Restare giovani si può

ELIO MUSCO, FRANCA PORCIANI
Giunti Demetra Editore

“Restare giovani si può”. Un amico geriatra, Elio Musco, e una veterana della stampa medica, Franca Porciani, hanno scritto, per Giunti Demetra Editore, un libro che è insieme una riflessione, un breviario, un manifesto e un testo scientifico, su una delle più grandi questioni dell’età moderna, l’invecchiamento. Che fare quando si invecchia? Che fare dei vecchi? C’è qualche soluzione? E se esiste non può essere soltanto personale, perché si vive nel mondo, né affidata al sociale, perché ciascuno vive il proprio tempo individuale. Si resta giovani perché siamo curiosi, impegnati, disincantati e saggi oppure, siccome queste doti qualcuno le ha per natura, per questo invecchia bene? Questo libro risponde alla battuta del buffone a Re Lear: “tu sei il matto, perché ti sei fatto vecchio prima di diventare saggio”. Ma cosa è la vecchiaia? Un periodo nel fluire della vita, che porta svantaggi fisici e pregi mentali, ovviamente se la si sa vivere bene o, meglio, prepararla sapientemente. Ecco quindi i consigli di questo libro che tutti dovrebbero leggere e meditare, non solo gli anziani per mantenere la loro “vita activa”, ma anche i giovani, perché riescano a dare un senso allo scorrere degli anni. Non basta possedere i geni giusti. Presupponendo che le differenze genetiche non siano così rilevanti serve un patrimonio di conoscenze accumulato negli anni e la capacità di farne uso con motivazione ed entusiasmo. Una sorta di pervicace curiosità, di continuità di impegno. Scriveva Papini: si è giovani finché si è curiosi, si è capaci di amare e di indignarsi. Ma la gente non apprezza la vecchiaia. Non si sa che farne del vecchio saggio in un mondo di anziani in cui i giovani non hanno lavoro e la società si trasforma così velocemente che le categorie mentali si stravolgono da una generazione all’altra. Purtroppo tanti sono i pregiudizi da sfatare mentre le moderne neuroscienze danno spiegazioni al processo di invecchiamento differenti da quelle che finora pensavamo. Con l’età le facoltà cognitive si mantengono, anzi se ne migliora l’utilizzo quasi che l’allenamento le aumentasse. Il pensiero diventa più flessibile, meno formale, capace di comprendere quasi con umiltà le innumerevoli e cangianti evenienze della vita. Basta con lo svalutare l’età anziana, dicono gli autori. Accettiamo il decadimento estetico (ma oggi quante donne anziane mantengono una loro grazia esteriore!) e apprezziamo l’anziano attivo. Gli uomini vivono esperienze positive e più spesso, ahimè, negative, più delusioni che successi. Chi invecchia bene sa filtrare ogni disillusione e ne distilla una sapienza di vita. In definitiva gli autori avanzano una proposta politica: il pensionamento flessibile, o almeno lasciare agli anziani compiti di consulenza e, se hanno svolto nella vita lavori che non lo consentono, che almeno si sappia usare e favorire la loro disponibilità a imparare qualcosa, insomma a vivere utilmente per sé e per gli altri. Si può fare, ed è giusto farlo, perché la società stessa ne trarrebbe vantaggio.
Aggiungiamo un codicillo per i medici. La legislazione vigente abbandona completamente i vecchi medici quasi la loro esperienza non servisse, quasi non sapessero consigliare i modi per garantire una buona medicina all’interno della sanità, privi come sono di interessi immediati di carriera. Ci sono medici anziani che vogliono usare delle loro competenze non per esercitare ancora ma per essere utili alla sanità. Chi scrive non ama i sindacati dei pensionati e gli hobbies non bastano. Occorre oggi un movimento culturale contro la rottamazione. Hanno ragione Musco e Porciani. Vivere con l’esperienza di una mente vigile le novità, curioso di capirle, amare ancora il mondo che, nonostante tutto, è bello, arrabbiarsi ogni giorno per le ingiustizie e poi essere rottamato?

Antonio Panti

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