Frammenti di uno specchio

Maria Milano e Giulia Bondielli
Franco Angeli Editore

Antonio PantiOgni frammento riflette una sua realtà, una verità peculiare, e il loro insieme costituisce una storia che non ha un inizio e una fine, come le storie vere, ma rappresenta, attraverso il mondo dei fatti narrati, il vissuto delle domande senza risposta sul perché della vita. E tutto ciò si staglia con estremo rigore dalla composita umanità che il medico di famiglia osserva, con partecipe emozione, nel periodo di fine vita dei propri pazienti. Questo libro raccoglie una serie di storie narrate dai medici curanti con semplicità e vivezza e mostra quanta cura, quanta frustrazione, compassione e, spesso, rabbia accompagnino il medico di famiglia nella sua opera quando questa rappresenta l’ultima speranza e l’estremo aggancio emotivo del morente e della sua famiglia. O anche quando invece la morte ci sorprende con la sua sequela di rimpianti e recriminazioni. Maria Milano e Giuliana Bondielli sono due medici di famiglia che hanno criticamente raccolto le storie di altri colleghi sulla morte dei loro pazienti. Ne è nato un libro, “Storie di cure al domicilio sul declinare della vita”, edito da Franco Angeli, che ha un doppio pregio. Quello di raccontare uno spaccato della società in cui viviamo, con le sue ansie, le sue false certezze, le sue storie individuali e quello di rompere una sorta di silenzio dei medici sulla loro esperienza e sul significato antropologico di questa. Il mondo ha messo la sordina alla morte, quasi fosse l’esito di errori delle cure e non, invece, il naturale fine del prendersi cura. Sembra oggi che il medico debba prolungare la morte con ogni sofisticata tecnica. Quasi che parlare e non agire si configuri come un’ingiustizia. E il medico vive la complessa relazione col paziente e con chi lo circonda all’interno di una duplice richiesta sia di umanità sia di interventismo, che tende a virare in accanimento. Ma la medicina è prima di tutto una professione fatta di parole, è la creazione di un linguaggio comune col paziente in specie se morente. Stabilire una relazione al termine della vita che è empatia, aiuto e condivisione umana. Un libro come questo dimostra, e ve ne è bisogno, che il medico deve riappropriarsi della “buona morte”, della fine vita come “accompagnamento”, non altro che un’estrema ricerca di senso. Dobbiamo ringraziare Maria e Giuliana e i loro collaboratori per averci dato questa prova di medicina narrativa che dimostra quanto sia necessaria l’opera del medico di famiglia. Raccontare quest’opera diuturna significa ritrovare e rinnovare i fondamenti valoriali della medicina.Antonio Panti

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