosse bisogno, anche della rete familiare più ampia. La partecipazione dei genitori a questo percorso è fondamentale, perché l’intervento, oltre a decodificare il bisogno del bambino, deve restituire ai genitori una consapevolezza nuova e strumenti più efficaci di comunicazione con loro figlio. La psicoterapia cognitivo comportamentale cerca di dare voce al bambino e di potenziare le risorse dei suoi caregiver che sono e restano le sue figure di riferimento fondamentali.

Nonostante la procedura sia abbastanza standardizzata, è importante sottolineare che esistono alcune differenze di diagnosi e cura a seconda della fase evolutiva del bambino, che necessita di attenzioni individualizzate in virtù dell’età e delle caratteristiche personali. A partire dai primi 3 anni di vita, in cui il bambino è completamente dipendente dai genitori e l’intervento mira quasi esclusivamente ai colloqui con le figure genitoriali, la terapia si fa via via sempre più centrata sul bambino, in relazione alla maggiore e progressiva acquisizione di competenze, emotive, relazionali durante le diverse fasi di crescita, pur mantenendo sempre un canale di conversazione aperto con la famiglia, che comunque resta il riferimento principale. A partire dai 13 anni inizia l’adolescenza e le esigenze, di vita e terapeutiche, cambiano. La costruzione di una relazione di fiducia esclusiva e protetta è una condizione fondamentale per un adolescente che si avvicina ad un percorso psicologico e, nonostante il trattamento preveda comunque sedute di confronto con i genitori, il bisogno di autonomia e di differenziazione dagli adulti è prioritario e stabilisce un setting molto simile a quello degli adulti.

 

Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Il nostro sito utilizza i cookies per offrirti un servizio migliore.

Se vuoi saperne di più o avere istruzioni dettagliate su come disabilitare l'uso dei cookies puoi leggere l'informativa estesa

Cliccando in un punto qualsiasi dello schermo, effettuando un’azione di scroll o cliccando su Accetto, presti il consenso all’uso di tutti i cookies.