Se l’1% si prende tutto

Gavino Macioccomedico di Sanità Pubblica, volontario civile in Africa, medico di famiglia, esperto di Cooperazione Sanitaria per il Ministero degli Esteri, dirigente di ASL. Attualmente insegna all’Università di Firenze, dove si occupa di cure primarie e di sistemi sanitari internazionali. Dal 2003 cura per “Toscana Medica” la rubrica “Sanità nel mondo”. Dipartimento di Medicina Sperimentale e Clinica, Università di Firenze. Direttore del sito web: www.saluteinternazionale.info

Una minuscola parte (1%) possiede quanto il resto della popolazione mondiale (99%).Uno squilibrio che causa disastri planetari, mentre migliaia di bambini muoiono ogni giorno per malattie che potrebbero essere facilmente prevenute.

 

Parole chiave:Rapporto Oxfam 2018, “we are the 99%”, malattie prevenibili, salario minimo

Gavino MacioccoL’1% più ricco della popolazione mondiale possiede quanto il restante 99%, si legge nel Rapporto Oxfam 2018 – An economy for the 99 percent – diffuso alla vigilia del World Economic Forum di Davos. Già nel 2011 “We are the 99%” fu lo slogan usato dai dimostranti che a New York dettero vita al movimento “Occupy Wall Street” per denunciare gli abusi e i misfatti del capitalismo finanziario. We are the 99,9% fu anche il titolo di un editoriale di Paul Krugman pubblicato sul New York Times nel novembre 2011. “‘Noi siamo il 99%’ è un grande slogan (…) – scrive Krugman – coglie perfettamente il problema di una classe media che si oppone a un’élite (e non verso i più poveri). Inoltre liquida la nozione comune ma sbagliata che la crescita delle diseguaglianze sia principalmente tra i più istruiti e i meno istruiti; i grandi vincitori di questa nuova Età Dorata (“Gilded Age”) sono un pugno di persone ricchissime, non i professionisti usciti dal college. Inoltre la percentuale del 99% dello slogan è bassa: gran parte dei profitti dell’1% vanno a un gruppo ancora più piccolo, il top 0,1%, l’uno per mille più ricco della popolazione”. Se già dal 2011 era chiarissima la piega che aveva preso la globalizzazione, negli anni successivi la Gilded Age  si è ulteriormente, scandalosamente rafforzata (Figura 1).

 

mondo Fig 1


“Ecco a che punto siamo come pianeta nel 2018 – scrive Bernie Sanders in un articolo sul The Gardian  –: dopo tutte le guerre, le rivoluzioni e i summit internazionali degli ultimi cento anni, viviamo in un mondo dove un gruppo minuscolo di individui incredibilmente ricchi può esercitare un controllo spropositato sulla vita economica e politica della comunità globale. Nonostante sia difficile da capire, la verità è che le sei persone più ricche del mondo adesso possiedono più ricchezza della parte più povera della popolazione mondiale – 3,7 miliardi di persone –. Inoltre, l’1% più benestante adesso ha più soldi del restante 99%. Nel frattempo, mentre i miliardari ostentano la loro ricchezza, quasi una persona su sette cerca di sopravvivere con meno di un dollaro e 25 al giorno e – orribile – circa 29.000 bambini muoiono ogni giorno per cause totalmente prevedibili come la diarrea, la malaria e la polmonite (…). Non solo, ma in un periodo di enorme disuguaglianze di ricchezza e di reddito, le persone di tutto il mondo stanno perdendo la fiducia nella democrazia – nei governi scelti dal popolo, per il popolo e del popolo –. Le persone sono sempre più coscienti che l’economia globale è stata truccata per favorire quelli che stanno già in alto a spese di tutti gli altri. E sono arrabbiate. Milioni di persone lavorano sempre di più per salari sempre più bassi rispetto a 40 anni fa, sia negli Stati Uniti che in molti altri Paesi. Osservano la situazione, sentendosi indifesi di fronte ai pochi potenti che comprano le elezioni e a una élite politica ed economica che diventa sempre più ricca, mentre il futuro dei loro figli diventa sempre più cupo. Al centro di tutta questa disparità economica, il mondo assiste a un’avanzata allarmante dell’autoritarismo e dell’estremismo di destra, che alimenta, sfrutta e amplifica il risentimento di coloro che sono stati lasciati indietro, e soffia sul fuoco dell’odio etnico e razziale. Dobbiamo sviluppare un movimento internazionale che affronti l’avidità e l’ideologia della classe miliardaria e che porti a un mondo di giustizia economica, sociale e ambientale. Sarà una lotta facile, questa? Ovviamente no. Ma è una lotta che non possiamo evitare. La posta in gioco è troppo alta”.
Torniamo al Rapporto 2018 dell’Oxfam, dove si trovano le proposte riassunte in tre punti:
porre un limite ai profitti degli azionisti e ai compensi dei top manager e garantire che tutti i lavoratori ricevano un salario “minimo” che consenta loro di avere una vita decente;
eliminare il gap di genere nello stipendio e proteggere i diritti delle donne lavoratrici;
far pagare più tasse ai benestanti e reprimere l’evasione fiscale per aumentare la spesa pubblica per Sanità e Istruzione.

Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Il nostro sito utilizza i cookies per offrirti un servizio migliore.

Se vuoi saperne di più o avere istruzioni dettagliate su come disabilitare l'uso dei cookies puoi leggere l'informativa estesa

Cliccando in un punto qualsiasi dello schermo, effettuando un’azione di scroll o cliccando su Accetto, presti il consenso all’uso di tutti i cookies.