Aspetti medico-legali della legge 41/2016

MARIO GABBRIELLI, laurea in Medicina e Chirurgia, Università di Siena 1981. Specializzazione in Medicina Legale, Università di Siena 1985. Professore Associato Medicina Legale Università di Roma 1994. Professore Ordinario Medicina Legale Università di Siena 2005. Direttore UOC Medicina Legale Azienda Ospedaliera Universitaria Senese. Direttore Scuola di specializzazione Medicina Legale Università di Siena. Membro Comitato Regionale Valutazione Sinistri Regione Toscana.

S.Callioni, Scuola di specializzazione in medicina legale, Università di Siena

F. Cornacchia, Scuola di specializzazione in medicina legale, Università di Siena

R. Costa, Scuola di specializzazione in medicina legale, Università di Siena

La legge 41/2016 introduce i reati di omicidio e lesioni personali stradali come entità autonome. Si tratta di una normativa complessa e di difficile interpretazione, con importanti implicazioni medico-legali, anzitutto perché prevede la esecuzione di accertamenti coattivi presso strutture sanitarie e poi perché introduce la riduzione delle pene in caso di concorso di terzi, con il conseguente rischio di coinvolgimento dei sanitari che hanno prestato le cure.


Parole chiave: omicidio stradale, pene, alterazione, prelievo coattivo, responsabilità

La promulgazione della legge n.41/2016 (c.d. “Legge dell’Omicidio Stradale”) pone delicate questioni medico-legali, in quanto sulla spinta emozionale del clamore di alcuni drammatici eventi conseguenti alla guida in stato di alterazione da alcol e droghe è stata emanata una normativa complessa, talora di problematica applicazione e con pesanti ripercussioni. Innanzitutto vi è da dire che si è cercata una risposta a un problema oggettivo attraverso uno strumento (inasprimento delle pene) che non appare perfettamente congruo, e che comporta il concreto rischio di intasamento delle aule dei tribunali: in effetti la previsione della reclusione comporterà il rifiuto di riti alternativi, quali il patteggiamento. Ricordiamo infatti che si è previsto un notevole inasprimento delle pene per eventi colposi (omicidio e lesioni personali) tanto da realizzare una situazione intermedia tra il dolo e la colpa non solo in caso di guida in stato di alterazione ma anche per altri comportamenti imprudenti quali il superamento in misura notevole dei limiti di velocità o l’attraversamento di incroci con segnale rosso, comportamenti gravi, ma che non avevano determinato un pari allarme sociale (tra l’altro sono state escluse altre infrazioni ugualmente pericolose, quali l’inversione di marcia in autostrada). La gravità delle pene richiederà poi accertamenti rigorosi sulla dinamica degli incidenti, accertamenti talora difficili per le condizioni ambientali, quali ad esempio un traffico particolarmente intenso. Per quanto riguarda le connotazioni medico-legali due sono i punti di particolare interesse: l’accertamento coattivo e la possibilità di dimezzamento della pena in caso di concorso di altri nell’evento. La previsione, per gli stati di alterazione, di prelievo coattivo riapre un’antica questione medico-legale, e cioè la legittimità di prelievi contro il consenso della persona. Con la modifica dell’art. 224 c.p.p., conseguente all’adesione del trattato di Prum, si era giunti ad un compromesso accettabile, pensato soprattutto per il DNA, limitando i prelievi a peli, saliva, strisci di mucosa, mentre la presente legge richiede il prelievo di reperti biologici, che, per la determinazione quantitativa della alcolemia, non possono essere che il sangue, mentre per le sostanze stupefacenti, essendo sufficiente il dato qualitativo può essere usata la saliva. In effetti il prelievo di sangue è una procedura invasiva, non scevra da rischi in caso di opposizione, e pertanto nutriamo dubbi sulla sua effettiva praticabilità. La previsione dell’art. 186 c.d.s., e cioè il considerare il soggetto in stato di intossicazione massima in caso di rifiuto era a nostro parere sufficiente, senza dover ricorrere a trattamenti coercitivi. Infine qualche parola sulla possibilità di dimezzamento della pena: in caso di morte o lesioni malgrado l’esecuzione di trattamenti terapeutici non vorremmo che venissero ricercate responsabilità dei sanitari interessati al solo fine di diminuire quelle dei guidatori.

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Si informano i lettori di Toscana Medica che sarà di prossima pubblicazione un forum dal titolo “LA FRAGILITA’ OSSEA: UN PROBLEMA CHE POSSIAMO AFFRONTARE MEGLIO”. Si ringrazia la

lilly

per il proprio contributo non condizionante.

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