Fertilità

Dal Ministero della Salute il primo studio nazionale sulla fertilità

Lo studio, promosso dal Ministero della Salute e coordinato da Istituto Superiore di Sanità, Università “La Sapienza” di Roma, Ospedale Evangelico Internazionale di Genova e Università di Bologna, intendeva raccogliere dati a livello nazionale per programmare in maniera efficace interventi a sostegno della fertilità. Sono stati pertanto coinvolti sia operatori sanitari (pediatri di base, medici di medicina generale, ginecologi, urologi, andrologi, endocrinologi, ostetriche) che categorie di soggetti potenzialmente fertili (adolescenti, studenti universitari e giovani adulti). Alcuni risultati appaiono particolarmente interessanti.

Gli adolescenti nella gran parte dei casi (89% i maschi e 84% le femmine) cercano in Rete informazioni sulla salute sessuale e riproduttiva con problematiche significative legate alla conoscenza dei corretti stili di vita per la procreazione, le malattie sessualmente trasmesse e le metodiche per il loro contrasto, l’attività dei consultori e il ricorso ai medici specialisti. Il 35% dei maschi e il 28% delle femmine ha dichiarato di avere avuto rapporti sessuali completi con l’utilizzo di preservativo (99%) e pillola (96%) e solo il 10% degli adolescenti intervistati ha avuto modo di parlare in famiglia di sessualità, malattie sessualmente trasmesse e contraccezione.

Fra pediatri di base e i medici di medicina generale si è riscontrata una partecipazione allo studio relativamente limitata e a fronte di un buon livello di conoscenze delle tematiche legate alla salute riproduttiva, sono emerse alcune esigenze formative legate, ad esempio, all’importanza delle vaccinazioni anche al fine di preservare la capacità procreativa, al rapporto tra disturbi del comportamento alimentare e fertilità, all’impiego preconcezionale dell’acido folico, alla vaccinazione contro il virus HPV, alla salvaguardia della fertilità nelle giovani donne che devono sottoporsi a chemioterapia. 

Dalle interviste agli specialisti della salute riproduttiva sono emerse alcune considerazioni che consigliano un’attività formativa specifica: la reale importanza dell’età sia maschile che femminile quale componente di capitale importanza della capacità riproduttiva, la ancora insoddisfacente comunicazione ai soggetti maggiormente esposti delle problematiche legate alle malattie sessualmente trasmesse, la gestione della già citata profilassi preconcezionale con acido folico, la prescrizione di terapie non del tutto appropriate ai maschi infertili seppure in presenza di linea guida chiare e validate, l’appropriatezza della terapia chirurgica nei casi di infertilità femminile.

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