Consumo di bevande alcoliche, danni alcol-correlati, fattori socio-economici e demografici, e interventi di prevenzione alcologica in Europa e in Italia ( il progetto AMPHORA-3)

Fabio Voller, Francesco Cipriani, Pasquale Pepe, Allaman Allamani

Agenzia Regionale di Sanità Toscana, Firenze

EUROPA
SSTIl progetto AMPHORA-3 è una ricerca du rata quattro anni (2009-2012), cofinanziata dalla Commissione Europea nell’ambito del 7° programma quadro, e coordinata dall’Agenzia Regionale Sanitaria Toscana. Il progetto era parte di un più ampio progetto AMPHORA. Lo studio era interessato a indagare sui cambiamenti nel consumo di bevande alcoliche e dei relativi danni che si sono verificati in Europa negli ultimi 50 anni, tra il 1960 e il 2008, e vi hanno partecipato dodici paesi rappresentativi del continente (Figura 1).

Figura 1

Immagine 1

Nelle cinque decadi sopra ricordate vi sono state diverse variazioni nei consumi di bevande alcoliche in Europa (Organizzazione Mondiale della Sanità, 2011). Complessivamente essi sono leggermente diminuiti: da 10,4 nel periodo 1960- 1969 a 9,98 nel periodo 2000-2009 (in litri di alcol puro totale per gli abitanti di 15 anni e oltre). Nello stesso periodo si è realizzata una certa convergenza tra i paesi, con una marcata flessione dei consumi nell’Europa meridio-nale (da 19,4 litri nel periodo 1960-9 a circa 10 litri nel periodo 2000-9), un notevole aumento nell’Europa settentrionale (da 5,3 a 8,6), e una crescita più contenuta nell’area centrale (da 10,3 a 11,5) (Figura 2). Contemporaneamente gli andamenti nel consumo riferito alle singole bevande (vino, birra, superalcolici) si sono differenziati, con una tendenza alla riduzione delle bevande tradizionali e un aumento delle bevande meno tradizionali (Figura 3). Ciò fa supporre che si sia verificata una sorta di competizione tra le diverse bevande, a supporto della opinione che i fattori culturali ed economici hanno peso nei cambiamenti di consumo delle bevande (Knibbe, Drop & Hupkens, 1996).

Figure 2-3

Figure 4-5

In corrispondenza con la diminuzione dei consumi di bevande alcoliche, anche la mortalità ad essi correlata– tipicamente, i morti per epatopatia cronica e cirrosi, e per incidenti da trasporto ha negli ultimi decenni mostrato una complessiva riduzione (Organizzazione Mondiale della Sanità, 2015). Il decremento complessivo di decessi per malattie croniche del fegato e cirrosi tra il 1970 e il 2010 risulta della combinazione di una forte riduzione (-65%) nell’Europa meridionale e di un aumento nell’Europa settentrionale (+39,%), e in quella centrale (+19%) (Figura 4). La mortalità per incidenti legati al trasporto si è ridotta da 17,64 morti per 100.000 negli anni 1970-1979 a 8,71 morti per 100.000 negli anni 2000-2009 (tutte le età, popolazione generale) (Figura 5).

Scopo del progetto AMPHORA-3 è stato di studiare i fattori che potevano aver contribuito alle suddette variazioni di consumi e di mortalità: si trattava dell’impatto delle politiche alcologiche preventive introdotte nel periodo osservato? Oppure era l’effetto della più vasta rete di concorrenti fenomeni sociali, economici, demografici, culturali, politici e religiosi propri dell’evoluzione storica dei paesi? Per dar risposta a tali interrogativi sono state identificate 11 categorie di politiche alcologiche, e 79 fattori socioeconomici e demografici, poi ridotti a meno di 10, potenzialmente influenti su tali variazioni. La raccolta dei dati è stata fatta servendosi delle informazioni fornite dai singoli paesi, e delle fonti internazionali disponibili per il periodo in esame. La considerevole quantità di dati inseriti in un dataset è consultabile presso Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. the Amphora Project Work Package 3. L’analisi è stata compiuta mediante il metodo delle serie temporali (ST), e delle reti neurali artificiali (ANN) (AMPHORA-3, 2013; Substance Use & Misuse, 2014).

