"Il fatto non sussiste"

 Egisto Brocchini  Dirigente. U.O. di Ortopedia Ospedale Civile di Massa.


Con questa frase si è concluso il 23 marzo scorso, dopo anni, il processo a cinque medici ortopedici dell‘ospedale di Massa e a cinque specialist (esperti di protesi ortopediche). La Procura apuana aveva rinviato a giudizio gli specialist per esercizio abusivo della professione infermieristica e i medici per aver consentito agli esperti di esercitare abusivamente la professione di infermiere presso il reparto di ortopedia-traumatologia dell’ospedale di Massa in più occasioni e di entrare in sala operatoria e partecipare a condotte tipiche dell’infermiere (manovre di riduzione dell’arto, divaricazione, tamponamento ed aspirazione delle ferite del paziente, nonché emostasi con elettrobisturi).

I medici ortopedici erano inoltre accusati di falso per non aver indicato nel registro operatorio degli interventi la presenza dei tecnici in sala operatoria. Le indagini erano partite a seguito di denunce sulla presenza degli specialist in sala operatoria. La magistratura volle fare chiarezza.

Gli uomini del Nas si presentarono in ospedale sequestrando quanto loro potesse servire per le indagini, svoltesi dal 2007 al 2009. Dopo la lettura del registro operatorio, prelevando una serie di interventi a campione, ed in base a dichiarazioni apprese durante gli interrogatori misero in moto la macchina dell’accusa che fra l’altro prese in considerazione le etichette di tracciabilità incollate dal chirurgo sul registro operatorio al termine di un certo numero di interventi di protesi di anca e ginocchio (nessuno degli oltri 100 interventi preso a campione aveva avuto problematiche negative di qualsiasi natura).

Dal referto di sala operatoria risalirono a tutti i componenti della équipe medica ed infermieristica. Dall‘etichetta di tracciabilità fu desunto il tipo, la marca della protesi ed altro.

Gli inquirenti ritennero che lo specialist in sala operatoria invece che rappresentare e svolgere le sue precipue funzioni partecipasse in maniera illegale all’attività operatoria del chirurgo. Si concluse che il chirurgo aveva agito illegalmente per aver omesso di scrivere nel registro di sala il nome dello specialist ed avergli consentito di effettuare attività chirurgica in maniera attiva.

Non emerse, come invece è accaduto nel corso del processo, che fosse prassi mondiale che le ditte fornitrici di protesi inviassero un esperto conoscitore dei materiali da impiantare nonchè dello strumentario ad esse dedicato. E la sua presenza in sala operatoria per una effettiva collaborazione finalizzata alla migliore resa possibile di un intervento di protesi, prassi normale, era apparsa come una situazione di illegalità.

Durante il dibattimento processuale è stato evidenziato con chiarezza che non esisteva dolo e che si sarebbe potuto riscontrare che lo specialist non poteva essere inserito nel registro operatorio, in quanto non previsto dal software del computer, rivolgendosi agli informatici del sistema, peraltro utilizzato in gran parte della Toscana. Assolti quindi con formula piena anche i cinque specialist.

Senza togliere nulla al lavoro della magistratura, alla luce della sentenza si può ritenere che si sarebbe potuto evitare il processo e la notizia sui mass media su un gruppo di chirurghi ortopedici rinviato a giudizio per aver fatto quello che ha sempre fatto e che fanno in tutte le unità di chirurgia, anche non ortopediche, in sala operatoria. Cinque professionisti hanno passato mattinate di interrogatori in una sede di tribunale, anziché essere a svolgere il proprio operato in sala operatoria, e sostenuto costi perché costretti a difendersi da accuse infamanti.

Queste due lettere sono riferite allo stesso episodio che ha avuto grande risalto nei mass media, l’una narra più precisamente i fatti, l’altra, ugualmente puntuale, assai bene esprime la sofferenza dei colleghi ingiustamente accusati. Sul problema della presenza dello specialist in sala operatoria si era espresso il CSR col parere n. 37 del 2012, quindi durante il processo, fornendo indicazioni basate sulla regolamentazione internazionale esistente. Questo fatto è rivelatore di due problemi rilevanti che turbano i rapporti tra medicina e magistratura. Il primo riguarda come si usano i soldi dei contribuenti. Il magistrato ha ricevuto un esposto che denuncia un supposto favoreggiamento all’esercizio abusivo della professione. Un reato plausibile in caso di odontotecnico ma assai meno quando riguardi un chirurgo che avrebbe consentito ad un meccanico di intervenire sul paziente; ma allora perché non chiedere lumi sullo specialist al Ministero o al Consiglio Superiore di Sanità.

Perché non sentire prima il CSR toscano? Ma sia il PM che il Magistrato non si sono preoccupati dei costi ingenti di un’indagine così stravagante. Vi è completa dissociazione (sfiducia? ignoranza?) tra scienza e diritto. Mancanza di umiltà? Ma vi è un altro aspetto ancor più inquietante. Tempo fa abbiamo letto che l’errore di un medico che aveva sospettato un tumore, rivelatosi poi inesistente, era meritevole di risarcimento al paziente e ai suoi parenti a causa del danno esistenziale per lo stato di apprensione che ne era derivato. 

Ma chi ripagherà i colleghi delle angosce, del danno morale, delle spese sostenute per un’accusa così estemporanea? Questo è un punto importante da rimettere alla Corte Costituzionale; non vi è parità di diritti se il medico ingiustamente accusato per evidente mancanza di buon senso non merita un ristoro. Ma la magistratura pratica gli audit? Come esiste il rischio clinico ancor più evidente è l’alea della lotteria giudiziaria.

Antonio Panti

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Si informano i lettori di Toscana Medica che sarà di prossima pubblicazione un forum dal titolo “LA FRAGILITA’ OSSEA: UN PROBLEMA CHE POSSIAMO AFFRONTARE MEGLIO”. Si ringrazia la

lilly

per il proprio contributo non condizionante.

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