Combattere l'Ictus con l'informazione

M. Baldereschi  Neurologo e Ricercatore, Ist. Di Neuroscienze (Firenze), Consiglio Nazionale delle Ricerche.

D. Inzitari  Direttore Stroke Unit AOU Careggi, Firenze.


Servizio Sanitario della Toscana

Prima causa di disabilità nell’adulto, seconda causa di demenza e di morte, l’ictus è una patologia grave e frequente. Ma è anche largamente prevenibile (più dell’80% dei casi) e curabile.

Durante un ictus ischemico muoiono 2 milioni di cellule cerebrali ogni minuto. È stato calcolato che ciò corrisponde ad un invecchiamento cerebrale di circa 3 settimane. Ma un tipico ictus ischemico non trattato determina una perdita neuronale pari a un invecchiamento di 36 anni.

Oltre la prevenzione, che richiede ovviamente una continua e complessa azione pubblica di informazione, e la medicina di iniziativa pro-attiva dei medici di famiglia, con l’implementazione dei più efficaci trattamenti, esistono oggi formidabili terapie di intervento applicabili nella fase acuta (trombolisi per via endovenosa ed asportazione meccanica del trombo occlusivo delle arterie cerebrali).

Tabella

Questi trattamenti devono essere applicati, secondo una ormai solidissima evidenza scientifica, il più precocemente possibile dalla presentazione dei sintomi proprio per antagonizzare ed interrompere la cascata ischemica, ridando ossigeno e metaboliti al tessuto.

In diverse aree della Toscana è stato attivato un modello organizzativo della rete di intervento territorio-ospedale che garantisce una presa in carico rapida dei pazienti colpiti da ictus attraverso un intervento tempestivo del sistema dell’emergenza e una risposta omogenea e qualificata da parte dei team attivi alla porta dell’ospedale (neurologi, urgentisti e neuroradiologi). Rimane ancora il problema dell’attivazione iniziale e primaria del percorso ictus da parte del soggetto colpito e dei suoi familiari.

Il percorso ictus inizia infatti al momento del riconoscimento dei sintomi e della chiamata al 118. Ecco uno di quei casi in cui l’informazione è fondamentale, ma purtroppo ancora pesantemente carente: solo il 55,8% degli italiani sa che l’ictus è una malattia del cervello, ancora meno sono in grado di individuare più di un sintomo, e solo il 15% è a conoscenza dell’esistenza della trombolisi.
Per questo la Regione Toscana non solo ha lanciato nel 2014 una campagna educativa che agisce su questo cruciale punto di partenza, ma ha anche prodotto un efficace recall sotto forma di un videotutorial nel 2015 (www.regione.toscana.it/ictus).

Il messaggio fondamentale è che l’ictus è un’emergenza: ogni minuto è prezioso. Imparando a riconoscere i sintomi su se stessi o su chi ci è vicino, e a reagire tempestivamente, è possibile curarlo. Affidarsi al 118 è il sistema più rapido per accedere alle terapie in tempo utile. Infatti è lo stesso 118 ad avvertire l’ospedale dell’imminente arrivo di un probabile ictus, in questo modo si predispone un percorso dedicato, rapidissimo e con precedenza assoluta, per gli accertamenti e la terapia. Questo non avviene se il paziente si reca in ospedale con mezzi propri.

Per stimolare la consapevolezza del problema ictus tra i cittadini sono state messe in campo anche le nuove tecnologie informatiche ed è stata sviluppata una webapp: www.ictus3r.it completamente gratuita, in sinergia con la campagna educativa della Regione Toscana, di cui mutua la linea grafica.

Questa App si articola secondo la strategia delle 3R – Riconoscere, Reagire, Ridurre - ed è rivolta a tutti i cittadini che vogliono conoscere, riconoscere e prevenire questa malattia, ai pazienti e loro familiari per approfondire gli aspetti clinici e terapeutici della loro condizione.

Questi strumenti informativi/educativi sono rivolti alla popolazione generale, ma possono essere distribuiti anche a livello individuale, fornendo le indicazioni della pagina web regionale www.regione.toscana.it/ictus.

Si tratta di uno strumento conoscitivo che potrebbe essere non solo raccomandato ma addirittura “prescritto” dai medici ai loro assistiti, soprattutto quelli ad alto rischio, per prevenire e combattere l’ictus.

Una precoce attivazione del sistema di cura dell’ictus in fase acuta consente di organizzare appropriatamente fino dalle prime fasi anche il percorso di assistenza esperta durante la fase successiva di ricovero ospedaliero, con la collocazione del paziente nella area di intensità più appropriata e meglio organizzata in rapporto alla gravità ed alla complessità della presentazione clinica. Ancora oggi infatti oltre ed indipendentemente dall’intervento in acuto la maggior parte dei pazienti con ictus possono beneficiare in modo sostanziale per una riduzione provata scientificamente sia della mortalità che della disabilità residua di una gestione esperta e dedicata applicata nella fase di successiva degenza in ospedale.

 

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