In linea generale l’analisi ha rilevato che le variazioni nei fattori socioeconomico e demografici sono in grado di spiegare una buona porzione dei cambiamenti avvenuti, che solo in parte minore sono spiegati dall’introduzione delle diverse misure di politica alcologica. Inoltre i 12 paesi hanno mostrato di diversificarsi notevolmente per i risultati emersi. In dettaglio, lo studio ha mostrato che nel complesso dei paesi i seguenti determinanti sono risultati significativamente correlati con i cambiamenti di consumo (Allamani, Pepe, Baccini, Massini & Voller, 2014) (figura 6 ):

a) attori socioeconomico e demografici agenti all’interno del periodo osservato:
• urbanizzazione,
• crescita del reddito
• aumento dell’età media delle madri al parto.

b) misure di prevenzione alcologica introdotte in diversi momenti del periodo osservato:
• le politiche alcologiche permissive introdotte sono risultate correlate agli aumenti dei consumi
• le restrizioni del tasso alcolemico alla guida e le misure che limitano gli orari e i luoghi di disponibilità delle bevande alcoliche, sono associate alla riduzione dei consumi, ma in modo assai variabile secondo i paesi o gruppi di paesi.

Figura 6

Il decremento della mortalità da incidenti di trasporto nei dodici paesi, e quello delle morti da epatopatie e cirrosi per l’Europa meridionale, sono risultate significativamente associate all’invecchiamento della popolazione e all’aumento dell’età delle madri al parto (indicatori di accresciuto benessere sociale), nonché, nel caso dell’Europa centrale e di quella meridionale, alle restrizioni sul bere alla guida.

Come conseguenza, Il ruolo dei fattori socioeconomici e demografici deve essere considerato quando si progettano nuove politiche alcologiche, anche quando si attuino misure preventive basate sull’evidenza. Infatti queste ultime possono avere efficacia nel contribuire a ridurre i problemi connessi con il bere solo se opportunamente diversificate in base a ciascun paese o gruppo di paesi, mentre appaiono inefficaci se applicate in modo uniforme a tutti i paesi.

In sintesi
a) In Europa, tra il 1960 e il 2010, il consumo di bevande alcoliche ha avuto una lieve riduzione, che però è la combinazione di una marcata diminuzione nel Sud Europa, un notevole aumento del Nord e una crescita ridotta nel­ l’Europa centrale. In ciascun paese e riguardo i consumi di birra, vino, superalcolici c’è stata una diminuzione della bevanda tradizionale e un aumento delle bevande meno usuali;

b) nel periodo 1970-2010 c’è stata riduzione dei decessi sia per incidenti di trasporto sia per malattie croniche del fegato e cirrosi; in quest’ultimo caso si tratta della combinazione di una forte riduzione di mortalità nell’Europa meridionale, e di un aumento nell’area settentrionale e centrale;

c) i fattori socioeconomici e demografici hanno mostrato di influire in modo maggiore delle politiche ai cambiamenti del consumo di bevande alcoliche e, in parte, ai danni derivanti dal consumo di alcol;

d) le politiche di prevenzione alcologica sono state in grado di contribuire in alcuni casi, e in modo minore che non i fattori socioeconomici e demografici, sia ai cambiamenti dei consumi sia, in misura ridotta, alla riduzione dei danni alcolcorrelati;

e) i 12 paesi AMPHORA europei tendono a raggrupparsi in tre zone comparabili in termini di consumi e di politiche alcologiche: Nord, Centro e Sud Europa. Ciò suggerisce che le politiche alcologiche preventive e il loro impatto su consumi e danni dovrebbero essere confrontate al meglio all’interno di ogni zona;

f) il ruolo dei fattori socioeconomici e demografici deve essere considerato quando si progettano nuove politiche alcologiche e si attuano misure preventive basate sull’evidenza.

