LA CASSAZIONE “DEMOLISCE” LA CLAUSOLA “CLAIM’S MADE”

I contratti di assicurazione stipulati in ambito sanitario non possono essere a tempo determinato. Secondo la Corte di Cassazione (sentenza n. 10506/2017 della 3° sezione civile) l’inserimento nel contratto della clausola “claim’s made” è illegittima perché tende a coprire l’assicurato solo per un periodo ben definito. Com’è noto, la clausola “claim’s made” è uno dei due regimi a cui può essere assoggettata una polizza di responsabilità civile verso terzi e con tale clausola si assume che il sinistro venga “attivato” al momento della richiesta di risarcimento che l’assicurato riceve, indipendentemente dal momento della commissione dell’errore. In sanità è evidente che il danno può essere manifesto anche dopo diversi anni dalla commissione del fatto e questo, secondo la Cassazione, lascia senza copertura il medico a vantaggio dell’assicuratore. Per questo motivo la Suprema Corte ha dichiarato che “la clausola cosiddetta ‘claim’s made’, inserita in un contratto di assicurazione della responsabilità civile stipulato da un’azienda ospedaliera, per effetto della quale la copertura è prestata solo se tanto il danno causato dall’assicurato, quanto la richiesta di risarcimento formulata dal terzo, avvengano nel periodo di durata dell’assicurazione, è un patto atipico immeritevole di tutela ai sensi dell’art. 1322, comma secondo del Codice Civile, in quanto realizza un ingiusto e sproporzionato vantaggio dell’assicuratore, e pone l’assicurato in una condizione di indeterminata e non controllabile soggezione”.

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