I gemelli diversi

Francesco Conforti  Laurea in Medicina e Chirurgica, Università degli Studi di Siena. Medico di medicina generale ASL 11 di Empoli. Perf.to in Diagnostica Ecografica (Diploma nazionale Società Italiana di Ultrasonologia in Medicina e Biologia). Ricercatore Health Search, Docente al corso di formazione specifica in Medicina Generale.


L’ecografo nello studio del medico di medicina generale

Francesco ConfortiUn lontano mattino di sessantatre anni fa, in un piccolo paese nel fiorentino, vengono alla luce due gemelli identici nell’aspetto e nelle movenze, Aldo e Giorgio. Crescono insieme fianco a fianco fino a venti anni, quando il matrimonio e gli impegni lavorativi li allontanano definitivamente.
In buona salute, a parte qualche difficoltà a tenere sotto controllo il colesterolo, trascorrono le prime sei decadi della loro vita pensando al lavoro e alla famiglia. Tutte le mattine si alzano presto e bevono una spremuta d’arance fresche. Quindi camminano mezz’ora al giorno, tenendo allenati mente e corpo. Entrambi laureati e felicemente sposati. Due gocce d’acqua in ottima forma, si direbbe.
L’unica differenza tra i due è il medico di famiglia.
Aldo vive in un paesino sperduto tra i colli pisani e da trent’anni è paziente del Dott. Lambretta, unico medico “condotto” del paese. Flemmatico, calmo e sempre sorridente, Lambretta vanta tra i suoi avi almeno tre generazioni di medici, “Il mio trisavolo cerusico “cavava” i denti e somministrava impiastri nei giorni di mercato!” racconta ridendo. Non ha la segretaria e usa le sapienti mani, lo sguardo acuto e la profonda conoscenza dei suoi pazienti per il quotidiano mestiere di medico di campagna. È stimato e venerato dalla piccola comunità. Considera il computer e la tecnologia in genere come un inutile accessorio, che appesantisce e raffredda il sano rapporto che ha con i suoi amati mutuati.
Giorgio è paziente del Dott. Ferrari, giovane medico neoconvenzionato con la passione per l’ecografia. Ferrari riceve solo su appuntamento ed è sempre cordiale e puntuale; compensa il suo “tecnicismo” con uno smagliante sorriso. Usa quotidianamente l’ecografo sui suoi pazienti: è sempre stato affascinato dagli intimi meccanismi della “macchina umana”.
Un mattino di fine luglio un’evidente ed improvvisa ematuria col disuria e febbricola colpisce entrambi i fratelli, contemporaneamente.
Entrambi si rivolgono al proprio medico curante.
Il Dott. Lambretta riceve Aldo a tarda serata, raccoglie una attenta anamnesi dell’episodio, quindi passa all’esame obiettivo, compresa l’esplorazione rettale che risulta dolorosa. “Caro Aldo” dice Lambretta, “non hai mai fumato, non hai mai lavorato con sostanze pericolose, non hai familiarità per tumori vescicali; credo proprio che si sia infiammata la prostata e le vie urinarie. Intanto prendi questi antibiotici per tre settimane e fai un’ecografia dell’addome inferiore per scrupolo”.
“Grazie dottore, le farò sapere” risponde Aldo. Non aveva mai avuto la prostatite e quel sangue nelle urine del mattino l’ha molto spaventato.
Rientrando a casa a piedi Lambretta riflette su quell’ultimo caso della giornata. Erano anni che non vedeva Aldo e, sinceramente, una prostatite può colpire chiunque, anche se, un’ematuria così improvvisa, a “ciel sereno”...”Beh, lo chiamerò in settimana per sentire come sta” rimugina Lambretta ormai sulla soglia di casa.
Lo stesso giorno, ad ottanta chilometri di distanza, il Dott. Ferrari accoglie Giorgio nel suo ambulatorio. Ferrari si fa raccontare brevemente l’accaduto e, pensando subito ad un possibile tumore vescicale fa accomodare Giorgio sul lettino. “Le do un’occhiata anche con questo” dice il medico indicando il moderno ecografo posizionato a fianco del letto, “cosí mi rendo conto meglio della sua situazione”. Le scansioni però non mostrano patologie evidenti a carico di vescica e reni, solo una disomogeneità ecostrutturale della prostata. “Cosa ci vede?” chiede preoccupato Giorgio, “ha solo tanta infiammazione, faremo una cura antibiotica e tutto passerà” lo rassicura Ferrari. Giorgio esce dall’ambulatorio un po’ titubante. Il medico è stato sbrigativo, lo ha guardato con quel macchinario strano ed è arrivato subito alle conclusioni. “Ci sarà da fidarsi?” pensa mentre torna a casa. Anche Ferrari ripensa a quella macroematuria in pieno benessere. “Certo è che la medicina generale è un mestiere difficile” pensa tra sé e sé. “E se oltre alla prostatite avesse un micropapilloma vescicale sanguinante invisibile all’ecografia? Magari in settimana lo chiamo, così sento come se la passa”.
Dopo 30 giorni Aldo ritira il referto dell’ecografia eseguita presso la ASL: ...lesione aggettante nel lume vescicale, parzialmente vascolarizzata, che infiltra il pavimento vescicale....
Nello stesso momento, ignaro dell’accaduto al fratello, Giorgio ha finito la terapia antibiotica e non ha più avuto disturbi.
Serve l’ecografo in ambulatorio? Certamente sì. Se la saggezza e la pluriennale conoscenza del paziente di Lambretta si fondono con la capacità tecnica e la professionalità di Ferrari otteniamo un medico che aumenta la sua capacità diagnostica, migliora l’appropriatezza delle sue prescrizioni e velocizza il percorso del paziente nel labirinto del sistema sanitario. L’ecografo in studio rafforza il rapporto medico-paziente e tutela il sanitario da problematiche medico-legali. La possibilità di vedere l’organo in funzione e di vagliare con poche scansioni le sue caratteristiche infonde serenità nell’affrontare la quotidiana incertezza che caratterizza il nostro lavoro. Il “setting” della Medicina Generale è caratterizzato da una popolazione e da un’incidenza di patologie ben diverse rispetto a quelle specialistico-ospedaliere. Perciò il medico di medicina generale che si perfeziona all’uso dell’ecografo non si sostituisce al radiologo ma rappresenta l’anello mancante tra la medicina iperspecialistica ospedaliera e il medico di famiglia che usa solo la semeiotica tradizionale. Infine rende culturalmente stimolante uno dei mestieri più belli del mondo, come dice Margaret McCartney, medico di medicina generale inglese sul British Medical Journal: General practice is still the best job in the world (BMJ 2015;350).

 

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