Zannetti

Ferdinando Zannetti

 

Donatella Lippi

Donatella Lippi, Professore di Storia della Medicina e Medical Humanities, Università degli Studi di Firenze

 

 

 

 

 

Nella mattina del 22 marzo postomi in ischiera insiememente cogli altri Volontari nel piazzale del Forte San Giovan-Battista…fui nominato a Chirurgo Maggiore di detto Battaglione dei Volontari Fiorentini…”.
Comincia così il Rendiconto generale del servizio sanitario dell’armata toscana spedita in Lombardia per la guerra dell’indipendenza (Firenze, 1850), con cui Ferdinando Zannetti fissa la storia dettagliata dell’avventura toscana durante la Prima Guerra di Indipendenza.

Ferdinando Zannetti (1801-1881) nacque a Monte San Savino (AR). Studiò a Firenze, presso i Padri Scolopi, per passare poi agli studi di Chirurgia in Santa Maria Nuova. Abilitato alla professione di chirurgo a Firenze nel 1826 e laureato in Medicina a Pisa nel 1828, fu aiuto di Pietro Betti e già nel 1830 professore di Anatomia Umana e Chirurgo fiscale. Nel 1835, fu insignito dal Granduca della medaglia d’oro di prima classe per i servizi resi durante l’epidemia di colera che aveva colpito Firenze e nel 1836 fu incaricato della Clinica Chirurgica. Negli anni Quaranta, fu professore di Anatomia Sublime e delle Regioni, successivamente incaricato di Anatomia Patologica; nel 1841 venne incaricato dell’insegnamento di Anatomia Pittorica; nel 1843 divenne direttore degli Stabilimenti anatomici. Questi incarichi lo avrebbero portato a contatto con numerosi artisti, uno dei quali, Giuseppe Moricci, gli avrebbe dedicato diversi dipinti.
Nel 1848, in seguito allo scoppio della Prima Guerra di Indipendenza, fu nominato Chirurgo in capo dell’Armata Toscana in Lombardia insieme a tanti colleghi, molti dei quali sono stati figure di grande prestigio nella tradizione medico-chirurgica toscana: il chirurgo Carlo Burci, il chimico Andrea Ranzi, l’igienista Francesco Boncinelli, il medico Giuseppe Barellai, propugnatore degli Ospizi Marini, l’anatomico Giorgio Pellizzari…

La disfatta di Curtatone e Montanara fu vissuta con disperazione e dolore da tutta la città di Firenze, ma avrebbe visto nascere il primo nucleo del Servizio Sanitario, di cui Zannetti curò l’organizzazione anche durante la Seconda Guerra di Indipendenza, come Chirurgo capo dell’Armata Toscana.

Nel 1849, fu professore di Clinica Chirurgica, insieme a Giorgio Regnoli.

Convinto sostenitore della causa unitaria, tenente colonnello e capo dello Stato Maggiore della Milizia cittadina, appoggiò apertamente la Repubblica Toscana, che lo aveva incaricato di istituire un esercito repubblicano, la Guardia Nazionale o milizia civica, di cui poi divenne generale: in seguito, quando fu restaurato il governo granducale, Zannetti, coerente ai suoi principi, rifiutò la decorazione offertagli dal Granduca di Toscana.

A chi gli chiese ragione di questo gesto, risposte: “Quello che dovresti fare anche tu, se ti premesse l’onore, perché la guerra di Lombardia non si è fatta per chiasso!”.

Questa decisione gli costò la sospensione dall’insegnamento, nel quale fu reintegrato solo nel 1859 e che diresse fino al 1870.

Gli venne attribuita la carica di Senatore del Regno, ma non partecipò mai ad alcuna seduta. Avendo, in seguito, rifiutato di essere nominato ministro della Istruzione Pubblica, accettò la carica solo in un secondo tempo; fu deputato nel Consiglio Generale della Toscana e uno dei suoi vice-presidenti, per poi assumere il ruolo di deputato all’Assemblea Costituente e di generale della Guardia Governativa.

le copertine Lippi fig1

 

Fu direttore del servizio sanitario delle truppe di Garibaldi e uno dei consulenti di fama internazionale che vennero chiamati a consulto in seguito al ferimento di Garibaldi sull’Aspromonte, e fu proprio lui a estrarre la pallottola dal piede del Generale.

Si avvalse di uno specillo, inviato dal chirurgo francese Auguste Nélaton e di un’alga, la Laminaria digitata, fornita dal celebre ginecologo James Marion Sims che, adeguatamente preparata, era usata generalmente per ottenere la dilatazione del canale cervicale: inserita nella ferita e gonfiandosi a contatto con le sue secrezioni, consentì l’inserimento della pinza per estrarre la pallottola.

Era presente Jessie White Mario, scrittrice e filantropa, che, moglie del garibaldino Alberto Mario, svolgeva mansioni di infermiera:

Garibaldi soltanto potrebbe narrare le torture della ferita, e dei suoi dolori artritici. Fu martire anche della propria celebrità, perché i più famosi chirurghi vollero visitarlo e curarlo a modo proprio; chirurghi e medici inglesi, belgi, il famoso Nélaton francese, che sbraitò per tutta l’Europa avere proprio lui scoperta la palla nella ferita.

Il pietoso ufficio di estrargliela toccò in sorte a quel valente e fior di patriota che fu lo Zanetti di Firenze, oltre i medici curanti Ripari, Basile, Albanese, che non abbandonarono mai un solo momento il loro paziente.

Zanetti, sempre persuaso che la palla fosse rimasta nella ferita, la cercò nella piaga per due notti consecutive, poi all’ora della medicazione, allargata la ferita, vi pose dentro le sue pinzette. Ai piedi del letto stavano i tre medici e un belga; Garibaldi teneva fra i denti un fazzoletto, e mi stringeva la mano.

Nel momento in cui Zanetti afferrò la palla, il paziente disse: “Per Dio c’é!”

Passò appena un istante e la palla compariva nelle pinzette del Zanetti”.

 

 

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