Chi paga i danni morali dei medici?

Bernardo Pavolini  Direttore Uoc Ortopedia e Traumatologia Ospedale Nuovo Apuane, Massa Carrara.


Scrivo queste note iniziando con un ringraziamento al Dr. Panti, sempre a me vicino nel corso di questa lunga vicenda, giunta all’assoluzione con formula piena, perché il fatto non sussiste, del processo che mi ha visto coinvolto riguardo agli specialist in sala operatoria ero stato accusato, insieme con alcuni dei miei aiuti, di averli utilizzati come infermieri o medici senza annotarli nel registro operatorio e quindi anche di falso in atto pubblico.

A fine Settembre è passato in giudicato, cioè non vi è stato ricorso da parte dei PM e quindi siamo stati definitivamente assolti. La vicenda ha inizio nell’Ottobre del 2007 quando una decina di militari una mattina bloccarono le sale operatorie di Massa, sequestrando registri, interrogando separatamente tutti i medici e gli infermieri, per allontanarsi solo nel pomeriggio lasciandosi dietro sgomento e timore.

Solo molto dopo, nel Luglio del 2009, i NAS mi comunicarono ufficialmente che si trattava di un’indagine della Procura nei miei confronti, per un non meglio precisato “Esercizio abusivo della professione” “in conseguenza di un esposto..del dicembre del 2008..”, come recita testualmente l’ordinanza, che mi accusava di utilizzare gli specialist come infermieri.

Però dalle testimonianze dei medici e degli infermieri, veniva rilevato che gli specialist in sala collaboravano a che il chirurgo applicasse nel modo più corretto la protesi, ma questo spinse la magistratura a proseguire le indagini, sequestrando nuovamente i registri degli interventi eseguiti e richiamando i pazienti operati. Peraltro, come risulta dagli atti, le diverse centinaia di protesi controllate sono risultate tutte avere un ottimo risultato a distanza, cosa che avrebbe dovuto meritarci un encomio! Venimmo invece rinviati a giudizio per aver favorito l’esercizio abusivo di professione medica, nonché per falso in atto pubblico, perché i nomi degli specialist non figuravano nei registri operatori, programmati in modo da non consentire di aggiungerli.

I giornali a livello nazionale iniziarono a rimbalzare la notizia, insieme alle televisioni RAI, private ed alle radio. Nei giorni successivi divenne difficile recarsi in Ospedale, sentendosi come dei veri malfattori ed ancor più come primario dover dirigere le varie attività del reparto, dato che ci additavano come delinquenti, processati e a breve condannati. In particolare se l’accusa di falso in atto pubblico fosse stata confermata dalla sentenza, saremmo stati licenziati.

Anche difficile a casa, in famiglia, dover spiegare ai figli che il babbo, da sempre concentrato su una carriera ai loro occhi seria, aveva commesso reati tali da venir processato, con le locandine ed i giornali che lo citavano con nome, cognome, data di nascita e fotografie, tanto da dover loro vergognarsi a scuola davanti a insegnanti e compagni.

Difficile davanti a se stessi, la notte, comprendere come comportandosi nel modo più corretto e avendo ottenuto negli anni il rispetto di colleghi e dei pazienti, comunque rischiavamo una condanna tale da venir rimossi dal lavoro al quale fin dall’università, avevo dedicato tutto il mio tempo e l’impegno, a scapito di divertimenti e di svaghi.

Dopo qualche mese dalla ASL, nella quale erano nel frattempo cambiati i vertici che all’inizio dei fatti avevano sempre garantito un fattivo appoggio, giunse anche una formale contestazione di addebito con una serie di rilievi da impallidire. Dovetti presentarmi per giustificarmi, con un avvocato come consigliato nella convocazione, davanti alla Direzione della Asl, giustificarmi per aver tenuto vari comportamenti negligenti ed irregolari.

Il processo, sempre seguito dai giornali, si svolse con tutta una serie di testimonianze degli infermieri, dei medici del reparto, dei tecnici informatici, del presidente della SIOT e di alcuni importanti colleghi, nonché la mia lunga testimonianza a cercare di riportare le accuse nella realtà dei fatti. Al termine come premesso il giudice ha assolto tutti dalle due accuse.

Riporto solo due passi relativi all’accusa di falso in atto pubblico: “Preliminarmente il tribunale ritiene di evidenziare che tale pretesa illecita falsificazione è risultata già dalle prime battute dell’istruttoria dibattimentale, del tutto destituita di fondamento” e che “l’accusa si sia basata su un teorema completamente astratto” e riguardo all’aver favorito l’esercizio abusivo di professione medica; va detto che in giudizio è emerso con certezza che non risultano commessi atti che possano essere ricondotti all’attività squisitamente medica o comunque rientrante tra i compiti del medico.

Al di là degli aspetti tecnici, restano e resteranno sempre i danni indelebili, psicologici e materiali, che su di noi e sui nostri figli questi lunghi sette anni di accuse hanno lasciato.
Giusto per fare un esempio, chiunque ancora digiti su internet il mio nome, trova da anni come primo titolo non tanto notizie sulla mia vita o carriera professionale, ma la nota del mio rinvio a giudizio per “falsi infermieri in sala operatoria”…

Nonostante la conclusione assolutamente a noi favorevole, a oggi rimane l’amarezza di aver dovuto passare per una penosa trafila perché quello che appariva ovvio fin dall’inizio, cioè la nostra assoluta correttezza, venisse riconosciuta come tale.

In Evidenza

Si informano i lettori di Toscana Medica che sarà di prossima pubblicazione un forum dal titolo “LA FRAGILITA’ OSSEA: UN PROBLEMA CHE POSSIAMO AFFRONTARE MEGLIO”. Si ringrazia la

lilly

per il proprio contributo non condizionante.

Invia un articolo

INVIA UN ARTICOLO

Scarica PDFSCARICA LA VERSIONE PDF DEI BOLLETTINI MENSILI

CERCA ARTICOLI

newsACCEDI AL NOTIZIARIO

Il nostro sito utilizza i cookies per offrirti un servizio migliore.

Se vuoi saperne di più o avere istruzioni dettagliate su come disabilitare l'uso dei cookies puoi leggere l'informativa estesa

Cliccando in un punto qualsiasi dello schermo, effettuando un’azione di scroll o cliccando su Accetto, presti il consenso all’uso di tutti i cookies.