Lettera al direttore

Riceviamo e volentieri pubblichiamo un’intensa storia di vita vissuta, che narra in prima persona il travagliato percorso di una collega

 

Cari colleghi, avevo pensato di scrivere un articolo e per diventare credibile arricchirlo di note bibliografiche, sarebbe stato per me un lavoro arido e faticoso. Il mio stato d’animo mi porta a scrivervi una lettera-testimonianza in cui vi comunico vissuti di un lungo e sofferto periodo della mia vita, in cui sono stata contemporaneamente paziente e medico di me stessa attenendomi a una scrupolosa auto-osservazione.

All’incirca dopo due anni dal conseguimento della laurea accusai improvvisamente una forte sensazione di perdita dell’equilibrio, sintomo che poi sarebbe durato a lungo. Dopo qualche giorno fui purtroppo certa di essere affetta da una patologia neurologica. Mi sottoposi a un’accurata visita che escluse in modo categorico l’esistenza di patologie di questo tipo. Insieme con il neurologo convenimmo che la causa fosse il sovraffaticamento a cui ero esposta in quel periodo.

Permanevano i sintomi di tipo organico ma cercai anche una visita psichiatrica, che poi sfociò in un mese di psicoterapia, con il proposito che lo psicoterapeuta e io avremmo meglio capito e ci saremmo meglio orientati sulla terapia più idonea da intraprendere. Cominciavano intanto a emergere sintomi depressivi che diventavano sempre più gravosi. Iniziai una terapia psicofarmacologica senza però miglioramenti. Si delineava lo spettro di un disturbo bipolare che mi avrebbe afflitta nel tempo. Le difficoltà che la vita mi aveva posto davanti fin da bimba mi avevano forgiata e lo spirito combattivo mi aiutava a cercare, a non arrendermi. E così per un insieme di circostanze mi incontrai con quella che avrebbe cambiato radicalmente la mia persona, ossia la psicoanalisi. La incontravo e mi era quasi del tutto sconosciuta, ma a mali estremi, estremi rimedi. Ha giocato in mio favore anche l’affidarmi e il fidarmi, certo ben ponderando, di chi avevo davanti. Iniziavo un cammino verso gli abissi della mia mente, del mio animo. Incontravo per la prima volta la parte inconscia, rimossa, l’ombra, così definita dalla mia guida e mio maestro Aldo Carotenuto. Mi imbattei in una sofferenza indicibile, al limite della sopportazione ma che aveva un senso, emergevano dei vissuti inconsci che mai avrei supposto mi appartenessero. Entrai nei sotterranei più reconditi della mia primissima e tanto sofferta infanzia. Con una fortissima regressione, mi fu detto a cui pochi accedono, mi spinsi fino ai vissuti della mia vita intrauterina e il dolore era dilagante ma capii in seguito che proprio lì erano intrappolate le energie più forti e le potenzialità più belle della mia persona. E così dopo aver toccato il fondo, sempre ben sostenuta dall’analista forte e capace, iniziai il cammino di risalita che diventava una ricostruzione con fondamenta solide partendo dalle macerie che ora avevano un nome, erano coscienti e non più oscure. Il rapporto con l’analista si è tradotto in un grande sostegno aspettando, con la pazienza di anni, che le mie forze emergessero. L’artefice rimanevo pur sempre io che momento per momento dovevo decidere di andare avanti, di non avere cedimenti per non soccombere. Era un cammino di sempre maggiore consapevolezza. Di risalita da un odio e una distruttività spaventosi, motivati dal fatto che nel vissuto primario della mia esistenza con la madre avevo trovato rifiuto, odio, buio, gelo, tutto ciò che a un seme non permette di germogliare. E più la risalita procedeva più riprendevo, ora con gioia, le parti più belle, più originali e costruttive della mia esistenza. Dicevo: Aldo Carotenuto parlava e ha scritto tanto nei suoi numerosi libri, dell’ombra che io avevo attraversato in tutto il suo dolore e orrore. Mirabilmente c’è anche la parte luce che nel cammino di risalita contattavo sempre di più ricavandone tepore, gioia, rispetto, amore, diventati le fondamenta della mia nuova esistenza, che vivo dentro di me e sprigiono con naturalezza attorno a me, come mi fanno notare le persone che mi sono vicine. Senza sofferenza non c’è cambiamento! È questo lo scotto che si deve pagare per diventare più umani, più saggi, più rispettosi di sé e degli altri, con più amore per sé e per gli altri. È un’esperienza che mi ha impegnata per molti anni e che ho cercato al massimo di sintetizzare. Ho aperto con schiettezza il mio animo con stima, sicura di essere capita. So quanto difficile è il nostro lavoro e quanta dedizione richiede. La burocrazia, imponendo dei ritmi quasi al limite del possibile, rende difficile occuparsi come si vorrebbe del rapporto con il paziente il quale è un tutt’uno con il suo corpo e la sua mente; corpo e anima sono inscindibili. Di quanto tempo in più dovremmo disporre per poter intervenire contemporaneamente su queste due parti inscindibili della persona, per cui agendo su una il beneficio si ripercuote sull’altra!

Vi saluto cari colleghi che dopo quanto espresso considero anche amici.

Laura De Simone

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