Periti

Competenze mediche e psicologiche in ambito peritale: la posizione dell’Ordine

Le professioni coinvolte nella materia del danno biologico di natura psichica devono collaborare in armonia.

La legge 56/1989, istitutiva dell’Ordine degli Psicologi, sancisce all’art.1 che “La professione di psicologo comprende l’uso degli strumenti conoscitivi e di intervento per la prevenzione, la diagnosi, le attività di abilitazione-riabilitazione e di sostegno in ambito psicologico rivolte alla persona, al gruppo, agli organismi sociali e alle comunità. Comprende altresì le attività di sperimentazione, ricerca e didattica in tale ambito.”

Tale legge indica all’art.3 che “L’esercizio dell’attività psicoterapeutica è subordinato a una specifica formazione professionale, da acquisirsi, dopo il conseguimento della laurea in psicologia o in medicina e chirurgia, mediante corsi di specializzazione almeno quadriennali che prevedano adeguata formazione e addestramento in psicoterapia…….omissis……………………………..”

In tale articolo si precisa che “agli psicoterapeuti non medici è vietato ogni intervento di competenza esclusiva della professione medica.”

A circa 20 anni dalla promulgazione della legge 56/1989 il Consiglio Nazionale dell’Ordine degli Psicologi ha elaborato un parere sulla “Diagnosi Psicologica e Psicopatologica” tramite il Gruppo di Lavoro “Atti Tipici”.

Secondo tale gruppo la diagnosi psicologica è un atto conoscitivo di raccolta e categorizzazione delle informazioni e un atto pragmatico di comunicazione tra i soggetti implicati a diverso titolo e livello nel fenomeno oggetto di osservazione.

La diagnosi medica è invece l’atto di identificazione di una patologia ovvero di una malattia ovvero l’insieme dei sintomi e segni di cui alcuni specifici detti patognomonici e altri più o meno generici, che caratterizzano il quadro clinico di una malattia.

Si pone pertanto nell’attività peritale la necessità di individuare la competenza e professionalità giusta in quanto non può essere erroneamente imposto allo psicologo di deviare dal proprio percorso formativo e di fare diagnosi medica di presenza o assenza di malattia come può capitare per esempio sul tema della capacità di stare in giudizio dove il centro del problema non è il disagio psicologico, ma l’essere affetto da una malattia che impedisca all’interessato di affrontare un giudizio.

In tal senso la valutazione ad esempio della capacità genitoriale dove spesso ricorre la necessità di rispondere per il consulente alla rivelabilità di una patologia psichiatrica costituisce un atto medico tipico dello specialista in psichiatria.
Pensando poi al danno biologico, come definito ad esempio dal Codice delle Assicurazioni Private, art. 139:
- “Per danno biologico si intende la lesione temporanea o permanente all’integrità psico-fisica della persona, suscettibile di accertamento medico-legale, che esplica un’incidenza negativa sulle attività quotidiane e sugli aspetti dinamico-relazionali della vita del danneggiato, indipendentemente da eventuali ripercussioni sulla sua capacità di produrre reddito” , l’inquadramento dello stato patologico e della sua evoluzione comportano diagnosi di malattia o di postumo permanente e di loro valutazione come compito medico e medico-legale rispetto alle quali l’intervento psicologico-psicodiagnostico costituisce una funzione di supporto e di conferma di quanto clinicamente diagnosticato, facilitando per il medico l’apprezzamento dei riflessi del danno sugli aspetti dinamico-relazionali della vita del danneggiato.

Concludendo medici e psicologi devono collaborare in armonia, lo psicologo collaborando col medico sul funzionamento della mente umana e il medico, usufruendo dell’apporto psicodiagnostico, per le conferme che lo stesso deve avere, se ritenute necessarie, rispetto alle sue valutazioni cliniche di diagnosi malattia e di danno biologico permanente, rimanendo di esclusiva competenza medica la valutazione tabellare, come da linea guida tabellare medico-legale o disposizione tabellare medico-legale di legge.