Mammografia

Emozioni, evidenze e controversie scientifiche nella diagnosi precoce del tumore al seno
EUGENIO PACI
Il Pensiero Scientifico Editore

LA DISPUTA SULLA MAMMOGRAFIA
Finalmente abbiamo letto un libro di metodologia veramente moderno e, nella sua semplicità di scrittura, tale da render chiari a chiunque i complessi e sofisticati problemi legati al rapporto tra evidenze cliniche e modelli biostatistici. Eugenio Paci ha pubblicato per il Pensiero Scientifico un breve testo “Mammografia, emozioni, evidenze e controversie scientifiche nella diagnosi precoce del tumore del seno”, che raccoglie e sintetizza un dibattito pluridecennale al quale l’autore stesso ha partecipato con un ruolo epidemiologico importante. Cominciando dal fondo, la conclusione rasserenante è che l’investimento in screening mammografico, secondo le modalità in uso in Italia e nella maggior parte dell’Europa, ha sicuramente un valore clinico positivo e risponde ai criteri di sostenibilità del servizio sanitario pubblico. Depurando la casistica dalla sovra-diagnosi e dai problemi dei falsi negativi, il numero delle vite salvate rappresenta un fatto statistico incontrovertibile. Infatti il dato fondamentale non è tanto l’allungamento della vita media, che può essere posto in relazione anche con l’anticipazione diagnostica, quanto la percentuale di sopravvivenza e quindi la diminuzione della mortalità da tumore del seno.
Paci affronta il problema con grande trasparenza nella sua realtà scientifica: per una valutazione oggettiva dei risultati occorre trovare il filo logico di fronte a sistemi assai poco comparabili (pensiamo agli Stati Uniti dove lo screening è praticamente volontario) o ai trials condotti con metodiche diverse, la cui meta-analisi è particolarmente complessa. Ciò di cui rende conto questo ottimo testo è la difficoltà di astrarre una valutazione della casistica scientifica, e quindi numerica, che sia in qualche modo comprensiva della complessità di tutto ciò che emotivamente si muove intorno alla parola cancro e all’interesse generale della politica, costretta tra risultati e costi; senza ignorare il pesante condizionamento del dibattito da parte dei mass media, portati ad enfatizzare i dati, positivi o negativi che siano. Paci racconta tutto questo e ne trae conclusioni convincenti anche sul piano antropologico. Ma il problema fondamentale resta quello della difficoltà di comunicare correttamente col paziente in modo da porlo nella condizione di scegliere. Insomma la costruzione epidemiologica-statistica, che interessa gli scienziati e, per altri versi, i politici, non può essere astrattamente riferita anche al vissuto individuale del singolo, né al momento della diagnosi né dopo. Da un lato una società in continua evoluzione rende impossibile l’esistenza di mondi separati fra la scienza e la società, dall’altro la comunità chiede sempre di più di essere coinvolta. Ma ciascuna donna si ritrova col suo personale problema e col suo vissuto individuale, il che porta ad un quesito di grande attualità: preferiamo un’autodeterminazione assoluta con tutti i rischi per la salute collettiva in tempi di fake news o una sorta di “paternalismo libertario” che sappia far convivere il diritto dell’individuo con l’interesse della comunità ad anticipare le diagnosi per evitare sofferenze umane e costi sociali? Questo è un libro che dovrebbe essere letto e meditato perché mostra in maniera chiara ed accessibile i dilemmi in cui si dibatte la medicina moderna e tenta almeno di aumentare la consapevolezza di tutti della crisi che viviamo e di individuare qualche via d’uscita.
Antonio Panti

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Si informano i lettori di Toscana Medica che sarà di prossima pubblicazione un forum dal titolo “LA FRAGILITA’ OSSEA: UN PROBLEMA CHE POSSIAMO AFFRONTARE MEGLIO”. Si ringrazia la

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per il proprio contributo non condizionante.

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