Se Uber sbarca in sanità

Gavino Maciocco, medico di sanità pub-blica. Ha fatto: il volontario civile in Africa, il medico di famiglia, l’esperto di cooperazione sanitaria per il Ministero degli Esteri, il dirigente di Asl. Attualmente insegna all’Università di Firenze, dove si occupa di cure primarie e di sistemi sanitari internazionali. Dal 2003 cura per Toscana medica la rubrica “Sanità nel mondo”. Dipartimento di medicina sperimentale e clinica, Università di Firenze. Direttore del sito web “www.salute internazionale.info”.


Gavino Maciocco“Uber è il modo più intelligente di andarsene in giro! Basta un click e un’auto viene a prenderti direttamente. L’autista sa esattamente dove andare. E per pagare... niente contanti!”. Questo si legge nel sito web italiano di Uber 
https://www.uber.com/it/.

“I tassisti italiani sono sul piede di guerra. Lo schema, ormai, si ripete identico in tutta Europa: da Londra a Parigi chi ha una licenza per taxi alza barricate contro i conducenti a noleggio. Nel mirino c’è sempre la multinazionale americana che con la sua applicazione online - tramite smartphone o iPad - mette a disposizione degli utenti un nuovo modo di usare le vetture a noleggio: si paga solo con carta di credito e gli autisti ricevono un voto”.
È davvero singolare che due tra le più diffuse e autorevoli riviste mediche – BMJ e New England Journal of Medicine – quasi all’unisono abbiano evocato – quasi con lo stesso titolo “Uber for healthcare”1 e “Uber’s Message for Health Care”2 – l’irruzione del “metodo Uber” nel mondo della sanità.
I medici hanno perso l’abitudine di fare visite a domicilio. In Inghilterra solo una visita su 25 avviene a domicilio del paziente, negli USA ancora meno, una su 100. Ed ecco che proprio qui si sono sviluppate delle piccole imprese sanitarie che utilizzando un’app simile a quella di Uber si sono specializzate in visite a domicilio. Una di queste si chiama “Heal”, opera a Los Angeles ed è diretta da una nefrologa, Renee Dua. L’idea di avviare questa start-up le venne dopo aver cercato invano un pediatra che visitasse il suo bambino e dopo aver trascorso una terribile notte a un pronto soccorso. Heal è attivo tutti i giorni dalle 8 di mattina alle 8 di sera, il medico arriva entro un’ora dalla chiamata, a un costo di 99 dollari (88 euro), un prezzo decisamente basso per le tariffe americane.
A New York e San Francisco opera Pager. Nel suo sito web si legge “Pager connects your employees with on-demand medical care in their home or office.
We help you keep your employees happy and healthy by providing access to efficient
and cost-effective urgent care and wellness services”. La novità è che l’invito diretto alle imprese, il programma si chiama infatti “Pager for Business”. I medici possono visitare un paziente presso il suo domicilio (50 dollari) o anche presso il suo luogo di lavoro (per appena 25 dollari).
In Portogallo, a Lisbona, è nato Knok (“Toc, toc, è il dottore che bussa alla tua porta”) che usa una app simile a quella di Uber, sia per la ricerca del medico che per la modalità di pagamento (da 60 a 100 euro a visita). Jose Bastos, il fondatore, ha già arruolato 50 medici e altri 70 sono disponibili.
In Inghilterra invece si stanno diffondendo servizi medici online a pagamento in cui è possibile connettersi con un medico via telefono, via sms, via skype, via e-mail3. Se hai un’eruzione cutanea, manda la foto e ti sarà data un’indicazione diagnostica e terapeutica, avverte Dr. Morton’s - medical helpline, basato a Londra.
“Il dottore a portata di mano quando ne hai bisogno”, questo è il motto di Babylon, altra compagnia di servizi medici online. “Mi sono svegliata presto sentendomi male – racconta una cliente - . Di solito dovevo darmi da fare per cercare di prendere un appuntamento col mio medico di famiglia all’apertura dell’ambulatorio, invece con Babylon ho fissato una video-consultazione di dieci minuti alle otto di mattina e all’ora di pranzo ho preso i farmaci che mi servivano. Perché non farlo prima?”.

Alcune considerazioni
Credo che sia capitato a tutti almeno una volta nella vita di trovare insopportabile il tempo infinito speso nell’inutile ricerca di un taxi o in una sala d’attesa di un pronto soccorso, ultima spiaggia in assenza di un pediatra disponibile, per far visitare un bambino che si lamenta disperatamente (mal d’orecchi? mal di gola? ecc.). Uber ha intercettato questo disagio e questa domanda (rivelatasi enorme, su scala planetaria) e c’è voluto poco perché nella Silicon Valley qualcuno non applicasse l’app di Uber anche in sanità: dimmi dov’è il medico più vicino, entro un’ora bussa alla porta, pagamento online. E perchè, al pari di Uber, una nuova offerta di servizi sanitari più a portata di mano e senza troppe attese si diffondesse a macchia d’olio.
Come per Uber nel campo dei taxi, le innovazioni Uber-like in sanità mettono a nudo l’incapacità e il ritardo del sistema – e soprattutto dei professionisti - nel venire incontro alle legittime esigenze degli utenti. Perché è così difficile contattare il proprio medico telefonicamente? Perché non è possibile comunicare con lui via email o via skype? Perché fare una coda e perdere mezza giornata per la banale ripetizione di una ricetta? Organizzazioni più attente all’innovazione – guarda caso diffuse proprio nei pressi della Silicon Valley, cioè in California – come Kaiser Permanente da anni hanno introdotto modalità di rapporto tra medici e pazienti più dirette e più comode, basate sull’uso delle tecnologie e di internet4.
L’insieme delle innovazioni che abbiamo descritto rappresenta un’opportunità e anche un forte stimolo verso il cambiamento, soprattutto verso un nuovo assetto – più moderno, più efficiente, più amichevole - delle cure primarie e della medicina generale che sono, o dovrebbero essere, la porta di accesso al sistema sanitario.
Ma la medaglia di queste innovazioni ha l’altra faccia, assai meno amichevole e rassicurante. Quella della polverizzazione dell’offerta sanitaria in un caotico mercato sanitario, dove il basso prezzo delle prestazioni ha come corrispettivo il basso salario, talora lo sfruttamento, dei professionisti, dove overdiagnosis e overtreatment sono quasi sempre la regola, dove la qualità non è quasi mai controllata, dove si possono facilmente annidare frodi e abusi. 

 

1 Hawkes N, Uber for healthcare, BMJ 2016, 352:i771

2 Detsky AS, Garber AM, Ubers Message for Health Care, N Engl J Med
2016, 374:806-9
3 Torjesen I, The private, online GP will see you now, BMJ 2016, 352:i823

4 Maciocco G, Salvadori P, Tedeschi P, Le sfide della sanità americana, Pensiero Scientifico, Roma, 2010, p. 139-148

 

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In Evidenza

Si informano i lettori di Toscana Medica che sarà di prossima pubblicazione un forum dal titolo “LA FRAGILITA’ OSSEA: UN PROBLEMA CHE POSSIAMO AFFRONTARE MEGLIO”. Si ringrazia la

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per il proprio contributo non condizionante.

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