8 marzo: non solo festa ma politiche di genere!

Angela Citernesi  Direttore UO Ostetrica e Ginecologia, Livorno. Responsabile Area Ostetrica - Ginecologia ex Asl 6.


Come Direttore di Unità Operativa, in particolare dell’UO di Ostetricia e Ginecologia di Livorno, e come Donna, mi permetto delle riflessioni sulla condizione femminile nel mio luogo di lavoro, l’Azienda Sanitaria, e mi sento in dovere di sollecitare delle iniziative che aiutino le donne a conciliare il loro ruolo di lavoratrici e professioniste con quello socialmente indispensabile di madri. È su questo legame delle donne lavoratrici con la maternità che mi preme riflettere, da dentro la nostra Organizzazione, come Donna Professionista Dirigente, che coordina il lavoro professionale di Donne e Uomini. Le riflessioni e le proposte mi sono state risvegliate dalla circostanza recente di avere avuto due giovani colleghe entrambe e contemporaneamente in stato di gravidanza.

Riflessioni:
Il lavoro della donna è importante per l’organizzazione quanto quello dell’uomo, almeno questo è ciò che si vuole affermare quando si parla di parità. Quando la lavoratrice è assente, la sua mancanza pesa nell’organizzazione quanto l’assenza di un lavoratore uomo. Il contributo lavorativo di una donna è quindi indispensabile per l’organizzazione e la sua assenza prolungata nel tempo non può che ritorcersi negativamente sul lavoro prodotto. Per un’assenza programmata e prolungata della lavoratrice, come quella per gravidanza, sarebbe possibile e si dovrebbe provvedere in tempo a una sua sostituzione.
La non sostituzione di una lavoratrice in stato di gravidanza, che prevede un congedo obbligatorio di almeno 5 mesi, può sottintendere una sottostima del valore lavorativo della donna e una conferma della debolezza dei gruppi costituiti principalmente da donne, che a loro volta possono essere involontariamente tentate a identificarsi in lavoratori di serie B ed a dirigere le proprie energie in ambito familiare. Inoltre, e non secondariamente, il non riconoscimento del diritto alla sostituzione e con esso dell’importanza dell’attività lavorativa che viene meno, potrebbe indurre la lavoratrice in gravidanza a una maggiore disaffezione nei confronti dell’organizzazione.
D’altra parte la non garanzia della chiara sostituzione nel periodo di congedo obbligatorio lascia adito a speranza di una possibile sostituzione per lunga assenza. Questo stato d’incertezza non aiuta ad affermare il principio che la gravidanza è un evento fisiologico normale e che l’attività lavorativa è auspicabile e possibile, fermo restando il rispetto delle condizioni a tutela della madre e del nascituro. Anche se il contributo lavorativo in gravidanza è spesso adattato alla nuova condizione, non necessariamente deve venir meno la sua valorizzazione, pena la conseguente perdita di fidelizzazione della lavoratrice che si sentirà ancor più giustificata nelle eventuali sue scelte di continuare a restare lontana dal lavoro per dedicarsi ai figli, che diventano così la priorità assoluta.
Per le considerazioni sopra riportate propongo un impegno da parte dell’Assessorato e delle Aziende Sanitarie per:
• Sostituzione garantita della lavoratrice in gravidanza durante il periodo di congedo obbligatorio
• Promozione di servizi che aiutino la lavoratrice divenuta madre a conciliare la cura dei propri figli con una piena partecipazione all’attività lavorativa e che migliorino la sua fidelizzazione all’Organizzazione. L’istituzione da parte dell’Azienda di un Asilo Nido a sede interna per le proprie lavoratrici, che sono in numero sempre più crescente, aperto anche alla cittadinanza, in collaborazione con l’Assessorato cittadino del Sociale, aiuterebbe a promuovere la partecipazione alla vita lavorativa della neo-mamma, senza la necessità di interrompere precocemente allattamento e cure ai propri figli.
Sono convinta che le donne, soprattutto quelle che hanno avuto la possibilità di raggiungere ruoli di Dirigenza nelle organizzazioni, debbano a maggior ragione impegnarsi per facilitare alle altre donne la partecipazione a pieno titolo alla dimensione lavorativa e per rimuovere quegli ostacoli di genere che vi si frappongono e che anche loro hanno incontrato sulla propria strada, come durante una gravidanza o per la cura dei propri figli.
Sono fiduciosa che un impegno nelle politiche di genere possa diventare parte programmatica della Sanità Toscana.

In Evidenza

Si informano i lettori di Toscana Medica che sarà di prossima pubblicazione un forum dal titolo “LA FRAGILITA’ OSSEA: UN PROBLEMA CHE POSSIAMO AFFRONTARE MEGLIO”. Si ringrazia la

lilly

per il proprio contributo non condizionante.

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