Italia

In Italia è tuttora prevalente Il modo di bere mediterraneo, cioè il consumo moderato giornaliero o quasi giornaliero ai pasti, che si riscontra intorno al 50 -70% della popolazione generale (Scafato e coll., 2009). Tuttavia, diversamente che in passato, sono notevolmente cambiate le quantità delle bevande alcoliche assunte, in modo che oggi i consumi italiani sono tra i più bassi d’Europa (Figura 7). Infatti negli ultimi 40 anni (più esattamente dal 1973 al 2010), l’Italia ha sperimentato un crollo dI circa il 69% dei consumi alcolici totali da 19,9 a 6,1 litri di alcol puro totale circa in media pro capite per popolazione residente di 15 anni e oltre. In particolare, la maggior parte del crollo è dovuto alla diminuzione del consumo di vino (sceso del 75% nello stesso periodo), che pur restando tuttora la bevanda più bevuta in Italia, è passato dal rappresentare il 90% del consumo alcolico globale nel 1961, al 66% nel 2010. Nello stesso arco di tempo la birra (che, in parte per un fenomeno di competizione e sostituzione del vino, nel frattempo ha avuto un incremento di consumi del 250%) è passata a rappresentare dal 2% al 23%, e i superalcolici dall’8% all’11%, dei consumi alcolici complessivi italiani (Organizzazione Mondiale della Sanità, 2011).

Figura 7

Negli ultimi 40 anni si è verificata anche una grande riduzione (-74%) nella mortalità da epatopatie croniche e cirrosi del fegato, passata dal 30,7 nel 1970 a 8,1 per 100.000 abitanti nel 2010 (Figura 2). Un considerevole decremento (circa il 64%) è occorso anche negli incidenti mortali legati ai mezzi di trasporto (in gran parte costituiti da motoveicoli), che si sono ridotti da 19,6 nel 1979 a 6,9 per 1000.000 abitanti nel 2010 (Organizzazione Mondiale della Sanità, 2015), tendendo ad allinearsi ai valori della maggior parte dei paesi dell’Europa occidentale (Figura 8).

Figura 8

Lo studio AMPHORA3 ha dimostrato che le modificazioni dei fattori socio economici e demografici avvenute in Italia a partire dal 1960 possono essere stati importanti fattori contribuenti alla diminuzione del consumo di vino, all’aumento di quello della birra, e al complessivo decremento del consumi di bevande alcoliche. Invece le misure alcologiche preventive non hanno avuto alcun effetto sulla riduzione dei consumi fino al 1988, per la semplice ragione che non c’è ne è stata alcuna in quel periodo. È nel 1988 che è stata introdotta la prima legge italiana sul bere alla guida, a cui poi hanno fatto seguito altre politiche restrittive. L’analisi ha indicato che tali misure preventive, introdotte quando già le curve dei consumi e dei danni erano in fase decrescente, possono al massimo aver contribuito a mantenere il trend in atto (AMPHORA3, 2013; Allamani, Voller, Pepe, Baccini, Massini & Cipriani, 2014; figura9).

In dettaglio, si è dimostrato che sono significativamente correlati con la riduzione dei consumi alcolici, specie del vino, i seguenti determinanti:

a) fattori socioeconomici e demografici agenti all’interno del periodo osservato:
• l’aumento del reddito e l’invecchiamento della popolazione – occorsi tra 1960 e 2008;
• la cresciuta urbanizzazione – avvenuta specialmente tra il 1960, e prima, e il 1985;
• l’emancipazione delle donne dai ruoli tradizionali, come espresso dall’accresciuto impiego femminile, e dalla più tarda età delle madri ai parti – verificatisi soprattutto tra il 1980 e il 2008;

• il cambiamento nel tipo di alimentazione, con l’aumento del consumo di carne (a partire dagli anni ’70) a danno del pane.

b) misure alcologiche restrittive introdotte in diversi momenti del periodo osservato:
• l’introduzione delle leggi per il controllo del tasso alcolemico alla guida (1988 e 2001);
• il divieto di vendita di bevande alcoliche durante gli eventi pubblici di massa (1991).

Nello spiegare i cambiamenti dei consumi i fattori socioeconomici e demografici dimostrano comunque di avere una parte assai maggiore (il 90%) rispetto alle misure di politica alcologica (10%).

