Epatite C. Il diritto alla cura

Gavino Maciocco, medico di sanità pub-blica. Ha fatto: il volontario civile in Africa, il medico di famiglia, l’esperto di cooperazione sanitaria per il Ministero degli Esteri, il dirigente di Asl. Attualmente insegna all’Università di Firenze, dove si occupa di cure primarie e di sistemi sanitari internazionali. Dal 2003 cura per Toscana medica la rubrica “Sanità nel mondo”.Dipartimento di medicina sperimentale e clinica, Università di Firenze. Direttore del sito web “www.salute internazionale.info”.

 

Gavino MacioccoNel mondo si stima che siano 130 – 150 milioni le persone affette da infezione cronica da virus dell’epatite C (HCV): una parte di queste è destinata a sviluppare una cirrosi o un cancro del fegato. Secondo l’OMS di epatite C ogni anno muoiono nel mondo circa 700 mila persone.

In Italia, si stima che i pazienti portatori cronici del virus dell’epatite C siano oltre un milione, di cui 330 mila con cirrosi. L’Italia ha il triste primato in Europa per numero di soggetti HCV positivi e mortalità per tumore primitivo del fegato. Oltre 20 mila persone muoiono ogni anno per malattie croniche del fegato (due persone ogni ora) e, nel 65% dei casi, l’HCV risulta causa unica o concausa dei danni epatici. Le regioni del Sud sono le più colpite.
Nel 2013 (in Italia nel 2014) è stato commercializzato il primo di una nuova classe di antivirali – Sofosbuvir, nome commerciale Sovaldi® - molto efficaci perché agiscono direttamente contro il virus, bloccandone il processo di replicazione, e producendo in un’altissima percentuale dei casi la guarigione virologica.
Il farmaco è stato commercializzato ad un prezzo elevatissimo: in Italia circa 41 mila euro a trattamento in regime ospedaliero (74 mila euro per chi lo acquista privatamente in farmacia
A causa dell’alto costo di questi trattamenti il Servizio sanitario nazionale ha deciso di iniziare ad erogarli gratuitamente partendo dai pazienti più gravi. Al momento nel nostro Paese sono stati trattati circa 54 mila pazienti (circa il 5% dei potenziali beneficiari). Si verifica così, per la prima volta in Italia, una situazione tanto paradossale quanto iniqua: attualmente solo i pazienti nello stadio più avanzato della malattia hanno diritto al trattamento, quando un trattamento nelle fasi meno avanzate della malattia eviterebbe non solo le sofferenze del paziente, ma anche i costi assistenziali connessi. Un fenomeno così sconvolgente, un’ingiustizia così grave e palese, che spiega la pioggia di adesioni pervenute da parte di associazioni professionali, studentesche e di volontariato, di organizzazioni non governative, di pazienti e di singoli cittadini alla petizione lanciata lo scorso luglio dalla rivista online saluteinternazionale.info a favore del ricorso da parte del governo italiano alla “licenza obbligatoria” (compulsory license), ovvero alla possibilità di produrre farmaci generici, quindi a un prezzo accessibile a tutti: una deroga al trattato sui brevetti (TRIPS, Trade Related aspects of Intellectual Property rights) prevista per seri motivi di sanità pubblica1.
Da segnalare al riguardo la presa di posizione della Federazione nazionale degli Ordini dei medici e degli odontoiatri che lo scorso 16 settembre ha votato all’unanimità il seguente ordine del giorno:
“Gli alti costi del farmaco Sofosbuvir che annulla la presenza nel sangue del virus dell’epatite C in modo da evitare l’evoluzione in cirrosi e tumori epatici sta creando una grande discriminazione tra pazienti gravi, che hanno accesso alle cure a carico del SSN e pazienti in fase iniziale di malattia che vedono negare queste possibilità fino all’aggravamento della patologia. Questa condizione di profonda ingiustizia sociale e disequità nell’accesso alle cure è eticamente non tollerabile soprattutto quando è in gioco il diritto alla tutela della salute come previsto dalla nostra Costituzione. Non è tollerabile che la determinazione del costo delle innovazioni sia lasciato esclusivamente all’economia di mercato e che un farmaco il cui costo di produzione è inferiore a 200 euro venga fatto pagare oltre 30mila euro per un mero fatto monopolistico / brevettuale in rapporto alla ricchezza di ciascun paese, inibendo l’accesso al beneficio di migliaia di cittadini.Il Consiglio Nazionale della FNOMCeO, riunito a Bari il 16 settembre 2016, all’unanimità impegna il Comitato Centrale ad intervenire presso il Ministro della Salute per perseguire con ogni mezzo il conseguimento di atti legislativi e giuridici capaci di estendere l’accesso alle terapie anti epatite C per tutti gli aventi indicazione clinica e diritto. Pur nel giusto riconoscimento del diritto dell’industria farmaceutica, quando sono in campo la tutela della salute e costi sostenibili per il SSN, il principio etico deve prevalere su ogni altro diritto, ancor più se commerciale. La FNOMCeO esprime la propria disponibilità ad una raccolta di firme a sostegno di una campagna di pubblica utilità per l’affermazione di quanto previsto dall’accordo TRIPS del 1994 e dalla dichiarazione di DOHA del 2001 (licenza obbligatoria)”.
l caso Sofosbuvir ha funzionato da detonatore in una situazione non più tollerabile a causa del sempre più forte sbilanciamento tra ragioni del profitto e ragioni della salute. “I trionfi delle innovazioni farmaceutiche sono vittorie vuote se queste azzoppano i sistemi sanitari e generano enormi iniquità”, scrive il BMJ2. “Accesso ai farmaci. Lo status quo non è più un’opzione”, titola un editoriale di Lancet a proposito della politica dei brevetti3.
L’editoriale di Lancet fa riferimento a un Rapporto delle Nazioni Unite4 (fortemente contrastato dagli Stati Uniti e da Big Pharma) che mette sotto accusa l’industria farmaceutica per l’indebita pressione esercitata sui governi a difesa dei propri interessi commerciali. “La pressione economica e politica esercitata sui governi perché essi rinuncino all’uso della flessibilità consentita dal TRIPS (ovvero al ricorso alla “licenza obbligatoria” ) – si legge nel documento delle Nazioni Unite – viola l’integrità e la legittimità del sistema giuridico dei diritti e dei doveri voluto dal trattato stesso e confermato dalla Dichiarazione di Doha. Questa pressione impedisce agli stati di tutelare i diritti umani e di ottemperare i loro doveri di sanità pubblica.”

 

Info: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

 

1 http://www.saluteinternazionale.info/2016/07/epatite-c-il-diritto-alla-cura/. Le adesioni alla petizione possono essere inviate a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

2 Ladher N. Hollow victories and hepatitis C. BMJ 2016;354:i4170 doi: 10.1136/bmj.i4170

3 Editorial. Access to medicines the status quo is no longer an option. Lancet 2016; 388:1250.

4 Report of the United Nations Secretary-general’s high-level panel on access to medicines, September 2016.

 

In Evidenza

Si informano i lettori di Toscana Medica che sarà di prossima pubblicazione un forum dal titolo “LA FRAGILITA’ OSSEA: UN PROBLEMA CHE POSSIAMO AFFRONTARE MEGLIO”. Si ringrazia la

lilly

per il proprio contributo non condizionante.

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