L’analisi ha inoltre dimostrato che la riduzione della mortalità per malattie croniche epatiche e per incidenti da trasporti è correlata

(a) al miglioramento delle condizioni economiche e sociali aumento di reddito e migliori abitudini alimentari; (b) in misura minore, all’introduzione di alcune misure preventive controllo del bere alla guida e le limitazioni alla vendita di bevande durante gli spettacoli di massa; (c) alla riduzione del consumo di vino e di superalcolici.

Come conseguenza di quanto si è detto, i fattori socioeconomici e demografici – in particolare le variazioni di reddito e di urbanizzazione, e l’evoluzione del ruolo sociale delle donne – dovranno, per la loro rilevanza nell’influire sui consumi, essere considerati nella pianificazione delle future azioni alcologiche preventive orientate a ridurre i problemi legati al consumo di bevande alcoliche.

Figura 9

 

In sintesi:

a) In Italia il consumo di bevande alcoliche totale ha avuto un crollo del 65% tra il 1973 e il 2010, quando il consumo di vino per abitante di 15 anni e oltre è stato equivalente a 6,1 litri di alcol puro. Nello stesso periodo il consumo di vino è diminuito del 75%, mentre quello della birra è aumentato del 250%. Tuttavia, l‘Italia rimane un paese di bevitori di vino, e le bevande alcoliche sono ancora spesso bevute durante i pasti e giornalmente;

b) nel periodo tra gli anni ’70 e il 2010 c‘è stata un andamento decrescente dei decessi per malattie croniche del fegato e cirrosi, da 30,7 nel 1970 a 8,1 nel 2010 (tutte le età per 100.000 della popolazione generale); e dei decessi da incidenti di trasporto, da 19,6 nel 1979 a 6,9 nel 2010;

c) I fattori socioeconomici e demografici hanno mostrato di avere un impatto molto maggiore delle politiche alcologiche sui cambiamenti del consumo e sui danni alcolcorrelati;

d) le politiche alcologiche di prevenzione non hanno avuto alcuna parte nella diminuzione dei consumi e dei danni alcolcorrelati occorsi tra gli anni ’70 e il 1988, dal momento che non esisteva alcuna politica alcologica; dal 1988 in poi esse hanno avuto solo un ruolo minore nel sostenere la diminuzione di consumi e danni, che ha continuato a verificarsi;

e) il ruolo dei fattori socioeconomici e demografici deve essere preso in seria considerazione in sede di attuazione delle future politiche alcologiche di prevenzione.

Bibliografia

Allamani A., Pepe P., Baccini M., Massini G. and Voller F. (2014) An analysis of changes in the consumption of alcoholic beverages: the interaction between consumption, related harms, contextual factors and alcoholic beverage control policies. Substance Use & Misuse, 49: 1692-1715.

Allamani A., Voller F., Pepe P., Baccini M., Massini G. & Cipriani F. (2014) Italy between drinking culture and control policies for alcoholic beverages. Substance Use & Misuse, 49: 1646-1664.

AMPHORA Workpackage3 (2013) Report of an analysis of European alcoholrelated cultural, social and policy interactions and their impact on alcohol consumption and alcoholrelated harm http://amphoraproject.net/ w2box/data/Deliverables/AMPHORA_WP3_ D3.2.pdf

Knibbe, R. A., Drop, M. J., & Hupkens, C. L. H. (1996) . Modernization and geographical diffusion as explanations for regional differences in the consumption of wine and beer in the European community. Substance Use & Misuse, 31(11–12): 1639–1655.

Scafato, E. & Ghirini, S. & Galluzzo, L., Farchi, G. e Gandin, C. (2009) Rapporto­ su raccolta e analisi centralizzata dei flussi informativi e dati per il monitorag­gio dell’impatto dell’uso e abuso dell’alcol sulla salute in Italia. Osservatorio Nazionale­ Alcol CNESPS . Roma: Istituto Superiore di Sanità.

Organizzazione Mondiale della Sanità, World Health Organization (2011) . Global Information System on Alcohol and Health (GISAH) [online database]. Geneva, World Health Organization (http://who.int/globala/alcohol).

Organizzazione Mondiale della Sanità, World Health Organization (2015) Health for All data Base http://data.euro.who.int/hfadb/

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